Ue, Siniscalco è pronto al duello: «Non faremo alcuna manovra bis»

Il ministro dell’Economia scrive ad Almunia. In serata vertice di due ore con Berlusconi e Letta

Francesco Casaccia

da Roma

Il rapporto Almunia sui conti pubblici italiani «è un atto dovuto». E, comunque, venerdì al G-7 «porteremo le nostre controdeduzioni». Il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, ricorda che la decisione finale sulla procedura di deficit eccessivo a carico dell’Italia spetta all’Ecofin di luglio, quindi, «si negozierà fino all’ultimo giorno» e «mi batterò perché la soluzione sia ragionevole». Esclusa, intanto, una manovra economica bis. Se n’è parlato anche in un vertice notturno durato due ore a Palazzo Chigi dove il ministro ha fatto il punto con il premier Silvio Berlusconi e il sottosegretario Gianni Letta.
La decisione della commissione Ue era scontata e rappresenta solo un primo passo della procedura. Si è trattato di «un atto dovuto, unilaterale e non discrezionale», conferma Siniscalco. Che aggiunge: «adesso si comincia a discutere». Il nostro Paese intende far valere le proprie ragioni e contrastare il rapporto Almunia. «Venerdì - spiega il ministro - al G-7 presenteremo il memorandum con le nostre controdeduzioni. Il disaccordo non è sui numeri e sui fatti, ma sul modo di leggerli». Ed è proprio questa la linea difensiva scelta dall’Italia. «Faremo leva sui cosiddetti fattori rilevanti che un Paese può addurre per giustificare una situazione di disavanzo». Siniscalco ha già inviato una lettera al commissario Almunia, anticipando alcune delle argomentazioni che verranno avanzate. Tra queste il fatto che i disavanzi 2003 e 2004 hanno superato il 3% solo dopo la revisione Eurostat. Le controdeduzioni dell’Italia «tendono a mettere in luce quanto fatto di buono su alcuni punti trattati poco generosamente dalla Commissione, tra cui l’analisi del breve termine (2001-2006), la valutazione di alcune riforme e una prima analisi delle circostanze eccezionali e dei fattori rilevanti». È, per stessa ammissione di Siniscalco, un documento molto tecnico che servirà come base di partenza per il negoziato. L’intenzione è quella di arrivare «ad una soluzione ragionevole. E se servirà - assicura il ministro - farà anche un giro per qualche capitale europea» per convincere i «colleghi» sulla validità delle argomentazioni italiane. In ogni caso, ci tiene a sottolineare Siniscalco, «finché l’Italia vivrà queste cose come un dramma, non sarà un Paese maturo. Non si tratta di una partita dove si vince 0 a 1 ma dove si valuta insieme un percorso».
Il ministro dell’Economia non esclude, comunque, che se dovesse essere accertata una situazione di deficit eccessivo, vi potrebbe essere la richiesta di un aggiustamento del disavanzo «anche in due o addirittura tre anni. Non so cosa sia desiderabile, verrà fuori nel processo». Esclusa, comunque, una manovra bis. «Preferisco - spiega Siniscalco - fare un’ottima Finanziaria per il 2006, piuttosto che aggiustatine progressive. Esistono due scuole di pensiero: una secondo cui fare una manovra correttiva in corso d’anno farebbe guadagnare sul piano della credibilità; l’altra secondo cui una nuova correzione strangolerebbe l’economia. Credo che non sia necessario fare un’altra correzione; non è il caso. Quella del mini budget - prosegue - è un’arma spuntata, l’abbiamo usata l’anno scorso e poi ci hanno rialzato il deficit al 3,2% del Pil: con che faccia ne potrei realizzare un’altra?». Insomma, Siniscalco conferma che non è opportuna «una megamanovra sul 2005, in un momento di recessione». D’altra parte, «non si tratta di errori di politica economica, ma di eventi che non stanno andando nella direzione desiderata». In quest’ottica, «l’atteggiamento dei partner è di sostegno tra pari. L’Ue non chiede miracoli ai governi, ma politiche economiche chiare e questo è proprio quello che scriveremo nel Dpef». Infine, Siniscalco esclude di aver chiesto ad Almunia di non aprire la procedura: «Interpretazione pittoresca della realtà».