Valzer e ragtime, ecco il nuovo Stravinskij

Il maestro Raffaele Mascolo dirige l’«Histoire du Soldat» uno dei capolavori del compositore russo, in uno spettacolo che coniuga diversi generi musicali

Piera Anna Franini

Il Novecento in musica ha trovato una sua culla. Tale può essere considerato il Padiglione d’arte contemporanea con la collana di appuntamenti musicali che regolarmente promuove.
Quello di stasera, ore 21, è inserito nell'ambito della mostra Arte Religione Politica (dall’8 luglio fino al 18 settembre, l’esposizione è curata da Jean-Hubert Martin) e rammenta la possibilità, peraltro naturalissima, di un dialogo fra le arti, e tra l’arte, lo spirituale e la concretissima politica.
Il secondo concerto della rassegna, quello che si terrà appunto stasera, mette in campo un gioiellino di Igor Stravinskij, l’Histoire du Soldat, storia di un soldato che decide di vendere al diavolo non l’anima ma il violino in cambio della felicità rappresentata da un libro magico.
È la storia-specchio dell’epoca controversa durante la quale è stata concepita, vale a dire il primo conflitto mondiale. Ed è tratta un libro di fiabe russe (non traggano in inganno le parentele col Faust).
Histoire che siamo avvezzi a seguire secondo la versione puramente strumentale, ma che al Pac vedremo nella veste originaria teatral-musicale.
Interviene la Piccola Orchestra Italiana, complesso da camera, giovane (classe 2003), punto di approdo di strumentisti di orchestre italiane di classe, dalla scaligera a quella del Maggio Musicale Fiorentino, da quella della Rai, alla Mahler Chamber Orchestra.
Dirige Raffaele Mascolo, studi di pianoforte, composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio Verdi di Milano, perfezionamento con Azio Corghi, Donato Renzetti e Franco Rossi.
Della regia se ne occupa Luciana Ruggeri, collaborazioni con vari teatri italiani tra cui la Scala dove è assistente regia.
L’Histoire è un compendio di geografia musicale accoglie spunti tratti dal tango argentino, dal ragtime nordamericano, abbina fanfare svizzere a valzer viennesi. Russa l’anima del soldato, incarnata dal violino.
Uno spettacolino-capolavoro pensato per un teatro ambulante, da portare di villaggio in villaggio, con mezzi scenografici e musicali ridotti al minimo. Stringata anzitutto l’orchestra: sette strumenti in tutto.