Spiato l’arbitro De Santis: dossier sulla sua vita privata

I controlli dopo le notizie su Moggi riferite a Facchetti da un ex fischietto

Nel dossier compaiono persino le foto di casa, oltre agli accertamenti immobiliari e patrimoniali, ai controlli sui redditi dichiarati, alle macchine di proprietà e a quant’altro d’«interesse». Qua e là spuntano indirizzi di alberghi, appunti sulle sue disavventure sportive, frequentazioni con direttori sportivi e procuratori, carteggi vari, compreso quello relativo al deferimento incassato dalla commissione disciplinare dell’Aia (associazione arbitri) per il noto gol annullato all’ex difensore del Parma, Fabio Cannavaro. Verifiche riservatissime alternate ad altre reperite, senza problemi, on line. Si chiama «Op ladroni» il voluminoso rapporto riservato sulla giacchetta nera Massimo De Santis, elaborato nel 2003 da un investigatore privato finito sott’inchiesta in un procedimento penale tuttora pendente a Milano (pm Napoleone) che nulla, però, ha a che vedere col mondo del calcio.
Il detective risulta indagato per i suoi rapporti professionali con Telecom Italia, e dalla perquisizione negli uffici di un suo collaboratore sarebbe emersa la prova di questa investigazione scaturita dalle rivelazioni esplosive sullo stesso De Santis, su Luciano Moggi e sul direttore sportivo Mariano Fabiani che l’ex fischietto Danilo Nucini avrebbe fatto a Giacinto Facchetti, presidente dell’Inter. E poiché lo 007 privato incaricato di far le pulci a De Santis lavorava per Telecom (il presidente Tronchetti Provera è un importante azionista dell’Inter) gli inquirenti che hanno ripreso in mano la storia di Nucini sospettano che a richiedere accertamenti sui legami fra Moggi, De Santis e Fabiani fosse stata proprio l’Inter. Sul punto non vi sarebbe niente di illecito, si affrettano a precisare in procura. Una precauzione necessaria, se non «obbligata» per la società nerazzurra a fronte di quel che Nucini aveva riferito a Facchetti sull’incontro segreto organizzato in un albergo proprio da De Santis e Fabiani (con la consegna di un telefonino «sicuro» da parte di Moggi a Nucini). Va detto che una volta convocato in procura, a cui l’Inter si era correttamente rivolta per riferire i contenuti delle rivelazioni di Nucini, quello stesso arbitro non ha confermato quanto precedentemente esternato al presidente nerazzurro. L’indagine è stata archiviata ma alla luce degli ultimi sviluppi sul calcio sporco fra Torino, Roma e Napoli, sembra prossima la sua riapertura.
Ma veniamo al dossier, dal quale peraltro non emergono fatti particolari a carico di De Santis. Sotto il titolo «premessa/obiettivo» il documento si apre con un preambolo che spiega molte cose. Testuale: «Con il presente report Prima Parte siamo a riportare quanto emerso dall’attività di intelligence attualmente in corso (siamo nel febbraio 2003, ndr) a carico del De Santis Massimo e della di lui coniuge (...) sviluppata, giuste le motivazioni di incarico, al fine di individuare eventuali “incongruità” in particolare dal punto di vista finanziario/patrimoniale a carico del soggetto di interesse, oltre a collegamenti con Fabiani Mariano e Pavarese Luigi», quest’ultimo amico di vecchia data di «Lucianone». Trascorsi dirigenziali nel Napoli, a Messina, Avellino e Catanzaro, Pavarese è salito agli onori della cronaca per uno scandalo (da cui poi entrambi sono usciti puliti) in seguito alla denuncia di un ex dipendente del Toro che aveva parlato di tentativi di ammorbidire le terne abitrali per le partite di coppa Uefa dei granata nel 1991-92 con pranzi, feste, cadeaux e gentili signorine. Quanto a Mariano Fabiani, ex dirigente del Genoa, già al Messina, proprio ieri è stato interrogato nell’ambito dell’inchiesta sulla Gea per i suoi presunti rapporti con Luciano Moggi che - a detta dell’ex presidente dell’Ancona, Ermanno Pieroni - l’avrebbe voluto con sé nel suo eventuale ritorno alla Roma al posto del direttore sportivo Franco Baldini.
Nel carteggio, con dicitura confidential, il detective specifica che l’attenzione oltre che su De Santis e signora è concentrata su due società, l’«Iss» e la «FP», entrambe presumibilmente collegate a personaggi «d’interesse» considerati vicinissimi all’arbitro. Per quanto è dato leggere dal dossier gli obiettivi degli accertamenti sono stati scelti personalmente dall’investigatore privato e non sarebbero stati a conoscenza dei dirigenti nerazzurri. In primo luogo il detective sembra essersi concentrato sulle disponibilità immobiliari di De Santis, sviluppando tutta una serie di visure camerali, ipocatastali, atti e scritture private con riscontri incrociati fra i beni intestati all’arbitro e quelli riferibili alla consorte. Un lavoro scrupoloso che però, va detto, stando ai risultati raggiunti porta poco lontano e non evidenzia - rispetto all’ipotesi di lavoro iniziale - particolari incongruità.
Il lavoro di riscontro svaria poi dagli interessi passati di De Santis su Tivoli fino all’abitazione all’Eur in quel di Roma. C’è spazio anche per una lunga carrellata di alberghi frequentati da De Santis in occasione di varie partite di serie A nonché uno screening sui redditi (stipendio per attività di agente di polizia penitenziaria e stipendio per attività di arbitro) gli «automezzi che lo stesso ha, o ha avuto, in uso»: una Mercedes Sw e una Renault Clio. «In via strettamente riservata e confidenziale - conclude l’investigatore privato - abbiamo anche verificato eventuali pregiudizievoli d’autorità a carico del De Santis, ma l’esito è stato negativo». Così come negative sono risultate tutte le altre indagini specifiche, ivi compresa quella finalizzata a trovare prove di eventuali rapporti oscuri tra De Santis, Fabiani e Pavarese. «Dalle risultanze degli accertamenti tecnici e locali - chiosa il detective lanciando sospetti gravi - il De Santis risulterebbe noto localmente per alcune scorrettezze, quantomeno presunte, nell’ambito calcistico; riteniamo altresì di dover indicare che, dato il lavoro svolto dai coniugi De Santis, non si rilevano incongruità evidenti con il tenore di vita, fermo restando l’acquisizione, ad oggi in corso, di notizie finanziarie a carico di entrambi». Solo voci, nulla di sospetto in più.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it