Transessuale cambia identità senza operazione chirurgica

Nato donna, avrà scritto «maschile» sulla carta d’identità: lo consente la «rivoluzione Zapatero»

da Madrid

La prossima volta che dovrà andare in banca per cambiare un assegno, Julio Cuesta Bernal, cinquentenne di Valencia, nato donna e costretto alla sedia a rotelle da un’invalidità, avrà finalmente una nuova carta di identità da mostrare. Con una piccola, ma sostanziale differenza giuridica: rispetto al documento precedentemente in suo possesso, nel nuovo alla voce «genere» non ci sarà più scritto «femminile» ma bensì «maschile» e il suo nome, anche per lo Stato, sarà finalmente quello maschile che già tutti, parenti e amici, conoscono da anni. È il primo caso in Spagna di un transessuale che pur non avendo cambiato sesso mediante operazione chirurgica, ha avuto il riconoscimento giuridico e legale della sua nuova identità e del suo nuovo nome. Ed è merito della nuova «legge sull’Identità del genere sessuale» approvata lo scorso 2 marzo dal Parlamento spagnolo e riconosciuta ieri anche dal Tribunale di Valencia, dopo che nel 2004 aveva respinto la richiesta di Cuesta Bernal. Una legge che non piace all’opposizione dei Popolari e alla Chiesa spagnola, ma che è figlia di quel pacchetto di riforme del Governo socialista di Zapatero sui matrimoni gay, il divorzio express e le addozioni alle coppie omosessuali.
Nel caso di Cuesta Bernal, la legge di Zapatero ha abbattuto l’ultimo ostacolo che impediva a un transessuale nelle sue condizioni, con una grave infermità e a rischio di salute, di sottoporsi a un intervento chirurgico di «riassegnazione sessuale», come spiega la legge spagnola. Per l’associazione di gay e lesbiche «Lambda» di Madrid il caso di Cuesta Bernal «rappresenta un importante vittoria nella storia dei diritti civili».
Pochi attimi prima che entrasse nel tribunale accompagnato dalla madre per ritirare il suo nuovo documento, Julio aveva dichiarato: «Fin da piccolo mi sono sentito un uomo, ma il mio corpo non dimostrava la mia vera identità e non potevo rischiare la vita con un’operazione solo per fare scrivere sulla mia lapide il mio nome maschile». La battaglia giuridica di Julio Cuesta Bernal per il cambio della sua identità sessuale era iniziata cinque anni fa, prima dell’avvento del Governo socialista e dell’apporvazione della legge. Sostenuto dai movimenti gay spagnoli, aveva lottato contro la burocrazia, portando alle cronache la sua vita tormentata da venticiinque anni di ambiguità sessuale, di paure e disorientamento non solo nelle persone che leggevano la sua carta di identità e successivamente lo fissavano negli occhi, indugiando sulla carrozzella dove era condannato a sedere. Infatti, un altro dramma personale lo aveva segnato. Nel 1982, durante un’operazione chirurgica, a causa della negligenza di un medico, Cuesta Bernal rimase invalido al 79% e fu costretto alla immobilità permanente.