Virzì aiutato dai lombardi a infangare la Brianza

La polemica aperta dal Giornale e dall'Intraprendente. Il regista sbotta per le critiche. Intanto la Film Commission esulta: "Supportarlo? Un onore"

Dopotutto questa è bella: «Offrire il nostro contributo a questo progetto di Virzì è stato per noi un onore, anche perché una delle nostre finalità è far conoscere il territorio lombardo». Firmato Lombardia Film Commission (diretta da Alberto Contri) fondazione no profit i cui soci sono Regione Lombardia, Comune di Milano, Fondazione Cariplo, Unioncamere Lombardia, Fondazione Fiera Milano. In sostanza la Film Commission ha pagato la sartoria, ha provveduto alla tassa di occupazione del suolo pubblico e ospitato nella propria sede gratuitamente per tre mesi i casting per un film (Il capitale umano) che dipinge la Brianza come la nuova frontiera del cinismo e dell'avidità, in linea peraltro con le parole del proprio regista: «La Brianza ha un paesaggio gelido, ostile e minaccioso». Insomma, dall'alto (meglio, dal basso) di questa similitudine tra l'hinterland milanese e la Siberia sovietica, Virzì ha raccattato il più imponente quantitativo di critiche preventive che un regista italiano ricordi (il film esce oggi e il caso è stato sollevato dal Giornale). E ha reagito male, rispondendo prima ironicamente poi a muso duro. «Personaggi del film più raffinati di voi. Ho sbagliato tutto. Vi meritate le commedie demenziali», ha twittato a Giovanni Sallusti, direttore del giornale on line L'intraprendente, e a Libero. È scontro verbale anche con l'assessore leghista al Turismo e Sport della provincia di Monza e Brianza, Andrea Monti, che in un lungo post sul suo blog aveva parlato di «uno schiaffo» ai brianzoli. Il regista replica ancora una volta via Twitter: «Nel film c'è un grave errore: un assessore leghista troppo composto rispetto alla sguaiataggine di questo Andrea Monti. Realtà più grottesca».

Insomma prima ancora di vedere sullo schermo questa storia di immobiliaristi e speculatori falliti (ispirata dal romanzo di Stephen Amidon), in tantissimi si sono arrabbiati e l'elenco è lungo da qui a lì. Dal presidente all'appena ricordato assessore allo Sport della provincia Monza e Brianza. Dall'assessore alla Cultura di Como fino all'uomo della strada che no, proprio non riesce a riconoscersi in una descrizione così negativa di uno dei centri vitali dell'economia, oltretutto storicamente culla di valori borghesi e di convivenza civile. Però, si sa, i luoghi comuni non badano a spese, specialmente se, come qui, sono parzialmente pagate da altri visto che, oltre al contributo della fondazione no profit, sono arrivati anche i 700mila euro del ministero dei Beni Culturali. Perciò a molti rimane l'amaro in bocca sapendo che la Lombardia Film Commission considera «un onore» l'aver aiutato un film che descrive così ingiustamente un centro nevralgici della propria comunità, bollato come un grumo «di villette pretenziose» e di «ville sontuose dai cancelli invalicabili». Forse Virzì è rimasto fermo ai film di Pozzetto o di Nicheli. Urge aggiornarsi, quantomeno.