Il Vaticano alla Germania: "Non a scuole separate per gli stranieri"

Presa di posizione contro la Germania, dove sono allo studio le claasi seprate. Così si rischia di creare "segregazione" e "discriminazione"

Città del Vaticano - Il Vaticano dice decisamente no all’istituzione di classi separate per gli stranieri immigrati, una iniziativa attualmente allo studio in Germania, e che, secondo il sottosegretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti, Novatur Rugambwa, porterebbe alla «segregazione» e alla «discriminazione» nelle scuole. L’iniziativa tedesca prevede la realizzazione in alcune città, tra le quali Berlino, di classi separate per gli stranieri, per evitare - è stato spiegato - che i loro problemi di apprendimento finiscano per influire negativamente sul livello generale del sistema educativo.

«Qualche anno fa si pose un problema simile anche nelle scuole italiane con i bambini portatori di handicap», ha ricordato il presidente del Pontificio consiglio, mons.Antonio Maria Vegliò, e «allora alcuni studenti si lamentavano perchè la maestra per seguire loro lasciava indietro gli altri». Il problema, ha ricordato, fu risolto con l’introduzione di insegnanti di sostegno. E anche in questo caso, «piuttosto che separare queste creature - ha chiesto Vegliò - non sarebbe meglio che lo Stato, la scuola pubblica trovasse una soluzione? Certo, è un problema, ma è una domanda che faccio anch’io».

«A volte, di fronte a un problema - ha aggiunto monsignor Rugambwa - si cerca la soluzione più semplice. Penso che invece, in questo caso, sarebbe meglio fare un sforzo tutto particolare per fare in modo che quei ragazzi che hanno difficoltà abbiano un aiuto speciale per arrivare al livello richiesto dalle scuole superiori e delle università », unica seria alternativa ad adottare segregazione o discriminazione nelle scuole, una scelta peraltro «difficile». «Nella vita di una nazione come la Germania - ha infine osservato il segretario del Pontifico consiglio per la pastorale dei migranti monsignor Marchetto - non c’è solo il livello di studio intellettuale, ma anche la prospettiva di integrazione di una società, e la scuola è fondamentale per creare una convivenza e, possibilmente - ha concluso - anche qualcosa di più».