Tre gradi in più nel 2007 «Milano è più calda anche perché più grande»

«Le mezze stagioni non esistono più». Per adesso è solo uno dei tanti luoghi comuni, ma presto potrebbe rispondere a realtà. Afa asfissiante, estati prolungate fino a ottobre, maniche corte e piumini appesi in soffitta non appartengono a uno scenario poi così lontano. Stando alla ricerca «Caldo in città» realizzata da Legambiente in collaborazione con l'Osservatorio meteorologico di Milano Duomo, alcune grandi città italiane, fra le quali Milano, non dovranno aspettare la fine del secolo per veder crescere la colonnina di mercurio di almeno tre gradi. La precocità del fenomeno - per certi versi atteso, ma per altri sorprendentemente in anticipo rispetto alle previsioni - è stato illustrato ieri alla Conferenza sul clima che si è tenuta a Roma.
Secondo i dati elaborati nel rapporto, Milano, insieme a Trieste e Bologna, è tra le città d’Italia che hanno registrato un aumento in media di tre gradi centigradi rispetto alla temperatura rilevata negli stessi periodi del trentennio 1960-1990.
«Questa anomalia è legata alla poca circolazione di vento che ha caratterizzato gli ultimi mesi», spiega in poche parole Sergio Borghi, fisico e direttore dell'Osservatorio meteorologico Milano Duomo. «Purtroppo - prosegue -, quest'anno si è verificato un ristagno di calore. Molte perturbazioni arrivate sul nostro continente si sono mosse a Nord delle Alpi, colpendo violentemente Paesi come la Polonia, ma sfiorando appena il Nord Italia». Impossibile determinare anche se questa crescita avrà un andamento costante nel corso degli anni. «La tendenza è quella di una variazione della temperatura, ma sulla sua entità bisognerà attendere i fenomeni meteorologici in arrivo nei prossimi mesi sull'Europa». Perciò, al momento, non c’è ancora nessuna stima certa su cui far affidamento. Un altro anello lega il destino delle metropoli italiane in questa inarrestabile catena di anomalie climatiche. Si tratta della progressiva estensione dei centri urbani: «Il surriscaldamento, infatti, è aggravato nelle aree densamente popolate dall'effetto "isola di calore", prodotto dal cemento e dall'asfalto che catturano le radiazioni solari e bloccano la traspirazione dei suoli», commenta Daniele Cat Berro della Società italiana di meteorologia.
Le conseguenze sul futuro preoccupano anche l'Organizzazione mondiale della sanità. «L'Oms - fa sapere Legambiente - ha calcolato un aumento della mortalità del tre per cento per ogni grado di crescita della temperatura media nazionale. E a guardare i dati, pure un fenomeno di breve durata ma particolarmente intenso può provocare danni, come il caldo afoso che si è abbattuto sull'Italia negli ultimi dieci giorni di giugno». Invece, le tanto discusse «mezze stagioni» non saranno inghiottite dall'estate e dall'inverno. «Dovranno solo essere spostate sul calendario», precisa Borghi.