"La Torre oscura" di Stephen King 

La saga letteraria, a metà tra fantascienza e western, verrà affidata al
regista Ron Howard, per una gigantesca produzione integrata

Immaginate se Clint Eastwood e James Joyce collaborassero insieme a un soggetto fantasy su un pistolero e la sua ricerca mistica. Così, sul sito americano flickfilosopher, viene suggestivamente definita la saga di Stephen King La torre nera con i sette romanzi della serie (30 milioni di copie vendute in 40 Paesi e pubblicata in Italia da Sperling & Kupfer) che ora, dopo il forfait di J.J. Abrams (l’autore di Lost), ha trovato finalmente chi la porterà al cinema. Ma non solo. Sì, perché l’idea della Universal è di realizzare una trilogia cinematografica insieme a una serie tv da affidare a Ron Howard che ormai, nell’immaginario collettivo, più che essere il Richie Cunningham di Happy Days, è per tutti il regista di Dan Brown (Il codice da Vinci e Angeli e demoni).

Un progetto colossale quasi quanto la fantasia di Stephen King che per la sua opera - definita «la più grande» - ha messo insieme vari generi (fantasy, fantascienza, horror, western) ispirandosi ai poemi di Robert Browning e di Thomas Stearns Eliot senza tralasciare le dichiarate influenze da Il Signore degli Anelli di Tolkien al film Il buono, il brutto, il cattivo. Il risultato è la complessa storia di Roland Deschain, l’ultimo membro dell’ordine dei cavalieri conosciuti come pistoleri (gunslingers) alla ricerca della Torre nera, punto di snodo universale, in un mondo organizzato come una società feudale con caratteristiche da vecchio West unite a reliquie magiche di un’avanzata ma scomparsa popolazione.

E siccome l’opera di King è così vasta e ricca di personaggi, la grande novità è che in fase di produzione, subito dopo il primo episodio cinematografico (la cui uscita è prevista negli States a maggio 2013), verrà realizzata una serie televisiva per la Nbc (costola di Universal), una sorta di prequel del film sempre scritta da Akiva Goldsman, fido sceneggiatore di Ron Howard (premio Oscar per A Beautiful Mind). In questo modo la convergenza tra serie tv di alta qualità e il cinema da blockbuster troverà la sua definitiva e immediata congiunzione quando ancora oggi si fantastica di trasposizioni cinematografiche di serie di successo come Lost o 24. In questo modo - tra l’altro girando tutto consecutivamente, il cosiddetto «back-to-back» - verranno utilizzati sia per il cinema che per la tv parte del cast, delle troupe, dei set. Sembra l’uovo di Colombo ma effettivamente fino ad oggi non s’era tentato nulla di simile. Una soluzione dettata probabilmente dagli alti costi di produzione ma non per questo meno innovativa e molto più avanzata di ciò che è stato già fatto per la trilogia de Il signore degli anelli e su cui Ron Howard ha le idee ben chiare: «Peter Jackson si è limitato a realizzare una storia cinematografica. Noi invece, utilizzando sia le grandi dimensioni del cinema che l’intimità della tv, speriamo di rendere giustizia ai personaggi, ai temi e alle incredibili sequenze che King ci ha descritto nei romanzi. È chiaramente la sfida di una vita».

Ma se sui blog e sui siti specializzati c’è già chi storce il naso a proposito della scelta di Ron Howard, è lo stesso scrittore - che accompagnerà tutta l’operazione con una sua graphic novel - a sgombrare subito il campo dalle polemiche: «Sono molto fiducioso sulla buona riuscita del progetto cinematografico e della serie - spiega - anche perché lo stile del regista è molto simile al mio, schietto, visivamente coinvolgente e rivolto direttamente al pubblico senza troppi fronzoli».

Per il cast, in Rete c’è già chi vede perfetto Viggo Mortensen nei panni del pistolero Roland, mentre Stephen King propone Angela Bassett nel ruolo dell’altra protagonista, l’afroamericana Susannah Dean. Non senza nascondere - ben sapendo che nessuno gli dirà di no - che gli piacerebbe dare la voce a Blaine il Mono, un’intelligenza artificiale impazzita che controlla un’avanzatissima monorotaia.