LO SPETTRO DI CRAXI

Clemente Mastella giura che non finirà come Bettino Craxi. La stessa promessa arriva dal braccio destro di D’Alema, il senatore Nicola Latorre, che mesi fa venne coinvolto nell’affaire Unipol. Che due uomini politici scafati evochino il fantasma del leader socialista non può non far riflettere sul clima di terrore che sta percorrendo il Palazzo. Da quando un’ondata di quella che viene chiamata antipolitica si è abbattuta sulla casta, accompagnata dal tintinnio di manette per le inchieste che lambiscono il centrosinistra, lo spettro del leader che impersonò gli anni Ottanta – con i suoi successi e i suoi eccessi – è tornato a riaffacciarsi sulla scena politica. E insieme ad esso ricompare la fine rovinosa di un sistema, spazzato via da una rivoluzione giudiziaria. Fino a ieri la casta pareva aver dimenticato e archiviato Tangentopoli e il terremoto che seppellì la Prima Repubblica. Soprattutto pareva aver scordato il clima che precedette quella stagione, ossia l’irritazione crescente dell’opinione pubblica e la nascita di un partito capace di coalizzare il malcontento, cioè la Lega. Nonostante l’oscuramento praticato dalle Tv alle elezioni del ’92 Bossi sfondò gli argini. Improvviso e inaspettato fece il suo ingresso sulla scena politica, conquistando alcune amministrazioni locali ma anche un posto sulla scena nazionale. Nei dettagli la storia non si ripete, ma nell’insieme sì.
L’ondata di antipolitica sta avanzando a una velocità che solo pochi mesi fa era inimmaginabile. Per rendersene conto basta leggere sondaggi e opinioni. Attenzione: lo tsunami non minaccia indistintamente tutti i partiti, al contrario, sembra in procinto di spazzar via in particolare quelli al governo. Secondo il sondaggista Renato Mannheimer una lista Grillo alle elezioni potrebbe raggiungere il 17 per cento, voti in massima parte sottratti ai partiti di sinistra e il più penalizzato sarebbe il costituendo Partito democratico. Vedremo in seguito se le previsioni di Mannheimer saranno confermate. Ma ciò che appare chiaro è che l’onda si dirige come una furia contro chi si era professato migliore e si è invece rivelato peggiore. La compiacenza dei giornali, le omissioni dei tg della Tv di Stato non bastano più a nascondere il disastro, l’assenza di decisioni, le piccole e grandi arroganze di una maggioranza che aveva venduto sogni irrealizzabili. Romano Prodi aveva promesso di cambiare la legge Biagi e di eliminare il precariato per dare un futuro ai giovani, ma l’unico posto sicuro che è riuscito a creare è quello, in Rai, per Fabiano Fabiani, un ultrasettantenne resuscitato insieme a un pezzo di Prima Repubblica. Fra i primi atti del governo avrebbero dovuto esserci la scelta di una politica energetica e le decisioni sulla prosecuzione delle grandi opere pubbliche avviate dall’esecutivo precedente. Ma nulla di ciò che era stato garantito si è tramutato in decisione. Tutto è sospeso in un grande limbo. A cominciare dal Parlamento, dove uno dei due rami è costretto all’inattività perché qualunque cosa faccia rischierebbe di mandare sotto il governo.
Di tutto questo gli italiani si sono resi conto. Gli unici che insistono a non capire sono proprio i rappresentanti della casta. I quali, di fronte alle accuse, si limitano a rispondere citando circolari, statuti, normative. Vedere Mastella in tv che giustifica i suoi passaggi aerei sui voli di Stato o le case comprate a prezzo di saldo mi ha fatto tenerezza, per non dir di peggio. La sua puntigliosità autoassolutoria era inversamente proporzionale alla sua capacità di capire il fenomeno. L’ondata di indignazione che sale dall’opinione pubblica – e in particolare da quella di sinistra – non si può fermare opponendo la circolare che autorizza un ministro ad andare al gran premio con un aereo di Stato. Le rivoluzioni – anche quelle da operetta - nascono sempre da pretesti banali. Ciò che è grave è che la classe politica non ne individui le motivazioni. Se la casta continuerà a chiacchierare di riforme istituzionali e non si deciderà ad affrontare i nodi veri del Paese, a fermare lo tsunami non basterà una circolare. E allora, a quello di Craxi, si aggiungeranno presto molti altri spettri.
maurizio.belpietro@ilgiornale.it