Di troppa libertà si può anche morire

Nel seno del valore idolatrato dalla nostra società si annidano egoismo e irresponsabilità

Prendete questo articolo con le pinze, maneggiatelo con cura e leggete le avvertenze d'obbligo: può essere nocivo e produrre effetti indesiderati. Dopo la premessa il tema: contro la libertà. La libertà ci sta soffocando, da ogni lato. I danni e i vizi che sta producendo hanno superato i pregi e i vantaggi. In occidente siamo giunti a un punto in cui la libertà deteriora il tessuto sociale, avvelena i rapporti umani, peggiora l'umanità. È giunto il tempo di rimettere in discussione ciò che non abbiamo mai discusso, dico noi contemporanei occidentali. L'unico dio rispetto a cui non è possibile professarsi atei o solo agnostici. Non è in discussione la libertà di pensiero, d'azione e d'impresa.

Ma la libertà come fondamento ci sta facendo compromettere ogni base su cui regge la vita intima e familiare, pubblica e privata: non solo la libertà come arbitrio, di chi uccide, violenta e ruba nel nome della sua assoluta autodecisione rispetto a cose, uomini e limiti. E non solo la libertà di uccidersi, violentarsi e nuocersi nel nome stesso dell'autodecisione. Ma la libertà di rompere rapporti, legami e contratti, la libertà di diventare altro da sé, la libertà da ogni limite naturale, da ogni confine, da ogni vincolo esterno, da ogni identità e da ogni appartenenza. Nel suo seno covano l'egoismo, l'egocentrismo e il narcisismo. E chiunque ostacoli la mia libertà lo abbatto, come mostrano troppi casi di cronaca e di delitti famigliari; l'altro, fosse anche mio figlio, impedisce la mia libertà, dunque lo sopprimo. La libertà assoluta non tollera neanche le leggi che pure nascono a garanzia della libertà. Ma se la libertà è sciolta da tutto e viene prima di tutto, nulla può arrestarla, se non la forza, che diventa infatti la soluzione sempre più praticata per affermare la propria libertà contro quella altrui o per arrestare gli effetti di alcune libertà invasive o aggressive. La libertà come primato assoluto e smisurato non trova argini alla prevaricazione. Tra gli effetti secondari la libertà genera stress perché ci impone continue microscelte che producono ansia, ci ricorda Peter Sloterdijk ( Stress e libertà , Cortina ed.).

Non leggete però questa riflessione a rovescio, come un elogio della dittatura, dei regimi dispotici e totalitari o dei sistemi coercitivi. Non è affatto così, perché quei regimi e quei sistemi nascono dalla libertà assoluta concessa a un uomo, a un partito, a un potere, a cui è consentito ogni cosa, o quasi. Sono dunque malati di libertà, ma concentrata nelle mani di uno solo o di pochi. Queste considerazioni non sono rivolte contro le libertà civili, a cominciare dalla libertà di opinione che più ci riguarda, perché nessuno ha libertà di decidere cosa posso o non posso dire. Ossia non si tratta di considerare sacra la mia libertà di opinione, ma di negare a chiunque l'arbitrio d'impedirmelo. Lo stesso discorso investe l'ambito supremo: la vita non ha valore assoluto, è un passaggio, una catena infinita; ma nessuno può avere il potere, l'arbitrio di sopprimerla o di violarla. La libertà non è assoluta e di conseguenza nessuno ha il diritto assoluto sulla mia vita e sulla mia morte, né io né gli altri.

A cosa si riduce poi questa assoluta libertà? A non assumere responsabilità nel mondo, a non accettare nulla accanto e sopra di noi, ad accettare supini il capriccio dei propri sensi, la schiavitù degli impulsi, l'automatismo delle reazioni istintive, a non riconoscere la realtà, a mortificare l'essere nel nome del non essere perché è il regno infinito delle possibilità. La libertà si traduce così nel suo contrario, la sua parabola nasce all'insegna della volontà di onnipotenza e finisce all'insegna della volontà di autodistruzione; o sorge dalla liberazione di ogni nostra energia e finisce come schiavitù di ogni nostro impulso.

