La Statale si apre alla Cina «Formeremo i dirigenti»

Corsi di lingua e storia italiana per aiutare gli studenti asiatici a integrarsi nel nostro Paese

Sono 956 gli studenti cinesi immatricolati nelle università italiane per il prossimo anno accademico. Quasi il doppio rispetto al 2005. Una buona parte di loro frequenterà gli atenei di Milano. «Il dato è estremamente positivo - dice Alcide Luini, della fondazione Italia Cina -, ma un problema ancora molto avvertito è quello della comunicazione». Un ostacolo che la Statale si impegna a superare attraverso un programma di formazione organizzato proprio in collaborazione con la fondazione.
L’accordo è stato siglato ieri mattina dal presidente dell’ente, Cesare Romiti, e dal rettore della Statale, Enrico Decleva. In attesa che i corsi ufficiali comincino, dodici tutor seguiranno alcuni gruppi di studenti cinesi per un periodo di sei mesi. Lezioni di italiano, ma non solo. «I ragazzi - spiega Luini - avranno la possibilità di calarsi nella realtà del nostro Paese attraverso incontri sulla cultura e le tradizioni italiane, attività di orientamento alla scelta del corso di studi, iniziative che permettano loro di familiarizzare con il tessuto socio-economico del territorio».
L’obiettivo è formare, proprio nelle università di Milano, la futura classe dirigente cinese. E ripetere l’esperienza di Francia e Germania, Paesi nei quali hanno studiato, rispettivamente, gli attuali ministri di Sanità e Scienze. «Gli studenti cinesi in Italia sono molti - afferma Romiti -, ma la loro presenza deve aumentare ancora. Come capo della Fiat per 25 anni, sono stato protagonista nella nascita dello stabilimento di Nanchino. A operai, commerciali e legali bisognava insegnare tutto. Sono stati in Piemonte per un anno. Ancora oggi ricordano l’italiano».
Soddisfatto dell’accordo anche il rettore della Statale, Decleva. «Si è creato un clima molto positivo - ammette -. Adesso bisognerà fare un ulteriore sforzo affinché l’accoglienza di queste persone diventi sempre più semplice e lineare. L’iniziativa ha anche un valore sperimentale: il nostro obiettivo è di estenderla ad altre realtà della città». E anche ad altre università italiane: «Tutte quelle nelle quali la presenza di studenti cinesi è significativa», conferma Luini.
Ad applaudire la firma della convenzione, anche il console generale aggiunto di Pechino a Milano, Hu Fengyun: «Questa università è molto famosa in Cina. Siamo contenti degli sforzi compiuti per migliorare la condizione dei nostri ragazzi. I giovani rappresentano la speranza del Paese».
Fra loro c’è Lucio. È a Milano da quattro mesi, ma già parla perfettamente la nostra lingua. «Quando vivevo in Cina pensavo all’Italia, e in particolare a Milano, come luoghi perfetti - racconta -. Poi, vivendo qui, ho capito che ci sono molti problemi come la lingua, le lentezze della burocrazia. Nonostante questo, io e i miei compagni amiamo l’Italia, i colleghi che ci aiutano e i professori che ci seguono con pazienza. Una volta tornati nel nostro Paese, ci impegneremo per rafforzare l’amicizia fra Italia e Cina».