Una radio tutta sua La pazza idea che piace a Fiorello

Escluso per lo showman il ritorno ai microfoni Rai. Ora sogna un network che interagisca con il web. Un'altra sfida, lo stesso amore

Pensiero stupendo: fondare una radio. Fiorello, si sa, la radio ce l’ha nel sangue. Ha iniziato a esplodere nel 1989 a Radio Deejay. Poi per sette anni, dal 2001 al 2008, ha fatto l’impossibile alla Rai, creando Vivaradiodue che è entrato nella storia e ormai è più copiato della Settimana enigmistica. Le imitazioni (da Carla Bruni allo Smemorato di Cologno). I graffi di attualità. E musica improvvisata, rielaborata, lanciata in anteprima. Insomma, un evento da libri di storia radiofonica.

Adesso che pare del tutto tramontata l’ipotesi di un suo ritorno ai microfoni di Radiodue, a Fiorello gira per la testa l’idea di farsela da solo, una radio. In fondo non è così campata per aria. Fiorello ormai è un «brand», un superbig così eclettico e torrenziale che difficilmente può lasciarsi arginare da un palinsesto eterodiretto. Ed è anche difficile immaginare un suo rientro a Radio Deejay, che sarebbe senza dubbio trionfale ma probabilmente lo esporrebbe agli stessi problemi. Idem la migrazione verso un altro network: a questo punto davvero improbabile.

Dunque perché non inventarsi una radio da cima a fondo.
Tutto è ancora a un livello ben più che embrionale. Ma il progetto, a quanto si sa, cresce di giorno in giorno proprio perché Fiorello è una catena di montaggio di idee, di battute, di scherzi, di calembour. Gliene vengono in continuazione. E magari la radio potrebbe diventare un (altro) detonatore giusto per quello che Aldo Grasso ha riassunto nell’«effetto Fiorello». Di certo, sempre secondo quanto si dice, la radio avrebbe inevitabili diramazioni sul web e sui social network. Potrebbe essere il trampolino dal quale ogni mattina fare quella rassegna stampa che, dopo il debutto trionfale su Twitter, si è trasferita su YouTube, interagendo con i social network e lasciandosi rilanciare da tanti altri canali web. Il tutto con il risultato tipico di questo «natural born showman»: creando discussioni trasversali che si allargano da goliardiche chiacchiere da bar fino a coinvolgere Beppe Grillo (imitato e criticato per la battuta sulla «mafia che non uccide») o il Vaticano (solo imitato Papa Ratzinger). Oltretutto l’edicola è diventata anche un crocevia di battaglie sociali come quella a favore di Chico Forti, l’italiano che secondo molti osservatori (da Roberta Bruzzone a Red Ronnie) è detenuto ingiustamente negli Stati Uniti. Insomma, crossmediale. Oltretutto, la «combriccola da bar» capitanata dall’edicolante Cesare con personaggi strampalati come Agonia o Tulipano o Er Pompa, potrebbe essere la base per un possibile cast. Oltretutto, molto probabilmente con lui ci sarà Marco Baldini, spalla storica. L’altro giorno, quando la rassegna stampa è andata in ferie, Fiorello ha scherzato dicendo: «Buona estate e speriamo di essere riconfermati».

Una boutade, ovvio, visto che sul web, almeno per ora, non si richiedono riconferme contrattuali. Però in quella frase ci potrebbe essere un’allusione a possibili cambiamenti. Per farla breve, nei prossimi mesi il progetto «Radio Fiorello» potrebbe decollare oppure finire nel dimenticatoio. In ogni caso, il mondo radiofonico italiano è in fermento dopo le rilevazioni di Gfk Eurisko che hanno modificato la classifica delle radio più ascoltate, portando Rtl 102.5 al primo posto e retrocedendo Rairadiouno addirittura al quinto. E quindi potrebbe essere il momento giusto. Chissà.
Twitter @IlPaoloGiordano