"Sul Lodo Mondadori feci da mediatore Ora l’indagato sono io"

Il senatore Giuseppe Ciarrapico: "Macché liti e danni, l’affare fece
contenti tutti. E alla fine fu scattata perfino la foto ricordo"

Fu l’arbitro della guerra di Segrate. Il tessitore paziente della mediazione che dopo tre mesi di trattative portò all’accordo fra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti e alla spartizione dell’impero Mondadori. Il senatore Giuseppe Ciarrapico è stato il primo a stupirsi per il verdetto della magistratura milanese che ha condannato il Cavaliere a risarcire l’Ingegnere con la cifra astronomica di 560 milioni di euro. Una notizia che l’ha lasciato basito, come l’ha scosso leggere su Repubblica, il 19 luglio scorso, che era stato chiesto il suo rinvio a giudizio per una presunta truffa da 45 milioni di euro sui contribuiti all’editoria. Un doppio colpo micidiale. Che Ciarrapico prova ad esorcizzare in un’intervista a Maurizio Tortorella di Panorama: «Forse avevano saputo che lei voleva intervistarmi sul Lodo Mondadori. E hanno agito preventivamente».

Ciarrapico dice di non sapere nulla dell’indagine che lo riguarda: «Sono stato indagato per mesi e mesi, non mi hanno nemmeno interrogato». Chissà. Sono giorni difficili per il Ciarra, in uno strano cortocircuito fra presente e passato. È il presente che non torna: «Cinquecentosessanta milioni di euro sono quasi 1.100 miliardi di lire. È un valore assurdo. In borsa, oggi, la quota della Fininvest nella Mondadori vale meno della metà. Per questo, quando ho letto la notizia sui giornali ho pensato che De Benedetti abbia avuto un vuoto di memoria: decisamente, deve aver dimenticato quanto aveva già ottenuto vent’anni fa».

Vent’anni fa. Il 29 aprile ’91. Il grande artefice, a differenza dell’Ingegnere, ricorda ogni dettaglio: «Sorridevano tutti». Come dimostrano le foto scattate in quell’occasione. «De Benedetti e Berlusconi si abbracciarono, addirittura. Alla fine, per suggellare l’affettuosità dei rapporti, andammo a trovare l’Ingegnere. Carlo era già in vestaglia, ma cortesemente si rivestì e andammo a brindare tutti insieme».

Altro che corruzione. «Altro che sconfitta - prosegue Ciarrapico - il giorno dopo l’Ingegnere parlò con qualche giornale della Finegil, la catena dei quotidiani locali che aveva appena incassato con l’accordo. Disse testualmente che aveva ottenuto il “beneficio economico di alcune decine di miliardi di plusvalenze”. Verissimo: gli erano stati dati. Fu una vittoria, insomma». Per festeggiare il principe Carlo Caracciolo, compagno di avventure editoriali dell’Ingegnere, organizzò addirittura un party nel castello di Torrecchia, a sud di Roma. Altri tempi.

Oggi la realtà viene letta a rovescio. Oggi la Cir di De Benedetti è pronta ad incassare i 560 milioni e i giudici scrivono che Berlusconi fu complice della corruzione. Anche se uno solo dei tre giudici che scrissero quella sentenza, Vittorio Metta, sarebbe stato corrotto. La foto ricordo è stata strappata. E pure il mediatore, guarda la combinazione, si ritrova a un passo dal processo. Aveva ragione Andreotti: «Giulio, che era mio amico, mi sconsigliò d’intromettermi. Disse: “Ma chi te lo fa fare? Sei un vaso di coccio fra vasi di ferro”». Parole profetiche, a rileggerle oggi.