Urbanistica, grattacieli allo scalo Farini: l’ok degli ex sindaci

La "piccola Manhattan" inserita nel Pgt fa discutere. L’opposizione e
una parte del Pdl vogliono "abbassare gli edifici". Tognoli, Pillitteri,
Formentini e Albertini no: i primi cittadini degli anni Ottanta e
Novanta d’accordo con la Moratti

«Milano deve puntare in alto». Gabriele Albertini sposava la tesi già sei anni fa, e non ha cambiato idea. «Favorevolissimo ai grattacieli, se si vuole una città più verde bisogna costruire in altezza». A parole, l’attuale sindaco invece è più prudente dell’ex. Nei vertici di maggioranza e in consiglio comunale si «disegna» una piccola Manhattan all’ex Scalo Farini. I consiglieri del Pdl hanno chiesto di rivedere nel piano di governo del territorio il progetto avviato due anni fa da Comune e Ferrovie dello Stato (proprietaria dell’area), «compattando» in un unico mega-parco i 350mila metri quadri previsti per il verde, invece di creare tanti giardini condominiali. L’accordo è già firmato, non si vogliono ridurre le volumetrie - il 40% della superficie - anche se il Pd e una fronda del Pdl batte questa strada. Dunque: se si fa il Central Park, bisogna costruirci intorno palazzi alti piuttosto che casette di tre o quattro piani, a meno di puntare su un quartiere extra-lusso. Ma Letizia Moratti ieri non si è sbilanciata, «parlare oggi di grattacieli mi sembra prematuro: pensiamo invece ai 350mila metri quadri a verde che daranno vita a un nuovo parco in centro più grande del Sempione». Ma sulla piccola Manhattan ha tagliato corto: «Non c’è ancora un’idea precisa del progetto, e naturalmente come tutti i progetti esecutivi saranno sottoposti al consiglio. Di certo l’indice volumetrico sarà più basso di Garibaldi-Repubblica e Citylife». Eppure, dagli ex sindaci arriva un consiglio: niente paura a puntare in alto.
Gabriele Albertini fa presente che terreni come quello dell’ex scalo Farini «richiedono costi di bonifica molto elevati. Per riqualificarli vanno garantite ai costruttori volumetrie compatibili a sostenere la spesa». Difficile insomma parlare di riduzione della superficie edificabile. Se si vuol garantire «un grande parco in superficie, bisogna costruire sia sotto terra, ad esempio servizi, centri commerciali, teatri, e in altezza: residenze, terziario, negozi. Senza paura di realizzare grattacieli, forse l’impatto può essere un po’ sconvolgente, ma successe anche per le piramidi, o per restare più vicini, alla basilica di Santa Maria delle Grazie: i cittadini pensavano che potesse implodere». Albertini difende le opportunità offerte da un grattacielo. Dal punto di vista del risparmio energetico («si possono sfruttare pompe di calore, energia eolica, impianti di riscaldamento e refrigerazione che si alimentano attraverso la sua stessa struttura») ed estetico («solo la verticalità può offrire certe soluzioni scenografiche e su cui si possono cimentare i più grandi architetti. Per case da otto-dieci piani bastano i “geometri”». Meglio costruire verso l’alto, insiste, «invece di spargere le volumetrie in orizzontale come una Berlino Est». L’ipotesi non disturba neanche Paolo Pillitteri, amministratore di Palazzo dal 1986 al ’92: «L’importante è creare il grande parco, una scelta di qualità per la quale i nostri nipoti ci ringrazieranno. Se bisogna costruire in altezza non mi farei problemi, mi ha fatto piacere veder crescere il nuovo palazzo della Regione. Piuttosto, si garantisca nei nuovi quartieri un’offerta di case anche per giovani coppie e fasce di reddito meno elevate, per evitare che la gente scappi dalla città». Il sindaco-socialista Carlo Tognoli ammette che l’idea dei grattacieli «in sé non è sbagliata» piuttosto lo preoccupa «in generale un’eccessiva densificazione in quella zona, dove già si costruisce la Città della moda e si rischia di avere le strade ancora più intasate dal traffico. Bisogna fare i conti su quantità di edifici da realizzare, portata delle strade, trasporti pubblici, o si ha una congestione». La replica è dell’ex sindaco-leghista Marco Formentini: «In futuro si potrà puntare su isole pedonali, creare una rete di mezzi valida, ma non si può “morire” perché c’è traffico. La città deve svilupparsi e cercare equilibrio tra cemento, verde e servizi: se c’è proporzione va bene anche lo sviluppo in verticale, Milano non ha spazi enormi da sfruttare».