Tutti a caccia del calice sacro Il reality sbarca nella leggenda

Il canale satellitare Marco Polo sta selezionando un gruppo di cavalieri per la più epica delle imprese. Requisiti richiesti: fede, conoscenza e virtù

Vittorio Macioce

Forse è a Sarras, ai confini con l’Egitto, nella patria perduta dei saraceni. O nell’Atlantico, sulle isole Oak, dove c’è il pozzo senza fondo. Nella fortezza di Takht-I-Sulaiman, in Iran, dove è nato il culto di Zoroastro. Il Graal e i suoi segreti. Il Graal dei catari e dei templari, degli gnostici e dei Rosacroce. Marileda ha poco più di 20 anni ed è pronta a partire. Non ha paura e questa storia l’ossessiona forse da sempre. Si è addormentata sfogliando le pagine di Chrétien de Troyes, il leggendario poeta del Lancelot, il cavaliere del Lago. Ha inseguito Parsifal, il puro, nella sua devastante ricerca. Ha visto la Sindone a Torino e ha sognato l’Arca dell’Alleanza. E ora scrive: «Fatemi andare. Studio l’argomento da anni e penso di sapere dove si trova il sacro calice». Marilena ha inviato il suo curriculum al canale satellitare Marco Polo. Ha letto da qualche parte che lì, appena maturerà l’autunno, finanzieranno un’impresa d’altri tempi, da tavola rotonda, da crociati, da templari, da folli, da Don Chisciotte, da sognatori, da invasati, da Indiana Jones, da Martin Mystère, da eroe puro, senza macchia e senza paura. Marco Polo, canale di viaggi e di avventure, sta selezionando i cavalieri che tenteranno l’impresa. Edorardo Fedele è il direttore di Marco Polo. L’idea, folle, è sua. Sono partite le selezioni. Sono arrivati i curriculum. In autunno si parte. L’età? Tra i 20 e i 30 anni. L’avventura è aperta anche alle donne. Nessuna discriminazione, ma tre valori da rispettare, incarnare, rappresentare: fede, sapienza, virtù. «Stanno arrivando migliaia di lettere - dice Edoardo Fedele -. Quasi tutti dimostrano di conoscere bene miti e leggende del Graal. Qualche scettico, qualcuno che come Indiana Jones cerca l’avventura e altri che sono spinti da una strana forma di spiritualità. È indubbio, comunque, che i mille misteri che girano intorno al sacro calice rendano la ricerca affascinante. Noi sceglieremo tre compagnie, un pugno di eletti. E a loro diremo: buona fortuna e mostratevi degni della missione. Anche le rotte di partenza saranno tre: Francia, Gran Bretagna e forse Portogallo, Santiago de Compostela. Noi li seguiremo con le telecamere. Ma saranno gli indizi trovati a indicare la strada ai cavalieri».
Eccolo il mito fondante dell’Occidente cristiano. Ecco la storia senza fine. Dov’è? Cos’è? Qualcuno dice che è la coppa, consacrata da Cristo nell’ultima cena e destinata a raccogliere il suo sangue dopo la crocifissione. Fu portata da Giuseppe d’Arimatea nell’abbazia di Glastonbury. Lo stesso luogo dove venne sepolto Artù. La mitica Avalon. Alfredo è ossessionato dalla ricerca. È uno dei candidati: «La leggenda narra che nell’abbazia sono custoditi, oltre al Graal, anche la lancia con cui il centurione Longino trafisse il costato di Cristo. C’è la spada con cui Pietro tagliò l’orecchio a un soldato e il piatto in cui venne raccolta la testa del Battista. Forse è un caso, ma sembrano i semi delle carte da gioco italiane: coppe (il Graal), le spade (la spada di Pietro), i denari (il piatto) e i bastoni (la lancia di Longino)».
Enrico è pugliese. Ed è convinto che il Graal sia nelle sue terre. «Ma siamo sicuri che sia una coppa? Potrebbe essere un sacrario. È Castel del Monte, sull’altipiano delle Murge, costruito da Federico II per custodire un segreto giunto dall’Oriente e affidato dai mistici Sufi ai cavalieri Teutonici. Io lo cercherei lì, oppure nella basilica di San Nicola a Bari, dove è conservata la lancia di Longino. Un mio amico è invece arciconvinto che il Graal sia la Sacra Sindone e, quindi, sta a Torino». Lucia, stregata dal Codice da Vinci, scommette sulla chiesa di Rennes-le-Château, ai piedi dei Pirenei francesi. La cripta fu scoperta dal misterioso don Berenger Saunière alla fine dell’Ottocento. Le iniziali dei nomi delle statue formano la parola Graal. C’è chi giura di aver visto nella cappella di Lothian, in Scozia, il simbolo del sacro calice: «una rosa-croce ottagonale con un fiore nel centro». L’ultima lettera è firmata Luca, nome evangelico. Vuole fare questo viaggio per poterlo raccontare: «Scommettiamo che un ateo come me ce la fa?». Anche gli atei, in quest’epoca di mistici miscredenti e di santi laici, vanno alla ricerca del sangue di Cristo. E così sia.