Unicredit, Proto porta Trump. Ghizzoni rafforza il capitale

La banca riacquista bond per 3 miliardi. Faro Consob su Abu Dhabi

Dopo il re russo della vodka Tariko Roustam, è il magnate americano Donald Trump (nella foto) a puntare sull’aumento di capitale di Unicredit che termina domani. L’imprenditore, che aveva tentato anche la scalata alla Casa Bianca, farebbe infatti parte del nocciolo duro costituitosi attorno alla Alessandro Proto Consulting, la boutique di consulenza con cui Trump è già in affari con l’obiettivo di puntare sulle pmi del made in Italy. In tutto Alessandro Proto Consulting dovrebbe «pilotare» l’1,2% di Piazza Cordusio, una quota modesta ma di peso «politico», vista la liquidità dei i clienti che si affidano ad Alessandro Proto.
Pur tra qualche arretramento e derivati di troppo, il fortino delle Fondazioni italiane difenderà invece il 12% di Unicredit, cui potrebbero affiancarsi il fondatore della Tod’s Diego Della Valle (con poco meno del 2%) e, forse, Emma Marcegaglia così come Leonardo Del Vecchio potrebbe arrotondare lo 0,5% attuale. Cresce, invece, l’interrogativo sulla pretesa avanzata dei soci arabi: Consob starebbe indagando sul fondo sovrano Aabar che prima ha detto di voler salire al 6,5% di Unicredit, poi ha precisato di avere il 6% potenziale, perdipiù destinato a diluirsi post aumento al 5% prima posseduto. Una mancanza di «disciplina» simile a quella commessa dall’americana Blackrock, anche se i conti si potranno fare solo al termine della ricapitalizzazione visto che da più parti si pensa che la quota del sultanato salirà ancora. Ieri la cosa ha interessato anche il Parlamento, dove su istanza della Lega, il Tesoro ha replicato che Bankitalia sta monitorando «con attenzione» l’evoluzione degli assetti azionari delle banche.
L’ad Federico Ghizzoni, intanto, migliora la struttura finanziaria di Unicredit riacquistando fino a 3 miliardi di bond su 5,5 miliardi di nominale. L’obiettivo è spingere il Core Tier One (in caso di adesione completa la plusvalenza è 490 milioni con un impatto di 10,9 punti base) rispetto al 9% promesso alla Vigilanza secondo i termini dell’Eba. Il buy-back è stato letto come un atto di forza dalla Borsa, dove Unicredit ha guadagnato l’1,2% a 3,8 euro dopo aver tentato un salto del 5,8% a ridosso della soglia critica dei 4 euro. La banca ha poi «prenotato» un programma di covered bond da 25 miliardi: tutte fiches da scambiare con la Bce o con controparti istituzionali per ottenere denaro con cui alimentare gli impieghi a famiglie e imprese.