Uccise squillo, si pente in prima pagina «Chiedo a tutte le donne di perdonarmi»

L’uomo, condannato a 10 anni (poi ridotti a sei) ha scritto alla «Provincia Pavese» una lettera aperta

Nino Materi

Da una parte la «lettera di scuse» dell’assassino: Marco Rubino, 38 anni, condannato a 6 anni per omicidio (di cui quattro già scontati); dall’altra la poesia che l’associazione cattolica «Amici di Lazzaro» dedica alla vittima: Caterina Stevens, nigeriana, che quando fu uccisa da Rubino aveva 26 anni. Le strade di Caterina e Marco si incrociano la notte del 5 novembre 2001 nelle campagne di Locate Triulzi, tra le province di Milano e Lodi. Marco, reduce da una serata a base di alcol e cocaina, si apparta con quella ragazza scelta tra le prostitute della zona: imprevedibilmente una storia di sesso a pagamento si trasforma in un omicidio. Rubino confessa dopo poche ore, non riuscendo mai a spiegare con esattezza il motivo per il quale ha strangolato la lucciola. Poi il carcere, la prima condanna a 10 anni, ridotti a sei nel processo d’appello. Ora, in vista forse di un’imminente scarcerazione, una lettera aperta al quotidiano La Provincia Pavese pubblicata ieri in prima pagina.
Frasi toccanti attraverso le quali l’uomo chiede perdono (anche se a ben guardare la parola «perdono» non figura mai) «a tutto il genere femminile». «Quella notte - scrive Rubino - in cui fui abbandonato dalla ragione per una manciata di minuti, tutto il mio essere si è posto in perpetuo difetto nei confronti delle donne. In particolare vorrei porgere le mie scuse a quelle donne che tanto mi hanno amato ed io ho illuso e poi deluso». E poi: «Approfitto di questo delicato periodo per esprimere il mio pensiero. In coscienza mi rammarico per le continue violenze che le donne subiscono. Comprendo che le mie scuse possano sembrare irrilevanti, ma, purtroppo, non posso fare altro che espiare la mia colpa. Anche se non esiste peggior prigione che l'avere una coscienza sporca. Vorrei rendere pubbliche queste mie sincere scuse. Il mio intento non è quello di compiacere ma è solo un modo per alleviare in parte quella stretta al cuore che da tempo mi opprime. Sono grato della vostra attenzione. Buone feste».
Può bastare per mettersi in pari con il peso di quella notte maledetta? Quando lui racconta di essersi allontanato senza avere la certezza che Caterina fosse viva o morta. Tra l'erba, dove l'ha scaricata, la ritrova il mattino seguente un contadino. Scattano le indagini dei carabinieri. Nel frattempo per Rubino - tornato a casa - l’angoscia diventa insopportabile. Il rimorso lo tormenta per ore. Decide di confessare tutto alla moglie. Un amico, un poliziotto, viene informato della tragedia e gli consiglia di costituirsi. Quando telefona alla squadra mobile gli agenti già conoscono il suo nome. Sul tavolo del commissario ci sono due verbali: sono le denunce di due prostitute albanesi che denunciano un'aggressione avvenuta proprio la sera del 5 novembre. Sarebbero state malmenate da un cliente; una di loro ha annotato la targa: è quella della Y10 di proprietà della moglie di Rubino. Da allora, quattro anni di carcere. Fino alla decisione, la settimana scorsa, di mettere nero su bianco le sue «scuse». Una missiva che speriamo sia stata scritta rispondendo solo alle ragioni del cuore e della coscienza; cuore e coscienza che, tuttavia, non lo hanno portato a dedicare neppure una riga a Caterina, vittima di cinque minuti di follia che l’hanno cancellata dal mondo. A lei rimane solo la poesia che l’associazione cattolica «Amici di Lazzaro» ha volute dedicarle. «Da tempo la conoscevamo ed era diventata una nostra amica di strada, non si era ancora decisa a far denuncia ai suoi sfruttatori per paura di ritorsioni nel suo Paese - ricordano gli «Amici di Lazzaro» -. A fine ottobre era stata spostata in Lombardia, poi ci è arrivata la notizia: uccisa da un cliente dopo una lite. Caterina Stevens, 24 anni, nigeriana, è morta strangolata. Sappiamo che aveva fede e sarà certamente in Paradiso».