La Ue ci obbliga a tenere l’imam

La sinistra radicale sta quasi riuscendo a far credere all'opinione pubblica che gli imam accusati di fiancheggiare il terrorismo come Abu Imad, della moschea milanese di viale Jenner, e Abdelmajid Zergout, ex-imam di una moschea di Varese, sono stati dichiarati innocenti dai tribunali che li hanno processati. Il fatto che Zergout sia stato espulso dal ministro Amato - dopo che la Casa delle libertà aveva protestato perché le espulsioni di predicatori si erano fatte meno numerose con il governo Prodi - è stato bollato dal suo avvocato come un tentativo di delegittimare con una «giustizia parallela» la magistratura. È caduta nella trappola anche la Corte europea dei diritti dell'uomo, peraltro non nuova a questo «buonismo» verso l'ultra-fondamentalismo islamico, che ha sospeso l'espulsione di Zergout.
Si tratta di un grande inganno. Abu Imad e Zergout non sono stati riconosciuti innocenti. Abu Imad secondo i giudici del Tribunale di Milano - non proprio una longa manus della Casa delle libertà - è «coinvolto direttamente nelle attività di: falsificazione, finanziamento all'estero, contatti con i gruppi esteri (in particolare l'Austria) e smistamento dei combattenti». Perché, dunque, Abu Imad se l'è cavata? Per la solita questione dei tempi biblici della giustizia italiana. La sentenza di Milano a rigore non è di assoluzione ma di prescrizione. Quando l'imam milanese falsificava documenti, finanziava e «smistava» terroristi le norme più severe in tema di terrorismo introdotte dal governo Berlusconi non erano ancora in vigore. Ha pertanto potuto beneficiare dei vecchi termini di prescrizione: mentre con le nuove norme sarebbe stato condannato.
Si tratta del caso tipico previsto nel 2005 dal decreto Pisanu per le espulsioni: chi se la cava per la prescrizione ma è riconosciuto dai giudici come responsabile di fatti gravissimi va espulso, perché è pericoloso per l'ordine e per la sicurezza dei cittadini italiani. Il ministro Amato, come ha fatto per l'imam Zergout di Varese, prenda il coraggio a due mani ed espella anche Abu Imad, che è più noto e protetto di Zergout ma proprio per questo è anche più pericoloso.
Quanto a Zergout, se l'è cavata non per la prescrizione ma per un cavillo giuridico: la rinuncia a due rogatorie, peraltro giustificata dalla Corte d'assise di Milano con la circostanza che - se si fosse dato corso a tali rogatorie all'estero - i tempi del processo si sarebbero allungati a dismisura. Il pubblico ministero ha chiesto l'assoluzione di Zergout e dei suoi complici «non perché io non sia convinto di avere in mano elementi in grado di provare la responsabilità degli imputati - ha detto - ma solo perchè la prova non si è formata in dibattimento» attraverso le rogatorie, come prescriverebbe la più recente giurisprudenza della Cassazione. Dunque anche nel caso di Zergout la «responsabilità degli imputati» è provata, ed essi sfuggono alla condanna solo per una ragione tecnica. E pure qui, per colpire chi sfugge alla legge non perché innocente, ma per qualche marchingegno poco comprensibile ai non giuristi, è del tutto giustificato il provvedimento di espulsione.
Ora che sul tema della sicurezza gli elettori del Nord hanno suonato la sveglia, c'è da augurarsi che il governo voglia procedere senza paura con le espulsioni, anche quando i fiancheggiatori del terrorismo non fanno i muratori ma i predicatori. E che i soloni delle istituzioni europee, per malinteso garantismo, non mettano ulteriormente i bastoni fra le ruote all'Italia.
Massimo Introvigne