"Uniti dal sogno olimpico divisi solo dalla playstation"

Vincenzo: "Inseguo il bis al Giro, ma penso anche all'oro di Rio". Fabio: "Farò il mio primo Tour e spero di averlo con me. Poi i Giochi..."

Ce li invidiano e vorrebbero anche portarceli via. A dire il vero via ci sono da tempo, visto che Vincenzo Nibali e Fabio Aru sono a tutti gli effetti due migranti del pedale, che corrono da anni per la squadra nazionale del Kazakistan: l'Astana. Vorrebbero anche separarli, nonostante sia ormai una costante che pedalino sempre uno distante dall'altro: stessa squadra, diversi programmi e obiettivi. Due gruppi, due blocchi di lavoro, due staff che lavorano coordinati ma rigorosamente divisi per i due gioielli del ciclismo italiano che il mondo ci invidia: Nibali, il corridore affermato, affamato, che nel suo carniere ha già un Giro, un Tour e una Vuelta, oltre a titoli italiani e classiche; dall'altra parte Aru, di sei anni più giovane, che a soli 25 anni ha già al proprio attivo un terzo e un secondo posto al Giro d'Italia e una vittoria alla Vuelta. Il primo rappresenta l'esperienza, la costanza e la creatività. Il secondo la speranza, l'esuberanza e la tenacia. Si apprezzano i due compagni di squadra. Si stimano ma pedalano distanti, come se fossero «quasi amici». In questa intervista incrociata li abbiamo messi assieme senza però metterli in croce.

Quanto vi sentite amici?
...Nibali: «Fabio l'ho sempre stimato parecchio: è il futuro del ciclismo mondiale».
Aru: «Io sono solo all'inizio e di Vincenzo ho sempre avuto grande ammirazione e stima: quello che ha ottenuto in questi anni non è cosa da tutti. Sbaglio o nella storia del ciclismo solo sei corridori possono dire di aver vinto almeno una volta tutti e tre grandi giri?...».

Sapete che sono in tanti che vi vorrebbero vedere in due squadre diverse, in modo da alimentare una nuova grande rivalità?
Nibali. «Lo so, ma per quest'anno se ne dovranno fare una ragione, siamo compagni di squadra e i problemi li avranno gli altri: poi si vedrà».
Aru. «Le rivalità nascono da profonde differenze caratteriali, io e Vincenzo ci stimiamo: e molto».

Quanto caramello, il Natale è ormai passato...
Nibali: «Ma se un giorno uno di noi decidesse di prendere la propria strada la sfida sarebbe solo sportiva, perché a livello umano noi ci stimiamo per davvero».
Aru: «Anche oggi, quelle poche volte che ci capita di correre assieme, ognuno di noi fa quello che è giusto fare per il bene del nostro team. Ci si guarda negli occhi, ci si dice con lealtà chi sta meglio, chi ha maggiori chances per portare a casa il risultato e si agisce. Voi vorreste una rivalità fatta di dispetti e colpi di mano. Secondo me, noi due non arriveremmo mai a fare certe cose».

Quali sono i vostri programmi per il 2016?
Nibali. «Una buona primavera, per poi tentare il bis sulle strade del Giro d'Italia. Dopo faremo il punto. Va valutata l'opportunità di correre il Tour o meno, ma solo in chiave olimpica di Rio. Altro mio grande obiettivo di stagione».
Aru: «Partirò un pochino più piano rispetto ad un anno fa, il mio programma prevede l'esordio al Tour. So che non sarà semplice, ma ho una voglia matta di fare bene. Poi, dopo la Grande Boucle, le Olimpiadi di Rio, mio grande obiettivo di stagione».

Bene, sarà contento il ct Davide Cassani, entrambi puntate alla sfida olimpica...
Nibali: «E qual è il problema? L'importante è arrivarci entrambi in grandi condizioni, poi è la strada che ci aiuterà a capire quale sarà la soluzione migliore per tutti. In ogni caso l'11 gennaio voleremo in Brasile proprio per capire che tipo di corsa potrà venire fuori».
Aru: «Il percorso è adatto ai passisti scalatori: dicono che quello di Rio sia molto duro. Andremo a visionare il circuito olimpico con Vincenzo. Mi spiace per voi, ma siamo in perfetta sintonia».

Una cosa che vi piace l'uno dell'altro?
Nibali: «Fabio è tosto, intelligente e umile. Soprattutto leale. Se ha qualcosa da dirti te lo dice sempre in faccia».
Aru: «Di Vincenzo ho sempre ammirato la sua tranquillità, la capacità di non farsi mai travolgere dall'ansia agonistica: non so come faccia. Lui sembra sempre distaccato».

Cosa non sopportate l'uno dell'altro?
Nibali: «Di lui francamente sopporto tutto. Mi dà fastidio solo quando trova mille scuse per non giocare con me alla playstation».
Aru: «Vincenzo è molto simpatico, però che palle quando comincia con la storia dalle playstation: per me non c'è nulla di più noioso».

Riuscirà Aru, alla sua prima partecipazione, a vincere il Tour de France?
Nibali: «In una corsa come il Tour, dove c'è molta competizione ma soprattutto tantissima tensione, occorre avere anche fortuna. Se tutto gli andrà per il verso giusto, non so se arriverà a vincere, ma sul podio ci arriva».

Riuscirà Nibali a rivincere il Giro d'Italia?
Aru: «Vincenzo è uno dei più grandi cacciatori di grandi giri degli ultimi venti anni. Secondo me sarà l'uomo da battere».

Sarete felici se...
Nibali: «Avrò dato tutto me stesso senza rimpianti».
Aru: «Un anno fa dissi che sarei stato contento se avessi dimostrato di non essere un fuoco di paglia. Bene, adesso chiedo al 2016 di fare ancora meglio di quest'anno».

Alla fine del 2016 vi vedete compagni di squadra, o quasi amici
Nibali: «Non so se resterò all'Astana, ma ci penserò tra qualche mese. Prima c'è il Giro da preparare al meglio. Poi ho due manager (i fratelli Carera, ndr) che faranno il bene mio e di Fabio, visto che anche lui si avvale degli stessi procuratori».

Aru: «Io ho un contratto che mi lega all'Astana fino alla fine del 2017. Se Vincenzo resterà, sarà un bene per tutti. E poi come ho sempre detto: meglio avere Vincenzo come compagno di squadra che come avversario. Non so se con lui ci andrei mai in vacanza, ma un grande giro con lui al mio fianco l'ho corso e lo ricorrerei eccome».