Tav, Coca Cola ed Esselunga, le mani dei clan calabresi sugli appalti

Venti arresti per associazione mafiosa colpiscono i clan calabresi a Milano: "É la terza generazione, la 'ndrangheta diventa imprenditrice", dice il procuratore Minale

«É la terza generazione, quella della 'ndrangheta che diventa impresa». Manlio Minale, procuratore della Repubblica a Milano, è uno che di queste cose se ne intende. Per anni ha diretto la Direzione distrettuale antimafia, coordinando la caccia ai clan calabresi. Erano i clan degli anni Novanta, anni ruggenti in cui il narcotraffico in grande stile era appaltato in esclusiva agli uomini della 'ndrangheta al nord. E questo monopolio veniva difeso con ferocia, eliminando senza tentennamenti chiunque tentasse di metterlo in discussione.
Ma gli anni passano. E i venti calabresi che la Procura di Milano spedisce oggi in carcere con l'accusa di associazione mafiosa sono molto diversi da quelli della fine del secolo scorso. Non sono meno violenti (e nella retata viene sequestrato anche un lanciarazzi di quelli in uso alla Nato). Ma sanno anche vestire la faccia pulita dell'imprenditore. Mettono le mani su appalti di ogni genere. Quelli classici del movimento terra e dell'edilizia, che permettono loro si sbarcare nel business della Tav, l'alta velocità ferroviaria. Ma non solo. Le carte dell'inchiesta raccontano che un altro settore chiave dell'economia lombarda, l'alta distribuzione, è entrata nel mirino delle imprese targate 'ndrangheta.
Nelle carte, secondo quanto risulta al «Giornale», si scava approfonditamente su una società che è il cuore del sistema economico dei clan calabresi di Cologno Monzese. Si chiama Rad Logistica, formalmente è una cooperativa, nei fatti è saldamente nelle mani di Giovanni Apollonio e Luigi Ravanelli, presidente e vicepresidente. La Rad è un bestione da 450 dipendenti e con un fatturato annuo di dodici milioni di euro. L'oggetto sociale è il più vago che si possa immaginare, si va dal facchinaggio, ai traslochi, alla fornitura di manodopera. La sostanze è che gli uomini di Rad erano approdati a lavorare negli appalti di aziende aldisopra di ogni sospetto: come Coca Cola Italia ed Esselunga. Ed è per conquistare questi appalti che si scatenano i clan. La Procura milanese Ravanelli di essersi alleato con i calabresi del clan Paparo per estromettere Apollonio dagli appalti. Per questo viene deciso persino un agguato a colpi di pistola, che per errore ha come vittima un ignaro bancario.
Scrive la Procura nella sua relazione alla commissione antimafia: «Paparo Marcello aveva già tentato, insieme con Ravanelli Luigi, di estromettere l'Apollonio nei rapporti risalenti da lungo tempo con la società Esselunga spa, per la quale lavora tuttora la Rad e lavorava fino a poco tempo fa la cooperativa Safra, un consorzio nel quale erano inserite sia la Rad logistica sia le cooperative facenti capo a Longo Onorio per la fornitura di prestazioni d'opera presso il punto vendita Esselunga di Biandrate. Ai medesimi appalti è interessato anche il consorzio Itaca».
Ma gli interessi del clan Paparo, secondo gli inquirenti, spaziano da un capo all'altro della penisola: «Le indagini hanno evidenziato inquietanti rapporti tra Paparo Marcello ed esponenti politico amministrativi della Calabria e della Sicilia per la definizione di vicende amministrative relative ad attività imprenditoriali da intraprendere nella zona del crotonese. Sembra che a tali attività sia stato assicurato l'appoggio del noto esponente politico catanese Lombardo Raffaele, membro del parlamento europeo, oltre che di Filippelli Nicodemo Francesco, già senatore della XIV legislatura, nonchè dell'avv. Avallone Peppino, sindaco di Crotone».