La libertà ci sta svuotando, ci sta facendo perdere la bussola, il senso del confine, che non è solo limite e misura ma anche garanzia di ciò che siamo e facciamo. Ci riduce a mucillagini indeterminate, che si sciolgono nell'arbitrio dei loro desideri estemporanei, senza nessuna capacità di padroneggiarli, perché ciò vorrebbe dire reprimersi. L'abolizione dell'autorità non ci libera da ogni soggezione ma genera la proliferazione di altre agenzie imperative, altri poteri che ci tengono in ostaggio non solo dall'alto, ma dal lato, dal basso e da dentro. L'autorità sorregge la libertà, ne bilancia il peso e la misura. In sua assenza altri pesi oscuri la sostituiscono. In generale è benefico il potere che nasce dall'autorità; è malefica invece l'autorità che nasce dal potere.

Non sono considerazioni mostruose o stravaganti, ma meritano di essere affrontate prima che sia troppo tardi, visto che la libertà corrente non vuole pensieri ma solo desideri, e alla fine ci riduce ad animali emotivi ma non-pensanti. Voi direte, queste filippiche contro la libertà si sa dove cominciano ma non si sa dove vanno a parare; o peggio, si sa, e sboccano sempre in cupi dispotismi. Invece io dico che dobbiamo reimparare a rimettere in discussione la regina assoluta del nostro mondo che ci sta portando alla rovina e mentre finge di farci del bene, o addirittura mentre ci fa sentire dei e demiurghi, ci riduce al rango di larve vanesie che non vogliono mai diventare adulte per non perdere lo stato potenziale dell'infanzia, aperto a ogni possibilità di vita, compresa la sua negazione. E facendoci credere di liberarci da ogni dipendenza superiore ci lascia completamente in balia del caso, della tecnica, dei desideri indotti o ingigantiti, fino a far coincidere nel modo più perverso la libertà con l'automatismo, la coazione a ripetere o l'impulso a dissipare.

C'è un nesso fatale tra autonomia e automatismo, quando l'autonomia tende a farsi assoluta. E invece riscoprite la bellezza del fato, il dire sì al destino e alla vita che in suo nome sorge, su cui non possiamo disporre perché ne siamo fruitori ma non datori. È tempo di esercitare lo spirito critico anche sulla libertà, riportandola da totem e tabù a confine e responsabilità, da feticcio e capriccio a strumento e misura. La libertà assoluta è un male assoluto, anzi il male assoluto è la libertà assoluta, cioè possibilità di disporre di tutto e di tutti, del mondo, degli altri e di noi stessi, nel nome inviolabile della nostra suprema libertà. La libertà è preziosa se non è l'origine né lo scopo della nostra vita, non è l'inizio e il fine, ma è situata tra l'origine e il destino, è un percorso e non una meta. La libertà come assoluto è un puro andare che scorre dal fare al disfare. Invece, qualunque cosa accada dopo la nostra vita, sarà un ritorno.

 

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Commenti
Ritratto di federalhst

federalhst

Lun, 22/09/2014 - 17:03

Egregio Dott.Veneziani, ha scritto un ottimo articolo al quale però mi permetto di fornire una banale soluzione. L'eccesso di libertà al quale Lei si riferisce è detto più propriamente ANARCHIA, morbo che sembra aver travisato il concetto di libertà verso un esasperato egoismo oggi imperante, l'unico antidoto a tale virus è quello che sui dizionari è definito come LEGALITA', concetto che ultimamente è sempre più soggetto a libera interpretazione dalla maggior parte degli individui del tutto privi di onestà intellettuale.

Ritratto di Scassa

Scassa

Lun, 22/09/2014 - 17:32

scassa lunedì 22 settembre 2014 Grande ,grande,grande Veneziani Giornalista Filosofo,attento ricercatore della verità che pochi vedono ,pochi rispettano pochi la esaltano,mentre la maggioranza la ignora per difendere la propria approssimativa libertà ...del nonsenso ! Grazie sig.Veneziani ,ce ne fossero come Lei sparsi tra le testate,se non altro a testimonianza che lo studio,oltre a scolarizzare ,apre la mente . Buon lavoro scassa.

