È stata la donna a sgozzare Youssef: piangeva

I coniugi assassini indossavano due paia di guanti per non lasciare impronte

Erba - Dalla casa dei Romano alla palazzina della strage di Erba si contano solo dieci passi. Rosa e Olindo li percorrono con una spranga e due coltelli in mano. Camminano rasenti al muro, per non farsi vedere, e cercano di non fare rumore. Indossano due paia di guanti ciascuno, uno sopra l’altro, quelli di lattice sotto, quelli da lavoro sopra. Vogliono essere di sicuri di non lasciare impronte perché sanno già cosa stanno per fare: stanno per mettere fine al rumore che li tiene svegli tutte le notti, stanno per uccidere Raffaella Castagna, la donna che li ossessiona da anni. La seguono da giorni, hanno studiato le sue giornate. Sanno che torna dal lavoro a un quarto alle otto, che la accompagna a casa la mamma Paola, dopo averle curato il bambino tutto il giorno.
Hanno visto il marito, Azouz Marzok, partire per la Tunisia. Quello è un duro, se ci fosse lui, il piano potrebbe andare a monte. Ma lui non c’è. Non ci sono neppure i vicini che dominano la corte dal loro balcone. Se ne sono andati da tempo e per il trasloco dei nuovi inquilini c’è ancora una settimana. E l’11 dicembre, fa freddo, è buio, piove e c’è la nebbia. Soprattutto è lunedì. Il giorno in cui Raffaella esce a portare la pattumiera. È quello il momento che aspettano il netturbino e la moglie maniaca dell’ordine, del silenzio e delle pulizie. Che Raffaella esca con il sacchetto in mano per saltarle addosso. Forzano il portoncino dell’ingresso comune della palazzina, si acquattano sul pianerottolo e aspettano che la porta di Raffaella si apra. Mancano pochi minuti alle 20 quando questo avviene. Olindo perde la sua solita aria da bonaccione mentre colpisce la donna con una sprangata in testa. Youssef piange mentre il netturbino e la moglie prendono a coltellate la loro nemica facendo schizzare sangue dappertutto. E urla mentre riservano alla nonna lo stesso trattamento. Piange di continuo e Rosi ha il mal di testa. Basta questo per stendere il bambino di due anni sul divano e tagliargli la gola con un traglio netto e profondo. Sul corpo di Youssef, anche un ematoma sul braccio sinistro e tagli sul corpo e sulle mani.
Lo ha detto lei, la moglie del netturbino, la donna che ha gridato davanti alle telecamere. Lo ha detto durante la confessione dell’altra notte, quando dopo due giorni di interrogatori, non è più riuscita a tenere in piedi la recita con la quale pensava di aver fatto fessi tutti, giornalisti e carabinieri. «Piangeva e avevo mal di testa», tutta qui, la risposta alla domanda a quello che tutti si sono sempre chiesti da un mese: «Ma perché anche il bambino?». Ora che anche lui tace, ora che nella casa di Raffaella c’è finalmente silenzio anche se il prezzo pagato sono i tappeti pieni di sangue, ora bisogna cancellare le prove. Prima il fuoco, poi l’acqua. Lo sanno tutti che i pompieri di Erba fanno bene il loro mestiere.
Non resta che appiccare il rogo che li farà accorrere. Rosi e Olindo armeggiano con accendini e cataste di libri e il piano perfetto sta quasi per essere ultimato prima della fuga. C’è un urlo, però, che disturba la loro missione. È quello di Valeria Cherubini, la vicina che abita nella mansarda sopra a Raffaella. Ha visto il fumo, la signora Cherubini, e chiede aiuto al marito: «Mario, corri, qui va tutto a fuoco, sono dentro tutti!». Mario Frigerio corre, apre la porta di casa e si precipita giù dalle scale. Arriva davanti alla porta di Raffaella, la porta si apre e la mano «di un uomo grosso con gli occhi cattivi» lo trascina dentro e lo trascina a terra.
Olindo, l’uomo grosso con gli occhi cattivi, si china sopra di lui e gli taglia la gola (ma sopravviverà alla strage). Poi Olindo gli cammina sopra, sente l’urlo della signora Cherubini: «Mario, aiutami». Insieme a Rosa la raggiungono dentro la mansarda e la moglie la uccide a coltellate alla schiena. Ramon Pietro, il nonno, l’altro vicino, è sordo come una campana e non ha sentito nulla. E Rosa e Olindo possono farsi largo tra il lago di sangue e tornarsene a casa.
Ci sono sempre dieci passi da percorrere. E sono nel garage lavanderia dove Rosa allinea in ordine alfabetico i detersivi e tiene la sua collezione di stracci e strofinacci. Si cambiano in fretta e buttano tutto quanto in lavatrice. Mancano pochi minuti alle 20.30. I vicini sono chiusi in casa per cena e sembrano non essersi accorti di nulla. Il netturbino grande e grosso e la moglie piccola e rotondetta salgono sulla Seat Arosa escono dal cortile, destinazione Como per costruirsi il loro alibi. Lo scontrino di Mc Donald’s è delle 21.38, ma non impiegano tanto tempo per mangiare perché hanno ancora una cosa da fare: liberarsi delle armi del delitto. Romano lavora alla Eco Nord di Figino Serenza, gli inceneritori li conosce bene. È lì che finiscono spranga e coltelli, prima del rientro a casa. Sono le 23 e bisogna farsi vedere bene dai vigili del fuoco. «Cos’è successo? Noi abitiamo qui ma eravamo fuori». Tutto il mese a ripetere la stessa cosa, fino al crollo e alla confessione finale: «Siamo stati noi, facevano troppo rumore». E tanto basti per ricordarsi di non far troppo rumore in casa se ci sono vicini come Olindo Romano e signora.