Torna lo stipendio del sindaco: 5mila euro

Conti in tasca al primo cittadino. La Moratti girava metà del compenso alla Mangiagalli. Pisapia lo incassa ma rinuncia alla pensione

«Non sono un pensionato-baby», fa sapere il sindaco Giuliano Pisapia. E spiega che dal mese scorso incassa effettivamente lo stipendio da sindaco, che - a differenza di Letizia Moratti, la quale ne girava la metà al centro antiviolenza della clinica Mangiagalli - non ha intenzione di devolvere in beneficienza. Ma in compenso le casse della Camera dei deputati, che finora versavano all’ex parlamentare di Rifondazione una pensione più che dignitosa, si sono ritrovate a risparmiare. E, alla fine, quello che nella faccenda ci rimette più di tutti spiega di essere lui, Pisapia: che con la nomina a sindaco ha sospeso la sua attività di avvocato, grazie alla quale negli anni scorsi incamerava un reddito di tutto rispetto. Molto, molto più di quello che porta a casa facendo il sindaco.
Fare i conti in tasca al primo cittadino è un’attività prosaica ma inevitabile: soprattutto dopo che, nei giorni scorsi, su una serie di siti internet era rimbalzato nuovamente l’elenco delle pensioni d’oro distribuite agli ex parlamentari. Di quell’elenco, che comprende ben 2.238 nomi, fa parte anche Pisapia, avendo come è noto alle spalle due legislature come indipendente nei banchi di Rifondazione comunista. A Pisapia vanno, secondo la versione dell’elenco pubblicata sul sito dell’Espresso, 4.275 euro. In teoria, una norma «moralizzatrice» varata da Luciano Violante quando era presidente della Camera prevedeva che gli «ex» incassassero la pensione solo dopo il 65esimo compleanno, ma una serie di clausole successive ha abbassato progressivamente la soglia. In pratica da quando ha compiuto 60 anni, nel maggio 2009, Pisapia riceve la pensione.
Ma una volta approdato a Palazzo Marino, il nuovo sindaco si è trovato a dover scegliere. Un’altra norma, varata nel 2008, impedisce infatti il cumulo della pensione parlamentare con l’indennità da sindaco nei comuni sopra i 250mila abitanti. Per le città con popolazione sopra il milione, lo stipendio del primo cittadino è di circa 9mila euro lordi, pari a oltre 5mila euro netti al mese. Giuliano Pisapia ha rinunciato alla pensione di Montecitorio, e ha deciso di incamerare lo stipendio del Comune di Milano. Che, per modesto che sia, è comunque quasi il doppio del vitalizio della Camera.
In realtà, si fa notare nell’entourage del sindaco, non si tratta di un vero stipendio ma di una indennità di funzione: Pisapia, cioè, non è stato assunto alle dipendenze dal Comune, e quindi non beneficia di contributi previdenziali e assistenziali, cui deve pertanto provvedere personalmente. Ma a rendere simile a un salasso - almeno dal punto di vista economico - la nuova vita di Pisapia è la rinuncia al lavoro da avvocato. Il neo-sindaco, come aveva annunciato durante la campagna elettorale, ha deciso di sospendersi dall’Ordine degli avvocati e di non svolgere attività professionale per tutta la durata del mandato. E poichè negli ultimi anni i redditi del Pisapia avvocato si erano aggirati tra i seicentomila e gli ottocentomila euro all’anno, i poco più di centomila euro circa che incasserà per portare la fascia tricolore, e mandare avanti un’azienda gigante come il Comune, costituiranno un brusco salto all’ingiù del suo tenore di vita.