Giacinto49

Lun, 22/09/2014 - 17:36

Non credo che l'Uomo sia nato per vivere in libertà. Leggi, educazione familiare, istituzioni politiche e religiose, quando ci sono e riescono a farsi rispettare, possono cercare di farcelo convivere ma solo per brevi periodi. Poi arrivano le catastrifi, naturali o volute, che obbligano a ricostruire poggiando sugli indispensabili valori tradizionali. Forse anche scienza e tecnologia sono andate più in fretta di quanto eravamo pronti ad accettare. Grazie per il bell'articolo.

michele lascaro

Lun, 22/09/2014 - 17:45

Bellissimo articolo sull'uso improprio del termine libertà, diventato oggi un facile "target" per giustificare la propensione all'anarchia e alla prevaricazione altrui, come giustamente osserva federal.etc.

Anonimo (non verificato)

Ritratto di Mario Galaverna

Mario Galaverna

Lun, 22/09/2014 - 17:56

Articolo inopportuno visto che c'è chi vuole imporci con la mannaia il manuale del formicaio umano liberticida.

Ritratto di Zagovian

Zagovian

Lun, 22/09/2014 - 17:57

Veneziani:Bell'articolo!Questo è anche la conseguenza dello sfascio del nostro "Sistema Giudiziario",che si è sempre più allontanato dal senso della "morale comune"(fondamento della nostra cultura),introducendo dal '68 in poi,concetti cari ai movimenti "progressisti" su tutti i fronti,facendo deragliare,la povera "libertà",impantanandola in assurde sentenze,nel lassismo,nell'arbitrio,nella difesa di milioni di piccoli grandi privilegi,nel peggior marasma sociale,che si potesse immaginare.Il prossimo limite:l'anarchia...Il secondo:EURABIA.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Lun, 22/09/2014 - 17:59

Leggendo queste note di Veneziani, mi chiedo in quante famiglie sia stato esattamente recepito e/o accettato per buono. Mi chiedo in quante famiglie, a tavola, almeno qualche volta, i genitori e i figli ancora ragazzini abbiano discusso della necessità delle regole, del valore dell' autodisciplina che non è perdita di libertà ma sua corretta gestione che la realizza senza violare quella altrui; di responsabilità come sentimento prima che come effetto giuridico; invece che discutere di calcio o di dritte per passare agli esami o per trovare un lavoro, o per fa soldi lavorando poco o meno del dovuto. L' unico insegnamento indelebile ricevuto da genitori formato bignami: Figlio mio, nella vita sii sempre soltanto te stesso. Una maniera camuffata per dire: figlio mio, nella vita fa' che cazzo vuoi e che ti senti di fare. E la debolezza della società colpita, mortificata e ferita, trova poi il suo clou nel buonismo di chi omologa e legittima per non apparire retrò o per l'avidità di avocare a sé anche il potere della interpretazione etica della vita, strumentalizzando autorità di tutt' altro genere. Magari, in linea con gli orientamenti domestici di una moglie ossessionata dall' ansia di apparire giovane, o di un figlio disorientato che ha trovato nella trasgressione, persino omicidiaria, la sua battaglia quotidiana alla vita.

tangocav

Lun, 22/09/2014 - 17:59

Complimenti vivissimi dott Veneziani. Condivido pienamente le sue riflessioni. La Dea Libertà, per quanto bellissima, ha le sue perversioni, che ci portano a trasformare il mondo in una jungla. Non c'è niente di più nobile dell'autolimitazione dei nostri eccessi di libertà assoluta, in nome della libertà di chi ci circonda.

Ritratto di mauriziogiuntoli

mauriziogiuntoli

Lun, 22/09/2014 - 18:05

E' un antico dilemma. Ordine nella libertà oppure libertà nell'ordine.

Ritratto di Patchonki

Anonimo (non verificato)

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Lun, 22/09/2014 - 18:18

Comunque egoismo e irresponsabilità sono l'antitesi della libertà!

Ordine-Disciplina

Lun, 22/09/2014 - 18:29

Libertà, concetto che si può comprendere solo se vissuto in fase tridimensionale: verso se stessi, verso il prossimo, verso l'Uomo inteso come entità di materia e spirito. Quando esisteva più ordine e disciplina, bastava una massima "homo ad hominem proportio" per esprimere i limiti necessari per vivere la Libertà, divenuta poi la grande massima di buon senso "non fare agli altri quello non vorresti fosse fatto a te" Oggi chi fa le leggi, chi le interpreta ha perso il senso dell'uomo nella sua duplice essenza, materiale e spirituale, nella sua visione di un passato e di un futuro a vantaggio di un presente, senza sofferenza, senza rispetto per l'altro. NELLE SCUOLE SI STUDI DI PIU' LA STORIA, LA FILOSOFIA. Quando andiamo a votare VALUTIAMO LO SPESSORE MORALE DELLE PERSONE PROPOSTE e facciamoci sentire, non voltiamoci dall'altra parte quando vediamo qualcosa che non va perché ... tanto non è compito nostro. Così manifestiamo LIBERTA' e la difendiamo dal SOPRUSO di terzi. Grazie! per l'articolo... ve ne fossero di più che invitano ad interrogarsi ... per agire TESTIMONIANDO.

