Vaccino Hpv alle adolescenti Dubbi sul rimedio anti-cancro

La morte di due donne allerta l’agenzia del farmaco: «Casi sospetti da approfondire»

da Milano

La vaccinazione contro il tumore del collo dell’utero, che parte in Italia proprio in questi giorni e coinvolge le ragazze di dodici anni, suscita perplessità. È l'agenzia europea del farmaco, Emea, a prendere la parola per riferire il decesso di due giovani che si erano sottoposte alla vaccinazione contro il Papillomavirus, primo responsabile del carcinoma della cervice uterina; sempre l’Agenzia europea del farmaco precisa però che considera, sulla base dei dati scientifici disponibili, i vantaggi del siero superiori ai rischi.
Per la maggioranza delle donne l'unica difesa contro il tumore al collo dell'utero, che colpisce ogni anno solo nel nostro Paese quasi tremila soggetti uccidendone la metà, è la prevenzione: fino a trent'anni con il Pap test e successivamente anche con l'Hpv test. Oggi si aggiunge la vaccinazione: la prima a coprire contro questa forma di tumore aveva detto a suo tempo l'oncologo Umberto Veronesi, a cui ha fatto eco il ministro Turco: «Si tratta di un vaccino sicuro e ben tollerato».
Nella nota di ieri l'ente regolatorio europeo, dando la notizia della tragedia che ha colpito le due donne, sottolinea tuttavia che «in entrambi i casi, la causa precisa della morte non è stata accertata. Nessuna relazione causa-effetto è stata stabilita tra le morti e l’assunzione del vaccino». I due casi, uno avvenuto in Austria e l’altro in Germania, spiega l’Emea, sono stati riferiti nell’ambito delle attività di monitoraggio costante sulla sicurezza dei medicinali.
Ma perché spendere quasi 600 euro (tanti ne pagherebbe il consumatore in farmacia) per vaccinare una ragazzina, quando il tumore del collo dell'utero finora è stato tenuto sotto controllo con successo con il pap test? Da indagini condotte dai settimanali, L'Espresso e Altroconsumo, le perplessità non sono poche. Il Pap test garantisce fino all'80% dei casi e con successo perché la malattia progredisce lentamente (10-12 anni in media) e grazie all’esame citologico si riescono a diagnosticare sia le lesioni considerate segnali premonitori della malattia, sia il tumore ai suoi primi stadi. Il vaccino immunizza contro solo due ceppi, anche se sono quelli responsabili del 70% dei casi di tumore. Dunque, per individuare il prima possibile il restante 30%, le donne dovrebbero continuare a sottoporsi al pap test. Ma c'è di più. Le sperimentazioni del siero sono state condotte per un periodo di tempo limitato: a oggi si sa che copre per 4/5 anni. Resta ancora da stabilire, per esempio, se dopo tanto tempo, sarà ancora efficace o saranno necessari richiami. Gli studi hanno anche messo in evidenza che il vaccino aumenta sì la produzione di anticorpi, ma non riduce effettivamente i casi di cancro o di displasia.
C'è poi il fronte di chi è contro l'obbligatorietà della vaccinazione: negli Stati Uniti dove è sul mercato dal 2006 non sono mancate le polemiche. In Texas, per esempio, hanno provato a renderla obbligatoria, pena l’esclusione dalla scuola pubblica, ed è stato subito un putiferio.