Varese e un museo per Bertoni, monsieur Citroën

La città natale, presto lasciata a favore di Parigi, celebra il creatore della 2Cv e della Ds, morto nel ’64

Impossibile non avere visto una sua auto Citroën anche se ormai sono decenni che non vengono più prodotte, troppo eleganti, funzionanti e belle per passare inosservate e per essere dimenticate. Più difficile che in giro oggi si sappia chi le concepì, l’italiano Flaminio Bertoni, un carrozziere (e ben altro ancora) dal tratto sublime che ebbe il “torto” (che nel contempo fu la sua fortuna) di essersi lasciato Varese e quindi l’Italia alle spalle per andare a vivere in Francia, a Parigi. Era il 1923 e aveva vent’anni appena. Da cinque era orfano di padre e da cinque aveva lasciato gli studi (la laurea, in architettura, arriverà solo nel ’49) per lavorare presso la Carrozzeria Fratelli Macchi.
Galeotta fu una visita nel ’22 di alcuni tecnici transalpini. Lo videro all’opera e si segnarono il suo nome, stupiti da come tutto gli venisse facile. Un anno ancora e Bertoni viene chiamato nella capitale francese, altri due e viene assunto dalla Citroën, salvo fare dietrofront e rientrare in Italia dopo breve tempo. Diviene scultore (anche), cresce, lavora, stupisce, nel ’31 si innamora per lui della donna giusta, per la madre no. Voleva che sposasse un cugina. Vinsero le ragioni del cuore e la nostalgia per Parigi dove torna. Un altro anno e nascerà Leonardo, che solo quindici anni fa entrerà in possesso dell’archivio del padre, ora a disposizione del museo intitolato a un genitore che non vide spesso, via via innamorato e sposo di altre donne.
A questo italiano straordinario, che sarebbe scomparso giovane, a poco più di sessantun’anni, fulminato da un ictus nel febbraio del ’64, Varese ha finalmente dedicato un museo, il Museo Flaminio Bertoni, inaugurato il 10 maggio dell’anno scorso, direttrice Erika La Rosa. La struttura è ricavata in un complesso di proprietà della Provincia di Varese che accoglie anche il liceo artistico. Gli orari sono minimi: quattro giorni, martedì, giovedì, sabato e domenica, dalle 14.30 alle 18.30, ma si possono concordare visite su misura chiamando al numero 0332.252515, flaminiobertoni.it il sito di riferimento che nella voce dedicata all’associazione andrebbe aggiornato visto che gli aderenti si pongono come nuovo obiettivo, dopo l’apertura del sito stesso, di aprire un museo dedicato al padre di quattro tra le più belle auto di sempre.
Bertoni, che fu anche scultore e inventore, nel necrologio del direttore d’una rivista d’arte francese veniva così descritto: «Scultore di talento che noi perdiamo. Siamo costernati alla notizia della sua prematura morte. È stato uno spirito superiore e un’anima sincera. Faceva parte dell’élite che si eleva al di sopra di quella che noi osiamo chiamare “Società umana”». Questo per avere disegnato, plasmato la Traction Avant nel 1933 (in produzione per 23 anni). Nel ’39 prenderà il via il progetto 2Cv, una «du sce vò» che, frenata dalla seconda guerra mondiale, uscirà sul mercato solo nel ’48 e di produzione quattro decenni (e oltre cinque esemplari) dopo. E sono sue altre due vetture agli antipodi: la splendida Ds nel 1955 e la brutta Ami6 nel ’61. Sono tutte a Varese, senza batteria e senza benzina, assieme con bozzetti, modelli, disegni, sculture, brevetti.