Sua maestà Mozart torna alla Scala Il maestro Chung fa gli onori di casa

A quattro anni dall'Idomeneo di Daniel Harding, che chiudendo la tumultuosa stagione 2004/05 apre il 2005/06 e segna di fatto l'inizio del dopo-Muti, l'opera mozartiana torna al Piermarini con Myung-Whun Chung (da domani al 31 ottobre). Stesso allestimento e differenti cantanti. Il direttore coreano, bacchetta di riferimento della Filarmonica e già alla Scala anche con Lady Macbeth (Šostakovic), Salome e Butterfly, è stato direttore stabile, o musicale, un po' ovunque. Da Firenze alla Bastille (da lui inaugurata con Les Troyens), da Santa Cecilia a Radio France. Chung parte come pianista e camerista. Cioè «facendo» musica. Ma il caso gli mette presto in mano una bacchetta e, a 18 anni, gli fa incontrare Carlo Maria Giulini. Comincia una collaborazione che gli cambia la vita. Giulini lo incoraggia, ne diventa il modello. Ma Chung si sente simile a lui? Assolutamente no. Quando, dopo anni, affronta il repertorio del maestro si accorge che il risultato è tutto diverso. Declinato con altre implicazioni psicologiche. «Ciascuno ha dentro di sé una musica che è solo la sua». Nel curriculum la voce opera appare raramente. Predilige il repertorio sinfonico? No, l'opera, perché lì c'è tutto: voce, musica, azione... Il problema sono i registi. «A Parigi ho diretto una ventina di nuovi allestimenti: due eccellenti, 6 o 7 passabili, i restanti insostenibili. Uno dei pochi esempi eccellenti Butterfly, con la regia minimalista e l'amore del bello di Bob Wilson. Lui si occupava della parte giapponese e io della musica. Anzi, io mi occupo sempre solo della musica, sin dal mattino, quando apro gli occhi. Per il resto sono un pessimo organizzatore. Non so scegliere i registi e nemmeno i cantanti. Dovrei trovare qualcuno che lo faccia per me. A Venezia c'è Fortunato Ortombina (alla Scala coordinatore artistico dell'era Muti-Fontana) con il quale forse farò dei progetti».
E l'impianto scenico del regista svizzero Luc Bondy per Idomeneo? «Me lo faccio andare bene perché non disturba troppo la musica se non nel fragore finale che si aggroviglia con le ultime battute dell'orchestra». Mozart è, con Verdi, l'autore che Chung ama di più. E di Mozart adora Idomeneo: «È stupafacente, la sua istintività è come se venisse direttamente dal cielo senza la mediazione umana». Harding aveva operato dei tagli e lui li mantiene, sebbene spesso non sia d'accordo. Ammira l'orchestra con la quale si sente in sintonia anche nei passaggi più difficili. Per Mozart ha ridotto l'organico sebbene quello che conta sia la comprensione della tinta dell'opera, quasi viscerale. Chung lavora lentamente. Per questo motivo accetterà sempre meno il ruolo di direttore per una sola circostanza. A meno che non si tratti di questioni personali o cause umanitarie. Riferito ai cantanti (dell'attuale cast conosceva solo Patrizia Ciofi e Carmela Remigio) sostiene che essi occupano il primo posto. Compito dell'orchestra sostenerli e assecondarli.
Commissionato dal principe Carl Theodor, Idomeneo mette a disposizione di Mozart la mitica orchestra e l'altrettanto mitica compagnia teatrale che il principe elettore di Baviera porta a Monaco da Mannheim. Il libretto tratto dall'Idoménée di Antoine Danchet è di Gianbattista Varesco. Su quella struttura formale ancora rigida, con numeri chiusi, arie col da capo, impianto belcantistico da opera seria settecentesca, egli getta il velo del suo genio. E nulla resta com'è.