Maldestri e violenti ecco i rapitori più pulp di Hollywood

In Pain & Gain il regista Bay ridicolizza il sogno americano con un sequestro folle e grottesco, fra Tarantino e i fratelli Coen 

In un momento nel quale, dalle parti di Hollywood, la fantasia latita, ben venga l'adattamento su grande schermo di una storia vera e particolare come quella raccontata in Pain & Gain - Muscoli e Denaro, da giovedì nelle sale. Talmente grottesca, surreale, trash e violenta da sembrare frutto di un ticket tra Quentin Tarantino e i Coen, un mix tra Pulp Fiction e Fargo. Invece, la firma è di Michael Bay, che la presenta con un taglio volutamente da black comedy per ridicolizzare il pomposo «sogno americano» che perseguita, e non solo lui, il protagonista della vicenda. Il merito dell'operazione sta a monte, al giornalista investigativo Pete Collins che nel 1999 raccontò, sul Miami New Times, con una serie di articoli (intitolata Pain & Gain), l'incredibile storia della Sun GymGang di Miami, una banda di malfattori che prese il nome dalla palestra frequentata dai loro componenti, la Sun Gym, appunto.

Il film inizia, cronologicamente, il 17 giugno 1995, e con un lungo flashback ripercorre gli eventi intercorsi in un arco di tempo che spazia dall'ottobre 1994 fino al tragico epilogo. Ogni personaggio si introduce da solo, con la propria voce fuori campo, contribuendo così ad allungare il brodo fino ai francamente eccessivi 130 minuti di durata. Così, si capisce fin da subito che il vero protagonista, intorno al quale gira tutto, è Daniel Lugo (Mark Wahlberg), il personal trainer della Sun Gym che vuole dare una svolta alla sua vita, stanco di supportare e sopportare i suoi ricchi clienti. Con un cieco «credo nel fitness», Daniel si aggrappa al sogno americano per fare il grande salto in avanti, forte anche degli insegnamenti di uno dei tanti guru che hanno fatto fortuna lanciando inutili quanto convincenti slogan. Daniel coinvolge altri due bodybuilder a entrare nel piano criminale. Il primo è Paul Doyle (Dwayne Johnson), ex tossico che, in carcere, ha scoperto la fede. L'altro è Adrian Doorbal (Anthony Mackie), un nero fissato della forma fisica e ossessionato dagli steroidi al punto da avere problemi di erezione per l'uso eccessivo che ne fa. L'idea dei tre è rapire uno dei clienti della palestra, l'antipatico Victor Kershaw (Tony Shalhoub), per costringerlo, con la tortura, a cedere loro tutte le sue ricche proprietà.

Già nei vari tentativi di sequestro, andati maldestramente a vuoto, sembra di avere a che fare con personaggi di un film dei Coen. Idioti e incapaci, a tal punto da mettere il dubbio, negli spettatori, che quella sullo schermo non sia una storia vera. Finalmente, i tre riescono a prelevare la loro vittima rivelando, però, quasi subito, in modo banale, la propria identità. Il che li costringerà a doverlo uccidere dopo aver raggiunto lo scopo. Lui cede e firma ma i successivi tentativi per eliminarlo non andranno a buon fine (compreso passargli sopra con un camioncino). Poco male, perché la polizia non crede inizialmente alla versione della vittima, aprendo le strade al sogno americano dei criminali. Victor però non si rassegna e grazie all'aiuto di un investigatore (un grande Ed Harris) riuscirà a far smascherare i tre. Non prima che la loro fame di dollari li porti a compiere, anche qui in modo involontario e casuale, due omicidi.

Un film che trae in inganno. Apparentemente leggero, viene servito volutamente con questa miscela da Bay per spiazzare poi lo spettatore con il crudo finale. Si sorride spesso durante le varie fasi del rapimento o dei tentativi di omicidio. Si ride maggiormente quando uno dei tre si metterà, ormai nel pallone e strafatto, a fare un barbecue di mani arrostite, in strada, per eliminare tracce dei cadaveri. Tanto che il regista si trova costretto a inserire, nel film, didascalie del tipo «Questa è ancora una storia vera», casomai venisse il dubbio, a chi è seduto in sala, di assistere a delle forzate esagerazioni di sceneggiatura. L'«American Dream», spesso al centro di tanti blockbuster, qui viene messo sottilmente in discussione. Il rischio di «pompare» nuovi mostri è sempre dietro l'angolo. Come il pericolo di sottovalutarli e deriderli invece che temerli.