«Test d’ingresso e classi speciali per gli stranieri»

Proposta di legge della Lega: corso alternativo di due anni per chi non conosce lingua e cultura


Il governo pone la fiducia al Senato sulla riforma universitaria e i sindacati reagiscono invitando gli Atenei a bloccare tutte le attività dal 10 al 15 ottobre, mentre il centrosinistra grida allo scandalo. Tra il mondo accademico e il ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, i rapporti non sono mai stati facili. Se si aggiunge a questo il fatto che l’Università resta sostanzialmente un mondo autoreferenziale e restio a qualsiasi cambiamento, tanto più se arriva dall’esterno, non sorprende il modo in cui è stata accolta l’accelerazione imposta dal ministro all’iter del disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti e le nuove norme di ingresso nel sistema universitario.
Una riforma che, va detto, gli Atenei hanno respinto fin dall’inizio. Anche lo scorso autunno infatti era stato costellato da proteste a macchia di leopardo in tutta Italia. E proprio pochi giorni fa, durante la Relazione sullo stato delle Università, il presidente della Conferenza dei Rettori, Piero Tosi, aveva detto chiaro e tondo come la pensavano lui e i suoi colleghi. Meglio rimandare tutto, promuovendo una Costituente di tutti gli Atenei per arrivare a una riforma condivisa nella prossima legislatura.
Ma evidentemente la Moratti non ritiene sia questa la strada da seguire, convinta invece della necessità di rinnovare subito i nostri Atenei rendendoli più competitivi con quelli europei, introducendo il criterio della selezione meritocratica. La Moratti spiega che c’è stato un confronto aperto col mondo universitario sin dal 2002 e che uno dei principali obiettivi della riforma è quello di riportare «serietà nel sistema di reclutamento dei docenti evitando gli inconvenienti del localismo provocati dal sistema precedente».
E così il ddl che giaceva in commissione Cultura si è trasformato in un unico maxiemendamento che è giunto in aula a Palazzo Madama ieri. Il ministro per i Rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi, ha posto la questione di fiducia che verrà votata stamattina e il provvedimento a quel punto sarà pronto per passare alla Camera.
Mentre a Palazzo Madama si lavora, fuori centinaia di ricercatori protestano contro il varo di una riforma che ritengono dannosa per il futuro della ricerca, tanto da arrivare a chiedere ai rettori di dimettersi in blocco in segno di protesta. I giovani bloccano il traffico a Corso Rinascimento e in qualche caso si è arrivati anche allo scontro fisico con la polizia.
Contemporaneamente nell’aula del Senato va in scena la protesta dell’opposizione. I rappresentanti dell’Unione si scagliano contro la Moratti accusandola addirittura di volersi vendicare dei professori che avevano criticato la sua riforma, come afferma Andrea Ranieri, responsabile scuola dei ds. I senatori dell’opposizione parlano di un colpo di mano che mortifica i docenti e di «un insulto alla democrazia».
Intanto tutto il mondo universitario si sta mobilitando. Sindacati e associazioni, tutte le sigle sono concordi, promuovono il blocco totale di tutte le attività dal 10 al 15 ottobre. Il progetto del governo, denunciano, «configura un vero e proprio smantellamento dell’Università pubblica».
Non tutti però sono contro la riforma. Il Presidente nazionale del Cipur (Coordinamento intersedi professori universitari di ruolo), Paolo Manzini, osserva che «il provvedimento appare ora in grado di risolvere alcuni importanti problemi dell’Università italiana». Anche se, si legge in una nota, «ribadisce la propria insoddisfazione sul mantenimento della distinzione in fasce del ruolo dei professori universitari».
Anche il presidente della fondazione Magna Carta, Gaetano Quagliariello, giudica la proposta finale della riforma «per niente disprezzabile».
Duro il commento degli studenti di Azione giovani sui tafferugli davanti al Senato. «I professoroni arruolano i teppisti per difendere i propri privilegi», dice Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione universitaria, movimento studentesco di An.
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