Veleni, falda contaminata I pm: "Sequestrare l'area" Messi sigilli a 300mila mq

La procura di Milano sequestra la ex cava di Gemignano in zona Bisceglie. Le società proprietarie dei terreni non avrebbero eseguito le bonifiche. Sversati nella falda rifiuti tossici. Indagate alcune persone e ipotizzati i reati
di avvelenamento delle acque, omessa bonifica e gestione di discarica

Milano - Sigilli della procura all'ex cava di Gemignano. La procura ha sequestrato l’area di 300mila mq per irregolarità nelle bonifiche autorizzate dal Comune di Milano e per la presenza di metalli tossici e diossina. L’area si trova nella zona di Bisceglie, a nord ovest di Milano.

La richiesta di sequestro A richiedere il sequestro dell’area sono stati i pm di Milano, Paola Pirotta e il procuratore aggiunto Alfredo Robledo. I terreni non fanno parte di quelli che rientrano nel perimetro dell’Expo, ma sono stati indicati dall’amministrazione comunale nell’ambito di un progetto di riqualificazione, in particolar modo relativi al "parco delle vie d'acqua, che dovrebbero colegare l'Expo con la darsena. La società Expo non risulta in alcun modo coinvolta.

Area di Acqua Marcia L’area è invece di proprietà della Antica Acqua Pia Marcia Spa, società del gruppo Caltagirone e della Torri Parchi Bisceglie Srl, le società che nel 2009 hanno ricevuto l’autorizzazione dal Comune a effettuare le operazioni di bonifica. Sui terreni stavano cominciando lavori di costruzioni, bloccati dall’intervento della magistratura che ha rilevato che la falda acquifera sottostante è inquinata da metalli tossici, pesticidi, diossina, solventi e altre sostanze cancerogene. In particolare, stando all’indagine, i terreni, che sorgono nella zona dell’ex cava di Gemignano, sarebbero stati inquinati da rifiuti tossici buttati nella cava. Nell’inchiesta sono indagate alcune persone e vengono ipotizzati i reati di avvelenamento delle acque, omessa bonifica e gestione di discarica.

Problemi per la salute "C’era un problema grave e urgente per la salute pubblica e per questo siamo intervenuti". Con queste parole il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, ha spiegato le ragioni che hanno portato al sequestro. Nell’ambito delle operazioni di bonifica il Comune di Milano avrebbe rilasciato "autorizzazioni illegittime" alle società che hanno operato. Il particolare emerge in una relazione dell’Arpa e della polizia Forestale acquisita agli atti dell’inchiesta. Nella relazione si spiega inoltre che le "procedure adottate dal Comune di Milano e avallate dalla Provincia di Milano e dall’Arpa per la messa in sicurezza dell’area sono tutte illegittime". Le autorizzazioni illegittime, inoltre, viene spiegato ancora nella relazione, avrebbero "apportato un vantaggio patrimoniale" per le società private a cui è stata data l’autorizzazione alla bonifica.

La vicenda I terreni rientrano in un "piano integrato di intervento" approvato dal Comune nel 2007. Nel giugno scorso Legambiente e un comitato avevano presentato in procura delle denuncie sulle irregolarità nelle bonifiche. Nell’ottobre scorso poi l’Asl ha stilato una relazione, dopo una serie di accertamenti, in cui ha indicato che la falda acquifera è pesantemente inquinata dalle sostanze cancerogene. Nella zona erano stati da poco avviati dei lavori di costruzione, perché su quei terreni dovevano sorgere alcuni alloggi e palazzine. Per bonificare correttamente l’area le società, a quanto si è appreso, avrebbero dovuto spendere circa 165 milioni di euro, ma in alcuni documenti acquisiti nell’inchiesta le stesse società parlavano di costi "non sostenibili" per loro.

Masseroli: area privata, non riguarda Expo "Si tratta di un’area privata che nulla ha a che vedere con l’Expo di Milano", precisa l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, Carlo Masseroli. Lo stesso assessore, nelle scorse settimane, aveva presentato il progetto di riqualificazione, finito sotto sequestro per presunte irregolarità nelle bonifiche, come un tassello del futuro sistema di parchi che l’Expo di Milano lascerà in eredità alla città. Ma dopo l'inchiesta della procura di Milano Masseroli ha voluto puntualizzare che quell’intervento non è direttamente collegato con le opere dell’Expo, visto che l’area in questione non rientra nel perimetro del futuro sito espositivo. "Siamo davanti a un’area privata - ha precisato ancora Masseroli - che, a fronte del progetto di riqualificazione, sarà ceduta per l’80% al Comune di Milano come parco pubblico e poi messa a sistema con gli altri parchi dell’area ovest di Milano per costituire un tassello delle future vie d’acqua dell’Expo".