Sui baby stupratori ora è allarme: a Milano 100 l’anno

MilanoNon c’è solo il branco. Il branco dei ragazzi finisce sui giornali per le sue imprese, per gli stupri che fanno tanto più impressione quanto più bassa è l’età dei suoi componenti: perché a tutti riesce difficile pensare a un mostro ancora senza barba, difficile capire come si passi dal gameboy alla violenza sessuale senza una rottura di mezzo, dal banco di scuola media all’anfratto dove l’unica legge è quella dell’umiliazione, del sesso imposto, della dignità violata. Succede a Trento, succede a Salò, succede a Nettuno. Gli stupratori di gruppo hanno età sempre più basse, o almeno questo si percepisce nella ribalta mediatica.
Ma non è tutta lì, la realtà di un fenomeno sommerso, vasto, spaventoso. Di storie di ragazzi vittime di abusi erano piene anche le cronache degli anni passati. Ora i ragazzi vengono fotografati anche dall’altra parte, nel ruolo dei colpevole veri o presunti. Per loro si è coniato anche un neologismo tecnico: «minori abusanti».
Le loro storie riempiono i fascicoli top secret delle Procure di tutta Italia. Il segreto è doveroso, perché minorenni sono sia le vittime che gli imputati. Di molte di queste storie non si sa mai nulla. Si conoscono gli stupri di gruppo perché fanno inevitabilmente eco, irrompono nelle comunità prima ancora che nei telegiornali. Ma le altre storie, quelle che accadono nel chiuso delle mura, passano - ed è un bene - sotto silenzio. Anche lì, l’età degli stupratori è spesso bassa. Molto bassa. Incredibilmente, anche al di sotto di quella soglia dei quattordici anni che è l’età minima per essere imputati: una soglia che alcuni (Sarkozy in Francia, ma anche da noi l’idea ormai circola) iniziano a ritenere troppo generosa.
Eccoli qua, i dati. Sono dati che non entrano nelle statistiche giudiziarie. Nel 2007, ultimo anno solare disponibile, la Procura dei minorenni di Milano ha incriminato 87 minorenni per violenza sessuale (di questi, 32 erano stranieri, e sei erano femmine). Ma ci sono, negli stessi dodici mesi, altri 35 fascicoli che vedono indagati per violenza sessuale ragazzini che non verranno mai processati: hanno meno di 14 anni. Bambini che stuprano bambini.
Cosa accade, perché lo fanno? La dinamica mentale del gruppo è, nella sua brutalità, la più facile da scavare: il piacere di prevaricare, di umiliare. Come accade che questo gusto perverso entri nelle mura domestiche, e spinga un singolo quindicenne ad abusare del piccolo vicino di casa, del cugino, della sorella, è una domanda che tocca corde più nascoste. Dante Ghezzi, del centro TiAma, è uno psicologo che lavora per la Procura dei minorenni, e questi violentatori in erba se li trova davanti tutti i giorni: «Spesso soggetti isolati, che si sentono inadeguati, improvvidi, incapaci, poco interessanti per il prossimo. L’aspetto predatorio, accompagnato da un’impulsività fuori controllo, fa il resto».
Ma poi c’è dell’altro, e vale per le imprese dei singoli come in quelle del gruppo. In quei fascicoli che nessuno vedrà mai viene raccontato come in concreto, materialmente, caso per caso si è arrivati allo stupro. Questi particolari, riferisce chi per lavoro li può vedere, dicono che nella varietà di culture, condizioni economiche ed etnie di vittime e colpevoli ci sono dei dati comuni. Uno di questi è la normalità del sesso. Il sesso tra adolescenti c’è sempre stato. La novità è che oggi si accompagna ad altre due normalità: l’alcol e la droga.
Maschi e femmine entrati da poco nella pubertà considerano normale avvicinarsi fisicamente storditi dalla birra, dal rhum, dalle «canne», dall’ecstasy. Novanta e più volte su cento va a finire che fanno sesso con soddisfazione generale. A volte, accade che nell’intesa qualcosa si rompa. Può essere la volontà del maschio di andare oltre ai limiti che la ragazza nella sua testa si è fissata. Spesso accade che l’equilibrio si spezzi perché il maschio, o i maschi, cercano di imporre uno strumento che documenti l’impresa, il telefonino che riprende e riversa su Internet: perché, nella loro immaturità, se il sesso non è socializzato e rivendicato è come se non fosse accaduto. Se la ragazza rifiuta è come se si ribellasse all’atto. E ne paga le conseguenze.
Si può violentare una compagna di banco perché rifiuta di finire nuda su YouTube? Sì - dicono le storie nei fascicoli - si può. E si può andare avanti finché non si viene fermati, perché nemmeno c’è la percezione di essere degli stupratori: «È colpa sua», dissero ai carabinieri i ragazzini milanesi che per due anni avevano stuprato una coetanea in ogni dove: nella cantina di uno di loro, sull’automobile elettrica di un altro, persino su una giostra dei giardini pubblici dove il branco andava a divertirsi, a due passi dal centro della città.