Dal Trecento Milano è la casa dei Re Magi

Milano e i Re Magi: la leggenda vuole che Eustorgio, vescovo di Milano nel IV secolo, abbia trasportato le spoglie dei Magi da Costantinopoli alla sua diocesi affrontando un viaggio piuttosto avventuroso. Giunto ai confini della città, il carro su cui erano poste le reliquie non riuscì a passare da Porta Ticinese. Eustorgio decise allora di far costruire una chiesa fuori le mura in cui collocare i sacri resti di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare. Quella stessa chiesa, di lì a poco, avrebbe ospitato anche le sue spoglie e, dopo vari ampliamenti e modificazioni, sarebbe diventata l'attuale basilica di Sant'Eustorgio.
Gli storici ritengono invece che le reliquie dei Magi siano state portate a Milano dai Crociati e che non ci siano rimaste a lungo. Nel 1162 Federico Barbarossa, dopo aver conquistato e devastato la città, decise infatti di traslarle a Colonia, la sede episcopale del suo potente cancelliere, Rinaldo di Dassel. Nel corso dei secoli le autorità milanesi formularono numerose istanze di restituzione, senza ottenere alcun esito. Solo agli inizi del Novecento, in pratica appena un secolo fa, l'Arcivescovo di Colonia donò alla curia ambrosiana alcuni frammenti dei sacri resti, che vennero di nuovo collocati in Sant'Eustorgio, dove si trovano tuttora.
Queste notizie sono tra le poche storicamente accertate che riguardino i Magi: peraltro si riferiscono alle loro presunte spoglie, non alle vicende della loro esistenza, di cui sappiamo davvero pochissimo. La fonte più autorevole in proposito è pur sempre il Vangelo di Matteo, il solo tra i quattro sinottici che parli di loro, anche se in maniera alquanto scarna.
Per saperne di più, dobbiamo fare riferimento a testi apocrifi come il Vangelo Armeno dell'Infanzia, il Vangelo Arabo dell'Infanzia e soprattutto il Libro della Caverna dei Tesori: è da questi scritti che apprendiamo il numero dei Magi, i loro nomi, l'entità dei doni e la loro condizione regale.
Ovviamente si tratta di nozioni che devono essere vagliate con cautela. La loro rilevanza e il loro significato si attestano, più che sul piano storico, su quello simbolico. Attorno alla vicenda dei Magi, e più in generale alle feste natalizie e all'Epifania, ruota infatti un vasto complesso di simboli incentrato anzitutto sui numeri.
Per esempio il 3 (dei Magi e dei doni) sta a indicare il senso di universalità che caratterizza questo episodio: tre infatti erano considerate le razze umane (semitica, camitica, japetica) derivate dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Jafef. Altri elementi insistono particolarmente sul significato regale degli eventi. Se Gesù è il Re dei Giudei non può che venire omaggiato da tre Re (Magi) di tre doni che asseriscono la sua sovranità: sulla terra (l'oro, emblema del dominio sui beni materiali), sul cielo (l'incenso, il cui fumo sale verso l'alto) e sul passaggio dalla terra al cielo (la mirra, il balsamo usato nei riti funebri). Anche la stella che guida i Magi si inscrive in questo ordine di significati, in quanto simbolo dell'ascesa regale della casata di Davide a cui, secondo l'evangelista Matteo, Gesù appartiene (l'emblema di Davide è infatti la stella a forma di esagramma che oggi compare nella bandiera israeliana).
Tornando al piano storico, è probabile che i Magi non fossero dei re ma dei membri della classe sacerdotale dell'antica Persia. Le religioni diffuse nella pianura iranica, e soprattutto il culto di Mazda, erano pervase un'attesa messianica analoga a quella ebraica: i sacerdoti aspettavano spasmodicamente un Salvatore Universale che era stato vaticinato dalle stelle. Anche il culto di Mithra, legato in profondità a quello di Mazda, era attraversato dalla stessa inquietudine messianica, ma era soprattutto caratterizzato dalla venerazione del dio Sol. Proprio sui riti solari di ascendenza mithraitica, in particolare sulla festa del Dies Natalis Solis Invictus, molto sentita nella Roma imperiale, si innesteranno poi le celebrazioni cristiane del Natale.
Questa vicenda mette in luce le strette relazioni intercorse tra la spiritualità orientale e il Cristianesimo occidentale. Anche nella Milano del 1300, che venerava le reliquie dei Magi pur in loro assenza, era diffuso un forte interesse per l'Oriente che si tingeva di sfumature esotiche. In una cronaca di quegli anni, Galvano Fiamma descrive un Corteo dei Magi che si svolgeva a cavallo, attraversava la città toccando San Lorenzo e Sant'Eustorgio ed era accompagnato da una fitta schiera di servi in costume e scimmie. Dal 1962 il Corteo è diventata una processione che si tiene il giorno dell'Epifania, in cui sono assenti gli aspetti profani e ingenuamente spettacolari, ma in cui si avverte ancora il richiamo all'Oriente.