Mario Mauro

Lun, 22/09/2014 - 19:03

Considerazioni sacrosante. Ma, sarà quello che Ortega y Gasset ha chiamato l'uomo-massa mai in grado di autolimitarsi? Ciò presupporrebbe un grado di autocoscienza basata sulla conoscenza che l'uomo-massa occidentale (perchè è solo di lui che parliamo) non possiede e non possiederà forse mai. E poichè l'uomo massa è la democrazia, è la democrazia che va messa in discussione ( e che, a mio avviso, se non ha proprio gli anni contati prima o poi dovrà comunque scomparire), per il semplice motivo che troppo spesso democrazia e ragionevolezza, che è la ragionevolezza dell'uomo massa, sono incompatibili. Allora, forse, non c'è che da sperare nel despota illuminato che rimetta le cose a posto. Ma se non c'era ragionevolezza, ad esempio, in quella sorta di democrazia che era la repubblica di Cicerone e ci volle Ottaviano, dopo Ottaviano però venne Tiberio e poi altri peggio di lui. Il despota illuminato sarebbe dunque preferibile solo che nella Storia se ne contano ben pochi. Quindi a noi non resta che morderci la coda come i cani. Anche perché oggi come oggi siamo di fronte, proprio in casa nostra, ad un esempio di irragionevolezza, per citarne uno tra tanti, da manuale. Ci hanno sgridato perchè dei poveracci affogavano non lontano dalle nostre coste e noi abbiamo pensato di andarli a prendere quasi a casa loro portandoli da noi, ma per tenerceli nonostante le nostre miserie, dato che quelli che ci avevano sgridato chiudono loro la porta in faccia. Il bello è che noi facciamo questo per nostra volontà e quindi in piena libertà. Anche se è la libertà dell'uomo-massa, che con i suoi principi è abilissimo a costruirsi delle prigioni.

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Lun, 22/09/2014 - 19:59

Messaggio mancato: la libertà di ognuno finisce dove inizia quella degli altri! Elementare ma difficile da capire!

_Manfredo_

Lun, 22/09/2014 - 20:26

federalhst, lei si sbaglia. La legalità non è affatto l'antidoto. Il problema è che quanto è vero e giusto non può essere deciso democraticamente. Le leggi possono essere tranquillamente fatte per via democratica, nulla di male in questo, ma devono rimanere nel campo di ciò che è vero e ciò che è giusto (il vero ed il giusto sono tali indipendentemente da quanto pensino e desiderino gli uomini). L'imbroglio sta nel fatto che gli individui credono di essere sovrani assoluti ma non lo sono. Per la prova che la legalità non sia affatto l'antidoto, basta vedere come in passato erano perfettamente legali abominii come le leggi razziali, la discriminazione razziale ad esempio negli usa, ed oggi l'aborto con cui si uccide un bambino innocente, in alcuni paesi il riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali e il divorzio.

_Manfredo_

Lun, 22/09/2014 - 21:12

federalhst, lei si sbaglia. La legalità non è affatto l'antidoto. Il problema è che quanto è vero e giusto non può essere deciso democraticamente. Le leggi possono essere tranquillamente fatte per via democratica, nulla di male in questo, ma devono rimanere nel campo di ciò che è vero e ciò che è giusto (il vero ed il giusto sono tali indipendentemente da quanto pensino e desiderino gli uomini). L'imbroglio sta nel fatto che gli individui credono di essere sovrani assoluti ma non lo sono. Per la prova che la legalità non sia affatto l'antidoto, basta vedere come in passato erano perfettamente legali abominii come le leggi razziali, la discriminazione razziale ad esempio negli usa, ed oggi l'aborto con cui si uccide un bambino innocente, in alcuni paesi il riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali e il divorzio.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 22/09/2014 - 21:15

@Mario Mauro. Dopo aver letto il profetico Ortega, che scriveva negli anni Trenta,sono diventata pessimista sull'uomo contemporaneo e sulla democrazia, sulla sua capacità di produrre regole valide e di farle rispettare.A ciò bisogna aggiungere quanto @Mario Galaverna ha adombrato nel suo commento.

