Tursi preferisce i cavalli al teatro

Alessandro Massobrio

Invece de I misteri di Parigi di Eugene Sue, siamo invitati dall'amministrazione comunale ed in particolar modo dal sindaco Pericu e dall'assessore al ciclo dei rifiuti, igiene e servizi civici e cimiteriali Tiezzi ad assistere a I misteri di Genova. Pièce che oltretutto, dal momenti che al centro della vicenda c'è il Teatro della Tosse, si preannuncia quanto mai spassosa ed intrigante.
Ma vediamo di addentrarci un poco tra questi misteri. Più che di Pulcinella, di natura decisamente equina. E vediamo subito il perché. Intanto perché il nitrito ci giunge dal Forte Begato. In questo antico caposaldo dell'antica Repubblica, recentemente ristrutturato, Tonino Conte ed il Teatro della Tosse avevano da tempo in programma di portare avanti nel corso del prossimo mese di luglio una serie di spettacoli, tra cui la Piazza dei Teatrini, con scenografie di Luzzati e Cereseto e musiche di Ivano Fossati e Bruno Coli. Poi, a partire dalle ore 18, una visita guidata alla cinta muraria. Alle 20.30, una serie di incontri con personaggi dello spettacolo, tra cui Gino Paoli, Roberto Vecchioni, Ivano Fossati e forse Beppe Grillo. Alle 21, La Notte delle Favole, spettacolo itinerante di Tonino Conte. Ed in fine, a partire da mezzanotte, libertà di trascorrere una magica serata sulle alture di Genova, con il mare ai propri piedi e l'Appennino alle spalle, tra bar, ristoranti e librerie.
Un programma che aveva avuto grande risonanza in molte parti d'Italia, come testimoniano le oltre 2000 prenotazioni. Dunque, un forte elemento di richiamo turistico per l'intera città. Ma a questo punto dal Forte Begato giunge il nitrito di cui abbiamo fatto cenno più sopra. È un nitrito prima sommesso, poi sempre più alto e distinto.
No, non si tratta di quello della cavallina storna di pascoliana memoria, che frangea le biade con romor di croste. Il nitrito di cui parliamo, proviene da un maneggio, che il sindaco Pericu e l'assessore Tiezzi hanno ritenuto più culturalmente appetitoso del Teatro della Tosse ed a cui hanno destinato l'area di Forte Begato.
Oltretutto, la vicenda non è stata condotta neppure con la necessaria linearità e trasparenza. C'è stata di mezzo una lunga tergiversazione, nel corso della quale l'ineffabile Tiezzi, succeduto secondo manuale Cencelli a Monteleone, altro uomo della Margherita passato al governo della Regione, ha da prima assicurato la disponibilità del Forte, poi prospettato difficoltà da parte del demanio ed infine negato decisamente la disponibilità della struttura. Salvo da ultimo riproporla nei giorni successivi alla cifra puramente simbolica di cinquemila euro.
Una cifra davvero non indifferente per chi, come Tonino Conte e gli operatori del suo teatro erano già chiamati a sostenere non indifferenti spese di allestimento e ripristino delle strutture necessarie alla sicurezza.
È facile immaginare lo stato d'animo in cui abbiamo trovato il direttore del Teatro della Tosse, che vede una intera stagione compromessa dagli inspiegabili tentennamenti del Comune. Nonché una perdita netta di almeno trentamila euro, cifra che può compromettere il bilancio dell'intero ente.
«L'aspetto assurdo di questa storia sta nel fatto - ci dice Tonino Conte - che, quando abbiamo parlato con il sindaco, quest'ultimo si era detto d'accordissimo con l'iniziativa, perché, dopo aver sistemato Porto Antico, era giunto il momento di pensare ai forti».
A quando risale questo colloquio?
«Almeno al 2005. Questo annunzio è stato poi formalizzato ufficialmente ancora dal sindaco nel corso della cerimonia in cui mi è stato conferito il Grifo d'Oro. Dopo di che la pratica è stata affidata all'assessore Tiezzi, il quale non ha fatto altro che temporeggiare. Alla fine, dopo mesi di temporeggiamento, veniamo a scoprire che aveva già deciso di affidare il forte al maneggio. A questo punto, il comportamento del comune mi sembra davvero non molto serio».
Nessuno è intervenuto a vostro favore?
«Al contrario. Sono intervenuti molti politici. Anche non pochi assessori della giunta hanno cercato di aiutarci. Ma ormai era troppo tardi. Il forte era già stato assegnato a questi signori dei cavalli».
Che vantaggio ha il Comune a portare avanti una scelta simile?
«Loro sostengono che questi avrebbero garantito una vigilanza anche durante l'inverno. Ma anche noi non avevano l'intenzione di sfruttare il forte per un solo spettacolo. Con il passare del tempo è venuta a maturazione tutta una serie di progetti - dalla piazza dei teatrini alla visita guidata delle mura - che avrebbero attirato non poco pubblico».
D'altra parte, il vostro impegno a Begato si preannunziava di non poco conto.
«Senza dubbio. Begato è tutt'altra cosa rispetto a Forte Sperone, che possiede di per sé caratteri scenografici. Là bastavano una tenda ed un po' di luci per creare una particolare atmosfera. Al Forte Begato, invece, non c'è niente. Soltanto uno spazio quadrato».
Ed ora c'è tutto da inventare.
«Non esito a dire che ci hanno trattato come dei cretini. Anche perché subiremo un danno pazzesco. Abbiamo impegnato tutta una compagnia di attore e tecnici. Cercheremo di rimediare trasferendoci nel mese di luglio a Finale, dove già l'anno scorso abbiamo ottenuto un successo strepitoso».
Che cosa pensa di fare per il prossimo anno?
«Certamente non si farà niente senza le doverose garanzie. Ora saranno costretti, con sperpero di denaro pubblico, a costruire box per settanta cavalli, quando con un po' di preveggenza avrebbero potuto fornire all'intera città una attrattiva turistica senza pari».