Tafferugli all'Alcoa: operai cacciano 3 dirigenti

Rientrati da Roma, dove avevano protestato davanti a Montecitorio, circa 500 lavoratori hanno
allontanato i tre
dirigenti aziendali presenti nella fabbrica ed è scoppiato un
tafferuglio: alcuni operai contusi, un'auto danneggiata

Cagliari - E' scoppiato un tafferuglio tra i lavoratori dell'Alcoa e tre dirigenti dell'azienda, nello stabilimento di Portovesme, nel Sulcis Iglesiente. Appena rientrati dalla trasferta di Roma, dov'erano andati a fare sentire la loro voce davanti ai palazzi della politica, circa cinquecento lavoratori hanno allontanato tre dirigenti presenti in quel momento nella fabbrica. Ne è nato un tafferuglio. Secondo quanto si è appreso nella tensione generale alcuni operai sarebbero rimasti contusi agli arti inferiori e superiori ed un auto è stata danneggiata.

Interviene la polizia Dopo l’intervento di una volante della polizia la situazione è tornata sotto controllo, anche se la tensione resta alta in vista dell’incontro di lunedì prossimo a Roma. Intanto ci si prepara per lo sciopero generale della Sardegna, proclamato da Cgil, Cisl e Uil. Domani per il corteo a Cagliari i lavoratori Alcoa arriveranno con tre autobus che partiranno la mattina presto dallo stabilimento di Portovesme. 

Cappellacci: c'è unità di vedute "Emblema del confronto congiunto tra governo nazionale e regionale, per scongiurare la chiusura degli stabilimenti, è l’unità di vedute tra cittadini e istituzioni". Lo ha detto il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, parlando in Consiglio regionale.

Probabile delocalizzazione "La notizia del progetto della Alcoa che prevede la chiusura degli stabilimenti europei per concentrare la produzione nel nuovo sito in fase di allestimento in Arabia Saudita è un problema di portata internazionale e le istituzioni italiane non possono essere lasciate ad affrontarlo da sole". Lo dichiara il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale della Sardegna, Mario Diana. "L’impegno che il governo nazionale e la giunta regionale stanno mettendo nell’affrontare la questione non ha precedenti - afferma Diana - ma è fuori di dubbio che se, come sembra, ci troviamo davanti al caso di nazioni che operano sul mercato in maniera scorretta, praticando forme di concorrenza sleale volte a danneggiare altri Paesi, la stabilità dei loro sistemi economici e le prospettive di vita dei loro cittadini, è la comunità internazionale a dover farsi carico del problema".