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Mar, 23/09/2014 - 12:41

Mario Mauro. Così rischiamo di tornare ai patrizi e ai plebei! Quando si indica la luna e si rimane sempre a guardare il dito!

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Mar, 23/09/2014 - 13:00

Qualcuno mi potrebbe spiegare cosa c'è che non va nelle democrazie scandinave? Tralascio volutamente il "social "! Grazie a tutti!

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Mar, 23/09/2014 - 13:01

Il despota illuminato mi sembra un ossimoro!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mar, 23/09/2014 - 21:28

@Patchonki- Sebbene a lei sembri un ossimoro, sarebbe preferibile oggi un dispotismo illuminato ad una democrazia degenerata.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mar, 23/09/2014 - 21:59

Pochi pensatori hanno dato una definizione più assoluta della libertà come Leopardi: la libertà viene dalla Natura e dai comportamenti che lei prescrive. Il passero solitario è felice perchè segue le 'direttive' della Natura e, soprattutto, nè le discute, nè le ama, nè le sopporta, nè le vorrebbe diverse. Semplicemente: le esegue. Non ha scelta. In questo sta la sua libertà.

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Mar, 23/09/2014 - 23:54

Cara Euterpe, purtroppo in una situazione sociale come quellla "italiota" sarebbe un dispotismo degenerato è corrotto ! Mi dispiace ma rimango della opinione che nulla è meglio della democrazia.......seria e condivisa!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mer, 24/09/2014 - 10:02

Gentile Patchonki - Ma allora sarebbe un dispotismo 'tout court',non 'illuminato'. Non vi l'ombra di un dispotismo camuffato nel fatto che in una democrazia come la nostra s'impedisca al'demos' di andare a votare e si prendano sulla sua testa decisioni che danneggiano apertamente i suoi interessi?

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mer, 24/09/2014 - 10:35

Gentile Rosario,sperando che qualcuno non se ne risenta, le scrivo qui.Mi ha fatto riflettere il suo concetto di 'libertà' desunto dal Leopardi, ma non mi convince,perché mi conduce ad altri interrogativi.Secondo lei quale sarebbe la 'libertà' che la natura ha dato agli uomini,che noi potremmo seguire? Non è invece un dato naturale, un destino,un'impossibilità di scelta, il fatto stesso che noi ci siamo allontanati da tale 'libertà', con conseguente infelicità, per cui si comprende perché la natura è considerata 'matrigna'? Forse lei si riferisce al periodo leopardiano del pessimismo storico non a quello posteriore del pessimismo cosmico?

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Mer, 24/09/2014 - 10:41

Gentilissima Euterpe, insisto, non è la democrazia degenerata, sono gli "italioti" che la rendono tale! Io facevo un discorso generale, nel mondo la democrazia, insisto , condivisa, è il meno peggio dei sistemi di convivenza umana mai attuati! Grazie per l'attenzione. Cordiali saluti, anche se le pensiamo diversamente.....ma è proprio questo il bello della democrazia!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mer, 24/09/2014 - 14:20

Patchonki,la democrazia non dev'essere un concetto astratto,ma s'invera, si attua attraverso l'azione degli uomini,i quali la conducono verso un processo degenerativo e quando questo è diventato irreversibile, che si fa? Io non ho soluzioni da proporre, se non quella impossibile di 'rifondare' gli uomini,posso solo esprimere una speranza estremamente flebile che ciò accada.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mer, 24/09/2014 - 20:34

@Euterpe, per la verità mi sento un po' 'controllato' dalla Sua rigorosa e certamente esatta conoscenza del Leopardi. Mi riferivo semplicemente agli ultimi 15 versi de: 'Il passero solitario' dove viene rappresentata una (forse) insanabile frattura tra l'uomo e la Natura: Natura che probabilmente, non ama nè gli uomini nè gli animali. Ma che, comunque, ha dato agli animali delle 'direttive' precise e agli uomini l'irrimediabile nostalgia di un mondo perduto, ma senza gli strumenti per 'riprenderlo'. La condanna alla 'scelta'.

