Tettamanzi: «I sacerdoti scrivano gli auguri di Natale ai musulmani»

(...) L’apertura di Tettamanzi è totale, anche per superare il «clima di scontro» che respira in città. «Abbiamo bisogno di luoghi di preghiera in tutti i quartieri. Ne hanno un bisogno ancora più urgente le persone che appartengono a religioni diverse da quella cristiana, in modo particolare all'Islam» si legge nel testo integrale dato alle stampe e nella sintesi per i giornalisti. Parole scritte e ribadite davanti ai microfoni dopo la celebrazione, ma non sono state pronunciate dal cardinale durante la Messa nella Basilica di Sant’Ambrogio, ripreso dalle tv locali e dal sito internet della Diocesi.
Tettamanzi, parlando ai fedeli presenti, li invita ad essere aperti anche con chi è chiuso, compresi molti immigrati di fede musulmana: «Anche con i fedeli dell'Islam è possibile dialogare». Immagina le obiezioni che gli saranno mosse da molti, a partire da numerosi cattolici, anche praticanti: «Spesso si dice: “L'Islam disprezza le altre religioni e i loro credenti, non ha il senso dello Stato tipico della tradizione occidentale, non accetta il principio della laicità, è fanatico, strumentalizza la fede per finalità distorte o criminose, non usa la ragione come mezzo nel confronto e nella discussione con i popoli, schiavizza le donne...”».
Il cardinale non nega che ci sia del vero in queste affermazioni, ma nonostante ciò chiede di andare avanti nel dialogo, perché non tutte le persone sono uguali tra di loro e ciò vale anche per i fedeli di altre religioni: «Sì, ma intanto cominciamo questo dialogo, anzitutto culturale. Cominciamo a discuterne con i credenti dell'Islam, cominciamo a capire se tutto questo è vero o, almeno, se è vero per tutti. Singoli gesti e atteggiamenti, per quanto gravi e da deprecare con forza, non siano occasione per guardare con sospetto e accusare tutti gli appartenenti a una religione». E ancora: «Qualcuno potrà obiettare che per un vero dialogo occorre una disponibilità reciproca. Ma è pur necessario che almeno uno inizi, cerchi l'incontro, stabilisca una relazione.
Tettamanzi dedica una parte importante del discorso all’Expo 2015, sottolineando gli aspetti positivi e cioè che «da tempo Milano non aveva una simile occasione per ripensarsi, per immaginare, progettare, discutere e realizzare il proprio futuro». L’esortazione è a archiviare definitivamente le polemiche sulla società di gestione, i dibattiti accesi tra gli esponenti politici: «Vorrei tanto che non rischiassimo di sciupare questa opportunità con discussioni su questioni solo economiche, ragionando di affari, legittimi ma pur sempre parziali». Critica il «clima di scontro e scandalistico» che si respira nella vita pubblica, sottolinea «una frattura tra politica e cittadini».
Qual è la ricchezza più vera che dovremmo attenderci dall'Expo? chiede e si chiede dal pulpito. «Le ricchezze, le grandi quantità di denaro che verranno messe in gioco, non siano di rovina alla nostra Città ma strumento per realizzare qualcosa di ben più grande del profitto». Apprezza il tema, «Nutrire il pianeta, energia per la vita», le iniziative concrete già in parte avviate a opera di Istituzioni e di Organizzazioni di volontariato in alcuni Paesi del mondo, dove l'emergenza alimentare è più forte e ha conseguenze drammatiche. «In questo senso l'Expo è già cominciata: e questo inizio è un segno che fa ben sperare per la crescita culturale e operativa di una solidarietà sempre più ampia». Gli piace che il simbolo non sia una grande e singola costruzione ma «una rete mondiale di cooperazione e solidarietà per sradicare la fame e la povertà nel pianeta». Chiede che nell’avvenimento sia coinvolta anche la Chiesa: «La Chiesa ambrosiana e con essa tutte le Chiese e le religioni presenti a Milano». Insomma, invoca il dialogo interreligioso anche per l’Expo.
Sabrina Cottone