Tutti i brividi della Milano noir

Chi da piazza Sant’Ambrogio si reca alla basilica del vescovo patrono, non potrà non scorgere una misteriosa colonna in marmo, di epoca romana, con due fori e un lungo sfregio. I milanesi la chiamano «colonna del diavolo», perché la sua storia si intreccia a una delle leggende più antiche e affascinanti della tradizione meneghina. Si narra infatti che una mattina, durante una passeggiata nel cortile della basilica, Ambrogio incontrò il diavolo, che gli si avvicinò, per tentare in extremis di dissuaderlo dal portare avanti l’incarico di vescovo. Ma il santo, prontamente, lo colpì con un calcio che lo fece andare a sbattere con le corna contro una colonna, creando due fori nel marmo. Furioso per la sconfitta, il demonio si tramutò in zolfo e dai due fori scomparve dentro la colonna. Pare che in quel modo aprì un varco verso l'inferno, tanto che per anni, avvicinandosi alla colonna, si poteva sentire l’odore di zolfo. I misteri e gli intrighi irrisolti che si affollano attorno alla basilica del santo, cara ai milanesi ma non per questo priva di lati oscuri, proseguono anche all’interno della chiesa, e in particolare su una colonna della navata centrale, dove troneggia un misterioso serpente in bronzo. Si narra che sia stato forgiato dalle mani di Mosè per difendere il suo accampamento dai serpenti del deserto: chiunque fosse stato morso, guardando il rettile in metallo avrebbe avuta salva la vita. La scultura arrivò in città per mano di Arnolfo, arcivescovo di Milano alla fine dell’XI secolo, e fu collocata nella basilica del santo patrono, dove diventò presto oggetto di venerazione, pensate un po’, come cura contro i vermi all’intestino.
Dal «povero Diavolo» (da cui il celebre detto milanese) al culto del serpente di Mosè, sono tanti i racconti e gli aneddoti, veri o immaginari, che aleggiano all’ombra della Madonnina. Per conoscerli e riviverli da vicino, basterà lasciarsi guidare dai nuovi itinerari, in programma da qui a gennaio, alla scoperta della «Milano noir». L’iniziativa è organizzata dall’associazione Neiade (www.neaide.com), una delle realtà culturali più attive del territorio, che dal 2004 organizza incontri, percorsi e visite guidate per diffondere e promuovere il patrimonio culturale lombardo. In questo caso, il percorso si dispiegherà in tre tappe, distribuite in tre giorni diversi (sempre di venerdì pomeriggio), della durata di due ore circa, che come i capitoli di un giallo svelano e ricostruiscono il volto più nascosto e misterioso della città. Si parte dunque oggi da piazza Sant’Ambrogio, con la visita della basilica (ore 15, euro 10, per prenotazioni: 393.9440207, 02.36565694), non senza prima aver ammirato la «colonna del diavolo», il serpente in bronzo e una scacchiera di derivazione templare. Il noir sconfina nell’horror venerdì 17 dicembre, con la seconda tappa del percorso che partirà da via Bagnera, la più stretta della città, dove un serial killer ammazzava e seppelliva le sue vittime. Il «mostro di Bagnera»: così era stato ribattezzato il muratore Antonio Boggia, che dal 1849 al 1859 uccise quattro persone tagliandole a pezzi e murandole nel suo magazzino; scoperto e condannato a morte, fu impiccato nel 1862 in uno slargo tra porta Vigentina e Ludovica. Ma i resti umani possono anche essere oggetto di culto, come si scopre entrando nel Santuario di San Bernardino alle Ossa, al Verziere, in cui ogni elemento dell’architettura, dalle porte alle pareti, è rivestito da teschi e ossa umane.
Il fascino del proibito regna incontrastato nell’incontro del 21 gennaio, terzo e ultimo capitolo del giallo, ambientato stavolta al Cimitero Monumentale, luogo di simboli e riferimenti massonici a partire da quelli (l’occhio onnivedente, la squadra e il compasso) che ornano il monumento funebre di Fedele Sala, «onesto e ardito lavoratore» recita la lapide, che con generosa donazione «accrebbe forza ed efficacia di apostolato alla società milanese di cremazione».