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Gio, 25/09/2014 - 10:17

Dovremmo metterci d'accordo se la democrazia è o no un valore positivo per tutti, altrimenti nascono equivoci e prese di posizione legittime ma incompatibili con la discussione! Mi spiego, si può discutere liberamente di tutto ma sempre nell'ambito democratico altrimenti finiamo sempre ai soliti scontri ideologici su sistemi alternativi ma non democratici o non liberali!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Gio, 25/09/2014 - 21:48

Gentile Rosario, no, non controllo, non ne ho le capacità né mi permetterei, solo che io amo il Leopardi e ogni occasione per parlare di lui mi gratifica."Beata te, gregge mia, che noia non senti" (cito a memoria, quindi mi scuso per eventuali imprecisioni),questo è stato l'unico vantaggio che la natura ha dato agli animali,agli uomini ha dato la ragione, strumento a doppio taglio, perché da un lato causa la 'noia', adesso la chiameremmo sottile angoscia latente o impossibilità di essere felici, perché ci mostra la nostra reale condizione, dall'altra essa ci permette di sottrarci all'animalità, ad un'esistenza esclusivamente vegetativa, e addirittura ne 'La Ginestra' la ragione indica agli uomini la strada della solidarietà che deve scaturire proprio dalla consapevolezza della fragilità della loro comune condizione. Leopardi è ateo, ma è straordinario come, partendo da presupposti diversi, si giunga ad un messaggio simile a quello cristiano, per via razionale,anche se nel Leopardi ovviamente non vi è la consolazione del premio ultraterreno.Inizialmente Leopardi credeva nella felicità che l'uomo aveva sperimentato quando l'umanità era ancora fanciulla,nell'età dell'oro,quando la razionalità era ancora non sviluppata, ma poi 'L'ultimo canto di Saffo'segna il passaggio dal pessimismo storico a quello cosmico, in cui l'infelicità è vista come connaturata all'uomo, in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo. E qui io trovo grandioso Giacomino,perché libera l'uomo da ogni colpa di cui dovrebbe scontare la pena, lo rende innocente. L'unico momento meno infelice è la giovinezza, in cui è ancora presente la speranza,che poi si rivela solo un'illusione, al sopraggiungere del 'vero'. Rosario, son certa che lei conosca meglio di me quanto io superficialmente ho detto, ma ,lo ripeto, per me è una gioia parlare del Leopardi, che io indegnamente considero quasi un mio fratello spirituale,ma ho voluto parlarne un po' con lei perché conosco la sua sensibilità e la ringrazio per avermi ascoltata.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Ven, 26/09/2014 - 14:51

Patchonki,mi sembra di essere rimasta nel mio dire al di là di ogni ideologia.Lei vuole la dichiarazione che la democrazia è il miglior sistema di governo, senza se senza ma, un 'a priori'. Va bene, possiamo anche concordare su questo, ma ciò non deve impedirci di analizzare anche i mali a cui la democrazia può andare incontro, e la nostra attuale condizione ne è la dimostrazione.

Nadia Vouch

Ven, 26/09/2014 - 16:22

Molti democratici non saranno mai nobili. Molti nobili furono democratici. Cari saluti.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Ven, 26/09/2014 - 18:12

Ciao, Nadia, ti leggiamo così raramente e ce ne dispiace.Un abbraccio.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Sab, 27/09/2014 - 12:31

