Un «tuffo» letterario nelle vie d’acqua

Nel volume «Omaggio ai Navigli» curato da Finazzer Flory fotografie, racconti e poesie su uno dei simboli più importanti della città

Via d’acqua, ma anche canali di comunicazione culturale, opere di ingegneria idraulica ma anche luoghi e nomi che rimandano alla storia e al paesaggio.
I Navigli fanno parte dei simboli di Milano, come la Scala, il Duomo, la Galleria, e non sorprende, dunque, che sia stato pubblicato un vero e proprio Omaggio ai Navigli edito da Skira (105 pagine; 15 euro). Curato da Massimiliano Finazzer Flory e introdotto da Vittorio Sgarbi il libro raccoglie l’esperienza di una mostra tenutasi la scorsa estate e avente per tema il rapporto fra acqua e verde, acqua e natura, spazio simbolico e spazio vitale. Un successivo quanto suggestivo spettacolo teatrale, affidato alle voci narranti di Franca Nuti e Giancarlo Dettori aveva poi ripercorso, come in un’ideale antologia, un viaggio letterario e filosofico lungo quello che è, appunto, uno dei luoghi più affascinanti e cari alla popolazione milanese.
Dice Vittorio Sgarbi nella sua introduzione al volume, che oggi come oggi i Navigli possono «sopportare progetti di trasformazione urbana compatibili con il mantenimento della loro identità. Serve, ora, soprattutto, avere un diverso coraggio. Anche per ritrovare gli stimoli di un’estetica baudelairiana che “una città formicolante e piena di sogni” come Milano non teme».
Riccamente illustrato, Omaggio ai Navigli è un tuffo in una Milano colta fra passato e presente, mito e memoria, nostalgia e e speranza. Argini di fiume, lavanderie, tram a vapore convivono prima, lasciano spazio poi alla nuova urbanizzazione, alla «città verticale», alle fabbriche e all’industria. Quelli che erano i luoghi magici della Milano medievale secondo Bonvesin de la Riva diventano nei Promessi sposi manzoniani il rifugio di campagna di una città che ancora cerca la sua dimensione, il Seicento spagnolesco che segue la decadenza delle grandi famiglie lombarde. Bisogna arrivare all’Ottocento romantico e risorgimentale perché si annunci la grande mutazione, quella che Carlo Cattaneo indicherà con l’idrografia artificiale, fiumi e specchi d’acqua sottratti alla natura e riutilizzati. Nel Novecento, Milano fa infine il grande passo e se Carlo Emilio Gadda o Giovanni Testori scrivono il loro lamento per un costume, un modo di essere e una natura che scompaiono, è anche vero che la modernità ha un suo prezzo da pagare.
Proprio partendo da quest’ultimo punto, il curatore del libro, Massimiliano Finazzer Flory, ci tiene a ricordare anche l’impegno della Regione «per valorizzare il Naviglio Pavese e riconvertire i canali commerciali in canali turistici. Non solo per tentare di riassaporare la piacevolezza di escursioni fluviali, ma nella logica della riconversione produttiva in grado di ampliare gli interessi dell’area metropolitana e “canalizzare“ investimenti in termini di qualità della vita e comunicazione territoriale».