Tutti uniti allo Smeraldo per fare un vero «Tablò»

Il ventisettenne Triggiano è l’illusionista che conquista la sua Giulietta

Valentina Fontana

Gaetano Triggiano, il ventisettenne protagonista toscano, ha fatto dell’illusionismo la sua arte. Serge Denoncourt, il regista canadese, si è sempre occupato di prosa sperimentale, convinto che l’illusionismo fosse cosa da baraccone. Arturo Brachetti, il consulente artistico, è il più grande attore trasformista del mondo. Dal loro incontro è nato Tablò.
Jean-Jacques Pillet, il coreografo, arriva dalla direzione artistica del Varekai del Cirque du Soleil. François Barbeau, il costumista, è stato premiato con tre Emmy Awards. Angelo Talocci, il compositore, ha al suo attivo più di 1.500 pezzi per produzioni televisive, fiction, film e spot, non si è mai occupato di teatro. Insieme hanno animato Tablò.
Come spiegare il risultato di un incontro - Tablò - lo spettacolo che apre la stagione dello Smeraldo il 27 - che vuole esprimere la meraviglia di fronte a un fatto inspiegabile?
«Non è circo - precisa il regista -, non è danza, non è prosa, non è illusionismo, è una cosa unica».
Unica perché lo spettacolo vuole distanziarsi da quell’illusionismo “da baraccone”, dagli stereotipi che ci riportano a Las Vegas, per concentrarsi su una storia d’amore vista con gli occhi dell’illusionismo.
Così, «il racconto di Tablò - continua Triggiano - si sviluppa in una particolare storia d’amore, la fantasiosa corsa del protagonista dietro la donna di cui è innamorato. Una corsa che parte dal Moulin Rouge, sale sul Titanic, lotta contro i gangster dell’America degli anni Trenta, si ferma sotto il balcone di Romeo e Giulietta, si infiltra in un set cinematografico, gioca con i fumetti nella giungla fino ad arrivare nella città del futuro. Ma anche alla fine la donna fugge…».
Ma chi è questa donna sempre in fuga? «…una donna bellissima o una brezza leggera - si chiede il regista -, un ricordo sbiadito su una nave che solcava gli oceani o un profumo di un selvaggio fiore che vive solo nella foresta più remota? È per un suo sorriso, per un solo cenno del suo corpo che si potrebbe fare anche ciò che non è possibile pensare. Chi può dire come vorrà apparire ai nostri occhi impazienti; una cosa è sicura: si farà riconoscere».
Già, perché si scopre che la donna che tutti prima o poi amano è l’ispirazione, «la nostra guida che ci tiene per mano nel tortuoso cammino della creazione - dice Denoncourt -; stavolta si è presentata con le fattezze di una bellissima donna che ti sa ammaliare e ti possiede fuggevole, cosciente del fatto che sei già suo per poi farti lasciare, felice, come solo un’amante generosa sa lasciarti. Quando se n’è andata, come ogni volta, abbiamo sperato di rivederla al più presto sentendo che la sua lontananza sarebbe stata comunque alleviata dal pensiero per ciò che in quei brevi istanti ti avrebbe lasciato».
Così l’ispirazione ha lasciato questo spettacolo, Tablò è il suo frutto e il suo inno, e l’illusionismo si fa anch’esso suo amante fedele, con lo scopo di generare nel pubblico non la sorpresa per il gioco, ma la sensazione per l’emozione che il gioco può dare.
«Tablò è una storia eterna, ma sempre nuova, fra l’artista e la sua ispirazione - spiega Triggiano -, una piccola poesia che suggerisce di vivere la vita con fantasia».
Ecco allora i dodici ballerini e i dieci attori in scena farsi interpreti di questo incontro fra drammaturgia, humour, danza e illusionismo. Ecco arrivare le musiche di Angelo Talocci, le sue intuizioni melodiche allo stesso tempo teatrali, cinematografiche e discografiche. Ecco l’aria cinematografica aleggiare su tutta la scena per uno spettacolo «fatto su misura per Gaetano Triggiani - continua Denoncourt -, non sullo stile di David Copperfield o di altri. Così ho realizzato il mio sogno di presentare a Milano un’opera unica».
«Ho voluto fare un omaggio a Luchino Visconti - chiosa il regista -, a Jean Renoir, al film noir americano, al cinema muto e a tutte le cose che mi piacciono, fondendo la magia e i colori, il dinamismo e l’azione, i sentimenti e le passioni».