@Euterpe, Lei è sempre splendidamente rigorosa e gentile e di questo non mi stancherò mai di ringraziarLa. Tuttavia (e Le sembrerà strano) ho i miei dubbi che Leopardi considerasse 'bella' la Natura. A parte proprio "L'ultimo canto di Saffo" (piuttosto di maniera i versi 'Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella sei tu, rorida terra'), è proprio 'L'infinito' che parla, in fondo, di 'elementi' più che di 'paesaggi': il 'vento', il 'mare' e 'le morte stagioni'; non si riesce proprio a 'vedere' una qualche forma di paesaggio se non 'l'ultimo orizzonte'! Insomma, abitiamo veramente in un luogo che non sembra dare felicità all'uomo se non 'fingendo' l'esistenza di una Natura di 'spazi', 'silenzi', 'quiete' e 'immensità', in cui, peraltro, 'per poco il cor non si spaura'. Quali sono, quindi, gli spazi per la libertà dell'uomo, intesa come 'possibilità' piuttosto che come 'rappresentatività'? A chi mette in campo la solita democrazia andrebbe detto che anche nelle democrazie più avanzate vi sono 'zoccoli duri', veri e propri 'tabù', 'miti fondanti' che, per il fatto di essere assolutamente inattaccabili e 'lucidi' ideologicamente, non sono, per questo, meno opprimenti e intoccabili. Democrazie 'condizionate'. Maggioranza sì, ma deve stare nei ranghi! Quindi democrazia 'gestita' da chi è 'presentabile, chi 'è degno' di amministrarla. Non nego, quindi, che governare non presupponga una superiore ‘preparazione’ e competenza, però non mi venite a parlare di 'democrazia', ma di 'oligarchia' che mi 'dice' quello che devo fare. Un po' troppe virgolette, come è mio solito (me ne scuso) però questo mondo è fatto di virgolette! E Leopardi cosa avrebbe detto di una 'libertà' fatta solo di schemi 'preconfezionati', di 'diritti', di 'voci' che si illudono di essere ascoltate, di un'infinità di elementi di mediazione; di un dialogo valorizzato a parole ma reso, in realtà, inutile dalla prevedibilità delle conclusioni? Rovescerei l'abusata frase di Churchill in questa maniera: "La democrazia è il miglior modo di governare; proprio per questo è il peggiore". Direi che, tutto sommato, non è un male che una certa 'aristocrazia' disincantata si incarichi di governare. Ma guai se lo facesse nel detestabile intreccio ideologia- privilegio! Tanto per finire lievemente, anche ispirato dal post di @Nadia Vouch delle 16.22, mi viene in mente una frase di Sgarbi: "Non sono democratico; sono disponibile!"

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Sab, 27/09/2014 - 14:45

Gentile Rosario, ti chiedo scusa per l'alternarsi dei pronomi(lei-tu) con cui mi rivolgo a te, ma una mia caratteristica è la distrazione e poi scrivo quasi sempre in fretta.Direi che il Nostro nutra un sentimento bivalente nei confronti della natura,non può non rimanere affascinato da certi spettacoli naturali,che però alla fine diventano sempre elementi dell'universo interiore che rimandano a qualcos'altro.Prendiamo 'L'Infinito', che io considero una delle poesie più complesse e difficili ed anche commoventi; qui la siepe, il vento diventano stimoli visivi e auditivi che abilitano la coscienza del poeta ad andare oltre, ad immaginare (nel pensier mi fingo) infiniti silenzi , tutto il passato, e il contrasto con il presente così inutilmente rumoroso perché tutte le stagioni 'muoiono'.E per questi 'pensieri' il cuore si spaura,cade in una specie di annichilimento, che non è raggiunto però in senso romantico, come sovrabbondanza di emozioni quasi insostenibili,ma per via razionale. Io almeno l'intendo così,rifiutando l'interpretazione di coloro che hanno voluto vedere nella poesia quasi l'affiorare di un sentimento religioso. Riguardo alla democrazia, considerando di che specie siano ormai gli uomini-elettori e coloro che li rappresentano, quasi, quasi sarei per il governo dei saggi di platonica memoria, 'filosofi',come colui che ad Alessandro Magno rispose " Spostati dal sole che mi fai ombra", non piccoli miserabili avidi di tutto e rotti a tutto come quelli a cui ora sono affidate le nostre sorti.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Sab, 27/09/2014 - 17:21

@Euterpe, mi pare che il Leopardi sia stato tra i pochissimi poeti che abbiano padroneggiato temi filosofici e politici. E che, a dispetto della sua fama 'pessimista', sia stato anche uomo di straordinaria ironia. Mi rileggevo il "Dialogo di Tristano e di un amico" e, devo dire, in alcuni punti, mi sono anche fatto quattro risate. Riporto un estratto straordinariamente attuale e, credo, attinente al nostro dibattito, con la precisazione che 'mediocrità' non ha un connotato spregiativo, ma significa 'decenza' e 'media' capacità di fare le cose: "Mi diceva, pochi giorni sono, un mio amico, uomo di maneggi e di faccende, che anche la mediocrità è divenuta rarissima; quasi tutti sono inetti, quasi tutti insufficienti a quegli uffici o a quegli esercizi a cui necessità o fortuna o elezione gli ha destinati. In ciò mi pare che consista in parte la differenza ch'è da questo agli altri secoli. In tutti gli altri, come in questo, il grande è stato rarissimo; se negli altri secoli la mediocrità ha tenuto il campo, in questo tiene campo la nullità. Onde è tale il romore e la confusione, volendo tutti esser tutto, che non si fa nessuna attenzione ai pochi grandi che pure credo che vi sieno; ai quali, nell'immensa moltitudine de' concorrenti, non è più possibile di aprirsi una via. E così, mentre tutti gl'infimi si credono illustri, l'oscurità e la nullità dell'esito diviene il fato comune e degl'infimi e de' sommi".

