«Tutto previsto, niente psicosi: da noi il problema è veterinario»

Pregliasco: «Ci sono condizioni igieniche diverse da Asia e Turchia»

«Innanzitutto dobbiamo evitare l’errore che abbiamo già commesso all’inizio di questa vicenda. Non bisogna creare allarmismi eccessivi o terrorismo psicologico. L’aviaria in Italia è un problema veterinario». Fabrizio Pregliasco, ricercatore e virologo dell’Università Statale di Milano, cerca di mettere ordine nel caos mediatico scatenato dai primi cigni infetti dal virus H5N1 trovati in Sicilia, Puglia e Calabria nei giorni scorsi.
Perché si tratta di un problema esclusivamente veterinario?
«Al momento stiamo parlando di animali infetti. Nel mondo, a oggi, ci sono 88 casi di persone morte per il virus su 166 segnalazioni, anche se i contagiati saranno stati certamente un numero maggiore. E parlare di pandemia è davvero prematuro: per ora il contagio può avvenire tra animale e animale, non tra persona e persona».
Cosa prevede a breve?
««Sicuramente arriveranno molte segnalazioni fasulle o da psicosi. Ma le capacità di risposta del sistema sanitario italiano sono adeguate».
Come bisogna comportarsi?
«Non modificando le proprie abitudini. Le mamme potranno continuare a mandare i bimbi al parco. E, come nella prima fase dell’allarme, si possono mangiare pollo, uova e tacchino. Basta usare il buon senso, nel nostro Paese le condizioni igieniche sono differenti dal Sudest asiatico o dalla Turchia dove si sono registrati i casi di contagio umano».
Non sembra stupito per questi primi casi di aviaria in Italia.
«Erano attesi. Le rotte migratorie passano sul nostro Paese. È strano che si siano verificate solo al Sud, ma è dovuto al freddo di quest’inverno. È possibile che si trovino volatili contagiati anche nel Veneto o in Lombardia, nel Parco del Ticino o nelle aree di sosta del Wwf».
In questo caso cosa succederà?
«Nessun allarme particolare. Basta non venire a contatto con le carcasse di uccelli morti e non si corrono rischi particolari».