Troppi detenuti, Londra li manda in mare

Da quando c’è Blair al governo il numero dei detenuti è cresciuto del 33%

Ezio Savino

È dai tempi di Robin Hood (XII secolo, si combatteva la Crociata e Re Riccardo latitava in Terra Santa) che l’Inghilterra si interroga su criminali e prigioni. Il corrotto sceriffo di Nottingham aveva il suo chiodo fisso: mettere al fresco l’arciere in verde. Ma le segrete del suo castello restavano vuote, perché la foresta di Sherwood, anche se per i ribelli era un simbolo di libertà, funzionava essa stessa egregiamente da galera senza sbarre. Oggi le autorità inglesi hanno un’opposta gatta da pelare. La popolazione carceraria scoppia. Da quando al governo c’è Tony Blair, gli inquilini delle celle britanniche sono passati da 60.000 a quasi 80.000, con un balzo del 33%. Se la tendenza si conferma, si stimano in 90.000 i reclusi nel 2010. Troppi, per un sistema carcerario già al collasso. Ed ecco - notizia di ieri - il ministero dell’Interno bandire una gara d’appalto per privati che mettano a disposizione 800 posti in celle ricavate da cabine di navi. Per la verità, una trovata non inedita: per qualche anno, dal ’97 al 2005, un esperimento era stato tentato con un penitenziario galleggiante, la HMP Weare, all’ancora a Portland, nel Dorset. Le autorità la giudicarono una soluzione inadatta: costi d’esercizio eccessivi e sicurezza che faceva acqua. Inoltre, l’idea di riesumare le galere marittime suonava ideologicamente sospetta, perché il varo della HMP Weare era stato supervisionato nel 1997 da Ann Widdecomb, all’epoca ministro conservatore per la Giustizia detentiva. Oggi la Widdecomb stigmatizza il governo, incapace di escogitare riforme più dignitose e risolutive: la sinistra laburista corre ai ripari rispolverando metodi troppo frettolosamente bocciati. Il ministero ribatte che la nave dei galeotti è solo una delle opzioni. Da valvola di sfogo potrebbero intervenire le celle delle stazioni di polizia: una soluzione però dispendiosa e a rischio di sovraccaricare con compiti estranei degli agenti già impegnati nella prevenzione e nella sicurezza. Si potrebbero ammodernare penitenziari obsoleti. Oppure riciclare aree militari. O, infine, recintare spazi adibiti a campi di vacanza estivi. Tutti palliativi, reclama l’opposizione, roba più da prestigiatori che da statisti.
Nella storia inglese, non è la prima volta che il mare sembra offrire vie di fuga a un sistema repressivo in affanno. Nel 1600, la corona offriva ai condannati la possibilità di riscattarsi arruolandosi in Marina. Le condizioni di vita sulle navi dell’epoca non dovevano dunque essere molto diverse da quelle delle galere. Verso la fine del 1700 la pressione sul sistema carcerario si fece drammatica: 50.000 detenuti varcarono l’oceano, coloni coatti in un’America che, però, di lì a poco, sarebbe insorta contro la madrepatria rivendicando l’Indipendenza. Chiusa la rotta atlantica, l’Inghilterra virò agli antipodi: la prima nave con 800 prigionieri approdò in Australia nel 1786, seguita da flotte-penitenziario che fino al 1791 scaricarono sulle coste remote il nucleo di un futuro continente.
A margine dei provvedimenti governativi per alleviare il sovraffollamento delle celle, ferve nel Regno Unito la discussione sui motivi di quest’impennata punitiva. Perché la popolazione carceraria, dal 1993, è quasi raddoppiata? Ondata criminale, o recrudescenza dei tribunali? Gli analisti individuano svolte epocali: l’infanticidio Bulger nel 1993, il terrorismo detonato il 7 luglio 2005, avrebbero incoraggiato sentenze più repressive. Si dilatano i tempi di detenzione. Libertà vigilata e arresti domiciliari vengono revocati con maggior energia. Per peccatucci che tempo fa avrebbero meritato un’arcigna reprimenda del giudice, oggi la gente vede il cielo a scacchi. I maligni interpretano la stretta come una sindrome Blair: l’ansia di sfatare l’aura di permissività dei laburisti, spingerebbe il governo a una politica giudiziaria più severa. E allora anche la vecchia idea della nave-galera offre un’ancora - discutibile - di salvezza. A meno di non scegliere la più sbrigativa strada italiana: aprire le celle con l’indulto.