Tiepolo, nuova vita alle storie di Scipione

Il capolavoro ha subito gravi danni per un secolo

Igor Principe

In uno dei momenti più difficili per i beni culturali italiani - il lavoro del ministro Buttiglione per ridurre i tagli alla cultura previsti dalla finanziaria e il suo ordine di immediata chiusura della Domus Aurea a Roma ne sono il sintomo più evidente - una vera boccata d'ossigeno viene da Milano. A palazzo Dugnani, dimora settecentesca che da via Manin si affaccia sui giardini «Indro Montanelli», in Porta Venezia, è tornato alla luce il ciclo di affreschi del Tiepolo dedicato a Scipione l'Africano. Sei anni di intervento su circa 300 metri quadri di superficie, per restituire alla città un capolavoro prossimo alla distruzione. A rendere più prezioso l'ossigeno, poi, è la constatazione che la molla di tutta la vicenda si chiama mecenatismo, costume di cui già da tempo si erano celebrate le esequie.
Tutto comincia nel ’98 quando Marco Brunelli - presidente di Finiper, collezionista e appassionato d'arte - dona 500 milioni di lire al Comune perché dia nuova vita a un gruppo di opere di incommensurabile valore e di precarissima salute. Inquinamento, umidità e circa un secolo di mancata manutenzione hanno ridotto gli affreschi a un'opaca e indistinta massa di colori. «I guai risalgono ai primi del Novecento», spiega Paola Zanolini, con Ida Ravenna alla guida del Centro di Restauro che ha eseguito i lavori, progettati dal comune di Milano. «Allora si verificano gravi danni al tetto che provocano infiltrazioni d'acqua sulla copertura del salone. Intorno al 1910 gli affreschi della volta vengono strappati, risistemati in settantadue riquadri irregolari e attaccati direttamente all'intonaco con colla di farina».
Le opere resistono in quello stato fino all'ottobre del 1942. Poi su Milano piovono le bombe angloamericane, il calore separa delle tele della volta dall'intonaco e la Soprintendenza ai Monumenti decide di staccarle per evitare il peggio. Nell'agosto 1943, sotto altre bombe, si perdono alcune sezioni delle opere a parete; l'anno successivo si decide quindi di staccare ogni parte dipinta - anche le decorazioni e le riquadrature delle porte -, di sistemarle su rulli e di portarle in Valtellina. Dove sono al sicuro dalle bombe, ma non dai topi.
«Durante il restauro abbiamo trovato traccia di numerosi morsi - prosegue Zanolini -. Oltretutto, abbiamo dovuto fare i conti con i danni posteriori al '49, quando gli affreschi, risistemati su cinquantatré tele e incollati su telai in compensato, sono stati ricollocati sulla volta. Palazzo Dugnani, nel dopoguerra, è stato sede dell'Istituto Femminile Manzoni, destinazione d'uso non proprio consona alla conservazione di un'opera come quella. Un’ulteriore infiltrazione ha di nuovo distaccato le tele e alterato i colori».
Nel '98, la donazione di Brunelli dà il via al recupero dei lavori del Tiepolo, che li realizza nel 1731 per ornare ciò che allora era il salone da ballo della dimora del conte Giuseppe Casati (l'acquisto da parte della famiglia Dugnani è di epoca posteriore). Sulla volta, l'artista dipinge l'Allegoria della magnanimità, alle pareti la Generosità di Scipione, Scipione che rende la libertà a Siface e Sofonisba che riceve il veleno da Massinissa. Quest’ultimo affresco era irriconoscibile. «Grazie alla raccolta di foto di palazzo Dugnani di cui dispone l'istituto geriatrico Redaelli, da cui abbiamo potuto ricostruire l'aspetto delle parti mancanti - conclude Zanolini -. È stato un bell'impegno, guidato dalla volontà di restituire ai milanesi una bellezza di cui pochi conoscevano l'esistenza».
Gli affreschi saranno visibili ai cittadini da metà gennaio, quando il salone sarà riaperto e destinato ai matrimoni civili. «È il primo passo per il recupero integrale di palazzo Dugnani», dice Alessandra Mottola Molfino, direttrice centrale per la cultura al Comune. «L'obiettivo è inserirlo del tutto in quello che chiamiamo Parco dei Musei: il Pac e il futuro Museo dell'800 in via Palestro, il Museo di Storia naturale e il Planetario su corso Venezia, il Biolab e la Cineteca Italiana nello stesso palazzo Dugnani».