Schumacher, Todt svela i retroscena dell'arrivo in Ferrari

L'attuale presidente FIA rivela qualche aneddoto in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni del campione tedesco.

Michael Schumacher, Jean Todt e Ross Brawn: la triade simbolo del dominio Rosso, ha colorato l’inizio millennio della Formula 1, con cinque mondiali piloti e sei costruttori vinti in maniera consecutiva.

Todt, ora presidente della FIA, coglie l’occasione del cinquantesimo compleanno del pilota tedesco per svelare qualche piccolo retroscena ancora inedito.

Come le trattative per il suo arrivo a Maranello: il primo a muoversi fu Niki Lauda, allora consulente della Ferrari che contattò Willy Weber, suo storico manager.

Schumacher era visto come la testata d’angolo per ripartire nella ristrutturazione di una scuderia quasi allo sbando: in carestia da vittorie per oltre undici anni, necessitava di una solida ripartenza.

“Era ovvio che dopo la scomparsa di Senna fosse lui il pilota da prendere. Ai tempi in Ferrari i motoristi se la prendevano col telaio, i telaisti col motore, i piloti con la macchina. Allora abbiamo deciso di ingaggiare quello che era il pilota di riferimento per toglierci almeno questa variabile.” Queste le parole di Todt intervistato dalla Gazzetta dello Sport ieri per ricordare il campione tedesco.

Dopo Lauda, fu sempre il direttore tecnico francese a parlare col manager Weber: “Quindi incontrai Schumacher assieme all'avvocato della Ferrari, Henry Peter. Il vertice decisivo nella mia stanza all'Hotel de Paris di Montecarlo durò 12 ore, era fine luglio del 1995. Lì venne firmato il pre-accordo. Ogni qualvolta c'era qualche nodo da sciogliere telefonavo al presidente Luca di Montezemolo. Volevo essere sicuro di avere la possibilità di fare ciò che stavo facendo visto che la Ferrari non era di mia proprietà".

Una trattativa indubbiamente lunga, che ha dato con il tempo i suoi frutti: non dimentichiamo infatti i primi tre anni difficili, quelli tra il 1996 e il 1998, con una Scuderia da prendere per mano nella ristrutturazione, forse più difficile di quanto ci si poteva aspettare.

Interrogato proprio sulle problematiche, Todt ricorda non a caso quegli anni: “Penso ad esempio a Jerez '97, quando perse il titolo. Michael era arrivato da solo un anno, sarebbe stato sensazionale se avesse vinto allora. E poi l'incidente sotto l'acqua con Coulthard doppiato a Spa '98, il botto di Silverstone '99 dove rimase senza freni e si fratturò una gamba” e poi… in Giappone nel 2006 quando si ruppe il motore e perse il titolo".

Un rapporto, quello tra Todt e Schumacher, cresciuto e maturato negli anni: "I miei rapporti con Michael sono cresciuti nel tempo. All'inizio erano solo professionali ma già nell'estate del 1996 si saldarono: ricordo che nelle prove private quando in molti chiedevano la mia testa, disse che se fossi andato via, sarebbe venuto con me. Mi conosceva poco, ma aveva capito che eravamo sulla strada giusta. Poi io gli sono stato vicino quando lui ha avuto dei momenti difficili. E ho conosciuto meglio Corinna che a sua volta ha creato una eccellente relazione con la mia signora. Abbiamo fatto le vacanze insieme coi figli. E' nata un'amicizia totale.”