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Sab, 27/09/2014 - 19:10

Rosario, non vorrei annoiarti, ma se vuoi un saggio della capacità ironica del Leopardi, leggi la "Palinodia in onore del marchese Gino Capponi", non so se già la conosci.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 28/09/2014 - 12:25

@Euterpe, credo proprio che il 'pensare comune' abbia frainteso non poco il messaggio del Leopardi! Fosse questa la 'noia'! Di fronte a 'pezzi' di esilarante satira come lo 'spietato' componimento che mi hai giustamente suggerito di rileggere si deve dare al grande recanatese la tessera di precursore, del 'reportage', di primo grande 'giornalista' del mondo letterario italiano. E si DEVE anche maledettamente riconoscere che, due secoli fa, c'era già la 'sinistra al caviale', molto salottiera, molto sicura, molto tranquilla dell'ovattato mondo ("Eden odorato in cui soggiorna") e della "pubblica letizia, e le dolcezze del destino mortal"! 'Costanti' della Storia, anche se siamo noi stessi che cambiamo nella nostra vita, 'breve' rispetto alle vicende umane. Infatti lessi molto di sfuggita la 'Palinodia' ai tempi lontani della Maturità, giusto per informazione; ma ancora non era 'sceso in campo' il Cav; e sono le vicende della Storia che, in fin dei conti, ci danno gli strumenti per 'vedere', sotto una nuova luce, opere realizzate in tempi anche remoti. Vedendo, adesso, 'esemplari' personalità come, che so, la sussiegosa Boldrina o i fini livorosi Flores d'Arcaico o Furioso Colombo, vorrei tanto che tornasse il nostro Giacomo per sapere se essa sia veramente un 'alta progenie'. Forse scoprirebbe che pure io devo vergognarmi di qualche 'grave antico errore'. Ma dai Grandi come il nostro comune amico 'Giacomino' lo accetterei e rifletterei!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 28/09/2014 - 16:49

Rosario,è vero ,troppo a lungo Leopardi è stato frainteso.Ti narro un episodio accaduto a me. In terza media venne un'ispettrice che interrogò alcuni alunni,fra i quali vi ero anch'io."Il sabato del villaggio',parafrasi.Alla fine la signora mi domandò quale parte della poesia io preferissi,risposi che era la seconda...apriti cielo! Mi guardò in cagnesco inorridita e si mise a tessere le lodi del mazzolino di fiori.Essa era una di coloro che riducevano la poesia a cartolina paesaggistica, il Leopardi a santino, il povero gobbetto amante della natura, infelice a causa della sua scarsa prestanza fisica e perciò pessimista. Che dire? Guardando poi a quei personaggi contemporanei che tu hai citato, credo che Leopardi direbbe "Piangi, ché ben hai donde, Italia mia".

Ritratto di aiachiaffa

aiachiaffa

Gio, 02/10/2014 - 15:11

ESTRATTO DEL LIBRO VIII DE "LA REPUBBLICA" DI PLATONE COGITATIONES < Quando un popolo, divorato dalla sete dI libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano a sazietà, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati despoti. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti,le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà,nel nome della libertà,non vi è più riguardo per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.> Platone. Grazie Veneziani.E' bene leggere anche Platone !!!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 05/10/2014 - 09:04

@aiachiaffa - Io aggiungo un pensiero di Joseph Brodsky: "...sono convinto che se scegliessimo i nostri governanti sulla base dlle loro letture piuttosto che sui loro programmi politici, sulla terra ci sarebbero molto meno guai. Bisognerebbe chiedere al padrone potenziale dei nostri destini non già in qual modo vede l'evolversi della politica estera, ma che cosa pensa di Stendhal, di Dickens o di Dostoevskij..."