Dalla Tunisia maxi-sbarco di pregiudicati Altro che rifugiati politici, sono detenuti

Già a febbraio il ministro Maroni aveva lanciato l’allarme: &quot;C’è il rischio che arrivino i detenuti scappati dalle prigioni&quot;. Nel caos il permesso di soggiorno  per motivi umanitari è stato dato anche a ladri, omicidi e spacciatori<br />

MilanoPreoccupato dalla fuga di decine di carcerati da Monastir, il ministro dell’Interno Roberto Maroni l’aveva dichiarato già a febbraio. «C’è il pericolo che i detenuti scappati dalle prigioni tunisine attraversino il breve braccio di mare che li separa dall’Italia e che ce li ritroviamo fuori dalle nostre case, sotto le spoglie di rifugiati politici». Si sapeva che chi avrebbe potuto sarebbe scappato. E il ministro, allora, temeva infiltrazioni di tipo terroristico. Invece in Italia dalla Tunisia sono arrivati dei veri e propri malviventi, pluriomicidi e ladroni, molti dei quali erano stati condannati all’ergastolo dal regime di Ben Alì. E che, invece, superato il fotosegnalamento di Lampedusa, tra il 5 e il 18 aprile scorso, come previsto dal decreto governativo, hanno raggiunto varie città della penisola riuscendo a ottenere il permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari. Non trattandosi di crimini commessi in Italia, i vari uffici immigrazione delle nostre questure non ne erano a conoscenza e, perciò, non hanno potuto fermarli. E, quel che conta di più, hanno concesso loro il permesso.
Se n’è accorta recentemente l’Interpol. Che ha diffuso una lista di nomi di questi tunisini con alle spalle vicende criminali e processuali talvolta inquietanti (alcuni di loro sono classificati come «criminali pericolosissimi»), alle varie questure d’Italia. Affinché, qualora venissero fermati per dei controlli, siano rispediti immediatamente in Tunisia a scontare le pene a cui erano stati condannati.
È il caso, ad esempio, di Hicham Ezheni, classe 1977, condannato in Tunisia all’ergastolo per omicidio e che ha ottenuto a Milano il permesso di soggiorno per motivi umanitari. O quello di Sami F., 33 anni, condannato a 8 anni per reati non specificati, ma considerato «estremamente pericoloso». Lui il permesso l’ha ottenuto a Imperia.
La questura di Bologna ha rilasciato il permesso invece ad Anis A., 23 anni, già in carcere in Tunisia per rapina a mano armata e stupro e ad Amin S., 21enne condannato a 5 anni per furto e borseggio. Sempre nella città delle due torri il documento valido sei mesi negli stati dell’area Schengen è stato rilasciato a Mahdi B., 21 anni, un balordo già finito in carcere in Tunisia e fratello del più noto Imad, considerato uno dei «capi dell’organizzazione del traffico di stupefacenti a Roma».
La lista, che conta una trentina di nomi, potrebbe allungarsi con il passare del tempo. Quando dalla Tunisia giungeranno gli elenchi completi e certi dei criminali fuggiti dalle carceri del loro paese e il cui arrivo in Italia è stato accertato grazie alla fotosegnalazione di Lampedusa.
Intanto l’Organizzazione internazionale della polizia criminale ha sottoposto all’attenzione delle questure e degli investigatori della nostra polizia anche i nomi di Bolbaba A. e Amin M. Il primo ha 39 anni e in Tunisia è stato condannato a 30 anni per omicidio; l’altro è un 29enne ed è anche lui un assassino che deve scontare l’ergastolo. Entrambi sono considerati molto pericolosi e si sa che sono fuggiti dalla Tunisia e che, tra l’1 gennaio e il 5 aprile sono riusciti a entrare in Italia, passando per Lampedusa. Per precauzione i loro nomi sono stati messi in bell’evidenza all’interno degli uffici immigrazione. Dove, qualora si fossero presentati con la loro vera identità in qualità di profughi, sarebbero stati subito ammanettati e portati in carcere. Ormai di permessi di soggiorno per motivi umanitari non se ne concedono più, il tempo è scaduto. Ma chi ci assicura che questi criminali non siano riusciti a ottenerlo sotto falso nome? Purtroppo nessuno.