La storica «Le Monnier» salvata da un milanese

In ottant’anni tra i suoi scaffali è passata mezza cultura italiana: da Papini a Einaudi, da Montale a Luzi

Luigi Mascheroni

L’impresa al servizio della lettere, ovvero: una storica libreria fiorentina, tra le più famose d’Italia, ma a rischio chiusura, salvata da un milanese. È la libreria Le Monnier di Firenze, aperta nel 1926, ottant’anni fa, all’interno di un edificio del ’600, a due passi da Palazzo Pandolfini, nel centro storico, davanti ai cui scaffali è passata mezza cultura italiana, da Marinetti a Papini, da Einaudi a De Robertis, da Bargellini a Montale, da Luzi a Spadolini... L’inverno scorso sembrava condannata, ora invece riapre (domani l’inaugurazione) grazie all’intervento di un personaggio ben noto nel mondo della cultura milanese, Matteo Luteriani, editore, distributore e ora, appunto, anche libraio.
Ed è proprio questo il dato più interessante: con l’acquisizione della libreria Le Monnier, Luteriani - caso atipico nell’attuale panorama culturale italiano - ha concentrato in un’unica persona tre figure di solito ben distinte nella «catena industriale» dell’oggetto-libro: chi pubblica, chi distribuisce e chi vende.
Milanese da generazioni, Matteo Luteriani ha fondato la Luni editrice nel 1992, a 27 anni, dopo studi universitari in tutt’altro campo: scienze alimentari. Insegnante fin fa giovanissimo di arti marziali (lo hanno chiamato l’«editore samurai»), ha avuto modo di lavorare con intellettuali come Furet, Luttwak, Dorfles, Luraghi, Weber e Leboyer. Con la Luni (nient’altro che l’abbreviazione del cognome: LU-teria-NI) si è fatto un nome soprattutto con la pubblicazione di testi di orientalistica, da Guénon a Coomaraswamy, senza però rinunciare a esplorare nuovi settori: la collana di Pedagogia con i testi di Janusz Korczak, ad esempio, o la rivista Nuova Storia Contemporanea diretta da Francesco Perfetti (poi venduta nel 2001 a Le Lettere), o come la prestigiosa collana Biblioteca Medievale, che ha pubblicato in pochi anni quasi cento titoli prima di passare all’editore Carocci.
Nell’ultimo periodo, però, Luteriani si è dedicato alla costruzione di una sorta di holding del libro: prima ha ridimensionato la casa editrice concentrandosi sui grandi maestri del pensiero d’Oriente e d’Occidente, poi ha deciso di acquistare una società di distribuzione di libri d’arte e subito dopo una società specializzata nella vendita a biblioteche di narrativa e saggistica all’estero. Infine, lo scorso maggio, ha acquistato dalla Mondadori la libreria Le Monnier di Firenze. Il progetto? «Quello, unico in Italia, di costituire un “gruppo di qualità” della cultura - spiega Luteriani - partendo da una sensibilità che è quella editoriale, portando le conoscenze acquisite da quel mondo, e quindi della distribuzione sia italiana che internazionale, e infine di aprire un punto vendita storicamente specializzato in due settori: scolastica e varia. In questo modo abbracciamo tutte le discipline del mondo del libro: dalla produzione intellettuale alla vendita con mercati alternativi a quello italiano, ormai in asfissia da anni, fino a gestire la vendita sugli scaffali». Luteriani, in una realtà soffocante e precaria come quella dell’industria del libro, tanto più a Milano, è l’esempio di come si possa dare vita a un’impresa innovativa sul mercato italiano e anche di come si possa investire «fuori piazza» nella cultura. Oggi il fatturato consolidato delle tre realtà si aggira intorno ai 6/7 milioni di euro, con quasi 30 dipendenti. E domani, con la riapertura del gioiello fiorentino, si rilancia.