Unità d'Italia, folla a Varese per Napolitano Cori anti Lega: "Esporre il tricolore in Comune" 

Centiniaia di persone a Varese
hanno atteso l’arrivo del presidente della Repubblica davanti al municipio. La
folla ha intonato l’inno nazionale e chiesto che venisse
esposto il tricolore. Proteste placate solo quando è spuntata la bandiera. Ma il sindaco minimizza: "Fischi organizzati"

Varese - Centiniaia di persone a Varese hanno atteso per ore l’arrivo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano davanti al municipio, prima tappa varesina nell’agenda del capo dello Stato. Ma è subito polemica: la folla ha intonato l’inno nazionale chiedendo - anzi pretendendo - che venisse esposta la bandiera tricolore. Sono volate urla come "Vergogna!" e "Vogliamo le bandiere!". E solo quando dall’ufficio del segretario comunale ha fatto capolino il tricolore, i cittadini si sono placati e hanno applaudito soddisfatti.

La folla acclama Napolitano Circa un migliaio di persone hanno affollato via Sacco, transennata per il passaggio del corteo presidenziale. Nel municipio era presente il sindaco Attilio Fontana con gli assessori. Un gruppetto di persone gli ha chiesto di togliere dal taschino il fazzoletto verde. "Lasciate la poltrona se non vi piace l’Italia", è stato il senso delle parole urlate al primo cittadino in fascia tricolore di fronte all’ingresso principale di Palazzo Estense. Fontana non si è scomposto di fronte all’episodio. "Sono quattro cretini venuti qua perchè sono stati fatti venire da qualcuno che non ha argomenti - ha detto l’esponente leghista ai giornalisti - quello che conta sono le parole del presidente e quello che è stato fatto dalla città per questa giornata. Le contestazioni? Qualcuno presumo li abbia pagati, ma erano assolutamente una minoranza".

Anche a Varese un clima caloroso "Il clima caloroso che ho trovato a Torino l'ho ritrovato qui", ha commentato il presidente della Repubblica. "Possiamo proseguire lo stesso sforzo che abbiamo avviato per celebrare il 150esimo - ha aggiunto Napolitano - avendo la testa non girata, ma lo sguardo rivolto avanti". Il capo dello Stato ha fatto sapere di non aver "mai pensato che queste celebrazioni dovessero consistere nel guardare indietro, al passato, e fermarsi lì". "Sappiamo - ha concluso il titolare del Quirinale - che nessun paese può avere lucidamente una visione del proprio futuro senza avere coscienza del proprio passato".

Napolitano: "Avanti con il federalismo" "Adesso non possiamo concederci il lusso di esitare o lasciare il lavoro incompiuto o di non erigere un edificio storico ancora una volta", ha detto Napolitano esortando a portare a termine la riforma avviata con la modifica dell’art. V della Costituzione sulle autonomie. Il capo dello Stato ha ripercorso la storia del riconoscimento delle autonomie in Italia ricordando che "la Regione nacque prima della Costituzione", ma «"ci vollero 22 anni, dal 1 gennaio 1948", entrata in vigore della carta, "al 1970" per avere "una legge che dette il via alle Regioni a statuto ordinario". "Probabilmente l’affermazione del ruolo delle Regioni nella Costituzione - ha osservato - rimase incerta e timida". "Abbiamo cominciato una strada nel 1970 - ha ricordato - l’abbiamo percorsa tra molte difficoltà e anche fra crescenti contraddizioni: così è maturata la riforma del Titolo V, una svolta per una evoluzione più conseguente in senso federalista del sistema delle autonomie".