Tutti i segreti dei fondi comuni

da Milano

Qualcosa di veramente epocale. Quello che si sta materializzando sui mercati finanziari di tutto il mondo non si era mai visto prima. I paragoni con il ’29 sono fuori luogo perché si riferiscono a una realtà economica e finanziaria, quella degli Anni Trenta, assolutamente non paragonabile con quella attuale. Non reggono nemmeno i confronti con le grandi crisi degli ultimi decenni che coinvolgevano titoli appartenenti a specifici settori: azioni che, prima del crac, avevano visto correre oltre ogni ragionevole livello le loro valutazioni di Borsa. Stavolta, infatti, sono le stesse fondamenta dell’intero sistema a essere scosse in quanto è in gioco la credibilità della solidità delle banche, cioè le autostrade finanziarie che irrorano il sistema economico di tutto il mondo. In uno scenario di questo genere, tutti gli attori del mercato hanno subito l’impatto di questa tempesta finanziaria e quindi anche i fondi comuni d’investimento.
A tale proposito giova ricordare che nel mondo del risparmio gestito i cosiddetti «attivi» (cioè la somma di tutto il denaro che i risparmiatori versano nei fondi comuni) sono amministrati da una società di gestione del risparmio (sgr), ma restano custoditi da una banca depositaria. Quest’ultima ha la funzione di vigilare che il gestore (cioè la sgr) utilizzi il denaro depositato esclusivamente per gli obiettivi di investimento dichiarati dal fondo e garantisce che il patrimonio del fondo stesso resti separato da quello della banca.
Anche in caso di liquidazione della banca (o dell’assicurazione) a cui fa capo la gestione, i patrimoni dei fondi non sono infatti coinvolti ma restano di proprietà esclusiva del risparmiatore a cui vengono restituiti. Diverso è il discorso dell’andamento del valore delle quote che dipende dalle scelte di gestione e quindi dall’andamento dei mercati finanziari. Le linee monetarie, per esempio, offrono rendimenti allineati a quelli medi dei titoli di liquidità (come i Bot e i pronti contro termine) che, statisticamente, si attestano su livelli inferiori a quelli dei mercati azionari ma con una rischiosità molto ridotta: per queste caratteristiche sono consigliate agli investitori meno propensi al rischio.
Al contrario le linee a indirizzo bilanciato (cioè con una percentuale di azioni e con la restante parte del portafoglio impiegata in obbligazioni e titoli di liquidità) e, soprattutto, a indirizzo azionario, tendono a registrare nel lungo termine performance superiori a quelle del mercato monetario e obbligazionario a fronte però di una rischiosità superiore (o, anche, molto superiore) esponendo quindi il risparmiatore a perdite anche molto ingenti nel breve periodo. Ecco perché queste soluzioni sono indicate agli investitori più votati al rischio o che abbiano un orizzonte di investimento lungo (almeno 5 anni), ovvero tutto il tempo per recuperare le eventuali perdite momentanee.