Subprime, Deutsche Bank e Ubs in difficoltà

La crisi Usa colpisce i principali banchi europei. L'istituto svizzero chiude il primo trimestre 2008 con perdite calcolate in oltre 7 miliardi di euro. Forti svalutazioni anche per Deutsche Bank che registra perdite per 2,5 miliardi di dollari

Milano - Le cifre parlano chiaro. A fine trimestre - il primo del 2008 - Ubs parla di "perdite calcolate" per oltre 7 miliardi di euro: una somma sufficente a spingere l'istituto a ridurre progressivamente la propria presenza nella holding americana in cui ha deciso di collocare le attività immobiliari americane non liquide. Vacilla anche la Deutsche Bank che ha previsto svalutazioni per 2,5 miliardi di dollari a causa di condizioni del mercato "significativamente più impegnative" a causa della crisi innescata dal collasso dei mutui subprime. Sono gli effetti del "malessere" statunitense che si allargano oltre-oceano e che vanno a intaccare anche il tessuto economico-finanziario del Vecchio Continente.

Ubs costretta a svalutarsi Ubs ha annunciato che chiude il primo trimestre dell’esercizio 2008 con perdite calcolate in 12 miliardi di franchi svizzeri (all'incirca 7,62 miliardi di euro) e che procederà adun nuovo aumento di capitale. Il gruppo bancario svizzero ha precisto che il presidente del cda della banca elvetica, Marcel Ospel, ha fatto sapere che non solleciterà un nuovo mandato in occasione dell’assemblea generale degli azionisti del 23 aprile. Il cda proporrà in quell’occasione la nomina di Peter Kurer, dal 2002 membro del direttorio. Ubs ha indicato di aver proceduto a nuove svalutazioni per 19 miliardi di franchi svizzeri (circa 12,07 miliardi di euro) in relazione alla crisi dei mutui americani, per rettifiche di valore che dallo scorso autunno ammontano complessivamente a 37 miliardi di franchi svizzeri. Gli azionisti, il 23 aprile, saranno chiamati a pronunciarsi su un ulteriore aumento di capitale, proposto dall’istituto previdenziale Profond: la somma in gioco è di 10 miliardi di franchi svizzeri (circa 6,35 miliardi di euro). Constatando un nuovo deterioramento del mercato ipotecario, l'istituto svizzero ha annunciato l’intenzione di creare un’entità separata, cui spetterà il compito di gestire attivi, diventati "illiquidi", nell’immobiliare americano. "Nel primo trimestre 2008 - si legge nella nota diffusa dal gruppo - Ubs ha ridotto in notevole misura le proprie posizioni connesse al comparto immobiliare, sia mediante adeguamenti delle valutazioni, sia mediante dismissioni". L’esposizione di Ubs sul mercato immobiliare subprime residenziale statunitense è diminuita da 27,6 miliardi di dollari a circa 15 miliardi di dollari. Nel commentare questi sviluppi, il presidente della direzione Marcel Rohner ha affermato che "l’aumento di capitale e la creazione di un veicolo preposto a isolare gli attivi problematici dal resto delle attività ci permetteranno di tornare a creare valore duraturo nel tempo". Per motivi di gestione del rischio, Ubs ha già convogliato la maggior parte degli attivi relativi al mercato immobiliare statunitense in un’apposita unità distaccata, al fine di separarli dalle altre attività redditizie.

Forti perdite in Deutsche Bank Duro contraccolpo anche per Deutsche Bank. La prima banca tedesca ha previsto per il primo trimestre del 2008 svalutazioni per 2,5 miliardi di dollari a causa di condizioni del mercato "significativamente più impegnative" a causa della crisi innescata dal collasso dei mutui subprime. L’annuncio, formulato in un comunicato prima di una conferenza delll’amministratore delegato Josef Ackermann, non giunge inaspettato dal momento che già la scorsa settimana la banca aveva anticipato di essere stata colpita dalla crisi in modo più duro del previsto. Nell’ultimo trimestre del 2007 Deutsche Bank aveva registrato un calo del 48 per cenhto negli utili netti a 953 milioni di euro, a fronte degli 1,8 miliardi registrati un anno prima.

Gli analisti: "Maggior crisi da trent'anni" Per le banche la crisi avviata con il tracollo del credito immobiliare statunitense ad alto rischio sarà la più grave da 30 anni a questa parte, più drammatica del cosiddetto "Black Monday" del 1987, del crollo dei mercati asiatici del 1998 e dello scoppio della bolla sui titoli tecnologici. Gli analisti di Morgan Stanley e di Oliver Wyman hanno messo a punto un report congiunto su questa crisi. I ricavi per le banche d’investimento secondo gli analisti sono destinati a contrarsi del 20% quest’ anno, mentre le svalutazioni ulteriori ammonterebbero a circa 75,0 miliardi di dollari. Già questo mese potrebbero inoltre evaporare gli utili conseguiti nei sei trimestri precedenti, con la conseguenza che la crisi diverrebbe ancora più grave di quella degli anni Ottanta sul mercato delle cosiddette obbligazioni-spazzatura che mandò a rotoli Drexel Burnham Lambert. I ricavi bancari derivanti dall’ attività creditizia inoltre secondo il report dovrebbero calare fino al 60,0% e le aziende dovranno fornire un maggiore livello di trasparenza agli investitori che rilevano i loro prestiti.