Storie d’amore di nuove «madonne»

Una madre con un figlio che non è nato per appartenerle. Una madre con un figlio che, forse non ha cercato, e poi ha imparato ad amare. Una madre costretta a mentire sulla vera identità del padre dei suoi figli, nel timore di vederseli portare via.
È per raccontare storie di madri e di donne come queste che torna, su due palcoscenici milanesi, Nel nome della donna, uno spettacolo nato dalla collaborazione fra Teatro Officina, Casa della carità e Provincia di Milano. La pièce è ispirata al testo di Erri De Luca, Nel nome della madre. Myriam è una ragazza madre e ha un figlio: Myriam, però, altri non è che la Madonna. Solo una notte avrà il piccolo Gesù tutto per sé; poi bisogna presentarlo a Iosef, e poi, soprattutto ad attenderlo c'è un destino più grande di tutto e tutti. Il lavoro, che ha debuttato lo scorso autunno durante la Festa del teatro, porta la firma di Massimo De Vita che ne ha curato la regia. A Daniela Airoldi Bianchi, invece, il compito di elaborare un progetto tanto delicato quanto suggestivo: la rilettura teatrale della vicenda di Myriam, la Madonna secondo De Luca, è incorniciata da una serie di contributi video che raccontano di altre maternità. Sofferte. Dolorose. Per cercare queste «nuove madonne» la produzione ha scavato ai margini della società, ha avvicinato donne migranti e clandestine, nelle metropolitane, nei centri accoglienza. «Molte desideravano raccontare la propria storia, ma hanno trovato il coraggio solo attraverso interviste filmate e solo dopo diversi aggiustamenti, hanno acconsentito al progetto», racconta Airoldi Bianchi. C'è chi ha partorito quasi in metrò, chi ha chiamato la propria bimba come l'ostetrica dell'ospedale, l'unica vera amica, chi ha mentito per timore, in un melange di fragilità e forza. «Sono rimasta molto colpita dalle loro storie, pensando che erano donne anche più giovani di me», racconta Irene Quartana: è lei, 24 anni, a dare volto e anima a Myriam, la madonna “dal vivo” sul palco. Insieme in scena la collega Eleonora Sacchi. «Ci alterniamo - continua Quartana -: io interpreto alcuni quadri, dall'annunciazione fino alla partenza per Betlemme, dove Eleonora prosegue fino alla nascita di Gesù».
Lo spettacolo va in scena questa sera in via Dalmazia 11 al Cine teatro Delfino (ingresso libero, alle 21). Venerdì prossimo, 8 marzo, invece torna “a casa” in via San Elembardo, 2, al teatro Officina (alle 21, biglietti 10 euro).
Nel nome della donna
Teatro Delfino stasera
Teatro Officina, 8 marzo
Tel 02.2553200