Tarantini, i pm vorrebbero ascoltare il premier Lavitola, il gip al pm: "Niente revoca all'arresto"

La procura di Roma sta valutando se ascolare il premier sul caso escort. Ieri il pm aveva chiesto la revoca: a carico di Lavitola non ci sono i gravi indizi di colpevolezza sulla consumazione del reato di induzione a rendere false dichiarazioni. Ma il gip non ci sta

La "saga" sul caso Tarantini continua. Dopo che gli atti sono passati da Napoli a Roma, per poi finire a Bari, ora viene fuori che il presidente del consiglio potrebbe essere ascoltato dagli inquirenti della procura capitolina, dopo l’interrogatorio di Gianpaolo Tarantini. Nel fascicolo, oltre a quest’ultimo ed alla moglie Angela Devenuto, è indagato anche l’ex direttore dell’Avanti, Valter Lavitola e due suoi collaboratori. Il premier sarebbe ascoltato dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti dal pm Simona Marazza in qualità di persona informata sui fatti e parte offesa. Nelle scorse settimane, tramite l’avvocato Nicolò Ghedini, è stata posta all’attenzione del procuratore una memoria.

Continua il braccio di ferro. Il gip del tribunale di Bari Sergio Di Paola ha respinto la richiesta della procura di revocare il provvedimento di arresto per il direttore dell'Avanti! Valter Lavitola. Solo ieri, il procuratore aggiunto del tribunale barese Pasquale Drago aveva chiesto la revoca dal momento che a suo carico "non ci sono i gravi indizi di colpevolezza sulla consumazione del reato" di induzione a rendere false dichiarazioni ai pm di Bari. Condividendo la ricostruzione dei fatti del tribunale del Riesame di Napoli, nel respingere la richiesta della procura di revoca del provvedimento cautelare per Lavitola il gip ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza per il reato di induzione a mentire. A questo punto Drago chiederà al gip l’emissione di un provvedimento di cattura per il faccendiere che, dal primo settembre scorso, è latitante.