Verdini: "Le prerogative del Colle? Me ne frego" Calderoli frena: "Errori sia da Fini sia dal Pdl"

Il coordinatore del Pdl: "Le prerogative del Colle che
potrebbe mandare a casa chi ha vinto le elezioni? Ce ne
freghiamo politicamente". Poi spiega: "Anche i partiti hanno le
loro prerogative". Cicchitto: "Rispetto per il Colle". Bocchino: "Dal Pdl assoluto disprezzo per
ogni regola". Bersani: "Parole vergognose"

Roma - "Le prerogative del Colle che potrebbe mandare a casa chi ha vinto le elezioni? Ce ne freghiamo politicamente", perché "anche i partiti hanno le loro prerogative". Le parole pronunciate ieri sera da Denis Verdini hanno generato una violenta bufera politica con il coordinatore preso d’assalto dalle opposizioni. E non è bastata la puntualizzazione del coordinatore del Pdl che ha spiegato come il suo fosse un "me ne frego politico", perché le minoranze hanno continuato a martellarlo sostenendo che la pezza era peggio del buco.

Lo scontro con Napolitano La sortita di Verdini è stata rilanciata dalle agenzie poco dopo una nota del Quirinale che rimetteva in riga quanti tentano di oscurare le prerogative del Colle. Tuttavia, il botta e risposta è stato subito negato invece dallo stesso coordinatore del Pdl che ha escluso categoricamente qualsiasi volontà di mancare di rispetto a Napolitano. E anche l’ufficio stampa del Pdl si è precipitato a spiegare che le affermazioni di Verdini non erano affatto una replica alla nota del Colle, oltretutto fatte prima dell’intervento del Quirinale. Da qui è partita la contraerea delle opposizioni capitanata dal partito di Fini che ha messo in campo l’artiglieria pesante: Verdini è "volgare, irrispettoso, privo di senso delle istituzioni, disprezza le regole". E avanti con toni sempre più forti ("metodo Boffo contro Napolitano", ha tuonato Carmelo Briguglio) e con la richiesta di scuse per il capo dello Stato.

Il Pdl: "Niente ribaltoni" "Da parte nostra non viene e non verrà mai meno il rispetto che dobbiamo al Presidente della Repubblica e alle sue prerogative", precisa il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, spiegando che, però, "al di là di polemiche contingenti, il punto in discussione è un altro". "Qualora il governo, come noi ci auguriamo e come è probabile perchè la cifra della cosiddetta 'quota 317' evocata dagli esponenti del Terzo Polo è solo sulla carta ed è sbandierata per influenzare gli incerti, ottenga la fiducia nei due rami del Parlamento ovviamente nulla quaestio. Evidentemente le cose sarebbero destinate a complicarsi qualora alla Camera passasse un voto di sfiducia - scrive l’esponente del Pdl - sarebbe evidentemente del tutto legittimo che noi sottoponessimo all’attenzione del capo dello Stato e dell’opinione pubblica alcune valutazioni di fondo".

Calderoli "Due errori, nei confronti del Colle e della Costituzione". Il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, ha spiegato che "ha sbagliato Fini a prevedere che non si andrà ad elezioni, travalicando le prerogative del Presidente della Repubblica e ha sbagliato Verdini a dire che le prerogative dei partiti possono travalicare quelle del Presidente". Il ministro leghista è concinto, però, che "il 14 dicembre o ci saranno i voti per governare o l’unica alternativa è la richiesta, e sottolineo la richiesta, al presidente Napolitano per andare al voto. Perché il potere di scioglimento delle Camere è solo suo". "Da qui al 14 - ha concluso Calderoli - mi auguro che le sirene a favore della fiducia o della sfiducia, o del vitalizio parlamentare, cessino di assordarci".

I finiani vanno all'attacco La dichiarazione di Verdini, ha attaccato Italo Bocchino, "conferma l’assoluto disprezzo del Pdl per ogni regola, ed è ancor più grave perchè è relativa alle prerogative che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica". Pollice verso anche da Farefuturo che in un editoriale al vetriolo parla di "ennesimo segnale di una deriva che va fermata. Una deriva arrogante e strafottente, che non ha il minimo rispetto dei pesi e contrappesi che sono alla base del nostro sistema politico e istituzionale". Anche il Pd è andato giù duro. "Le parole di Verdini - ha detto il segretario Pier Luigi Bersani - sono vergognose e di una gravità inaudita. La smentita è peggio delle affermazioni precedenti. La squadra di Berlusconi sta perdendo la testa. L’Italia deve uscire al più presto da questa situazione". "Le parole di Denis Verdini non sono eversive o pericolose, sono squallide", si è inserito il partito di Di Pietro che con il capogruppo alla Camera Massimo Donadi gli ha mandato a dire: "Al posto di minacciare Napolitano con un linguaggio fascista, racconti ai magistrati tutto quello che sa sulle cricche che hanno predato il Paese in questi anni. Si vergogni e faccia ammenda, si scusi con il Quirinale e con il Parlamento".