Vescovo asceta innamorato della musica

Non tutti ricordano San Carlo Borromeo come suonatore di liuto e violoncello, eppure era anche piuttosto bravo. Il vescovo di Milano, noto per la carità rigorosa e ascetica, per aver offerto regole di dottrina certa in un secolo, il Cinquecento, in cui impazzava l’eresia protestante, non disdegnava le arti profane. E durante il suo periodo romano aveva anche fondato l’Accademia delle Notti Vaticane, dedita alle lettere, alla poesia, alla musica.
Ma scherza coi fanti e lascia stare i santi, quando al Concilio di Trento si trattò di riformare liturgia e musica sacra, volle che l’unico strumento ammesso in chiesa fosse l’organo, perché adatto ad accompagnare senza invadenze i testi sacri. Ancora oggi il Duomo di Milano ne segue la tradizione e in cattedrale, durante la liturgia, il grande organo dà bella e solitaria prova di sé.
Sono aspetti coloriti dell’importante ruolo avuto dal vescovo copatrono di Milano nella riforma della musica sacra e nella sua caratterizzazione ambrosiana. A questo aspetto, tra i meno noti della vita e dell’opera del santo arcivescovo, è dedicata un’intera giornata di musica e convegni che si svolgeranno oggi in diversi luoghi della città, dal Museo del Duomo fino al Civico tempio di San Sebastiano in via Torino.
L’approccio più facile sono forse i Vespri di San Carlo in latino e canto ambrosiano, celebrati dall’arciprete del Duomo, monsignor Giancarlo Manganini, in San Sebastiano alle 15. Il tempio circolare di via Torino fu costruito per adempiere al voto dalla popolazione milanese durante la peste del 1576, proprio quando San Carlo si prodigava per assistere i malati fin dentro i lazzaretti.
Era anche un grande appassionato di canto, così da volere che «si canti tutto» secondo le melodie prescritte. «San Carlo e il canto ambrosiano» è il titolo della tavola rotonda che si terrà questa mattina alle ore 9.30 nella Sala delle Colonne del Museo del Duomo (via Arcivescovado, 1), alla quale interverranno esperti come Angelo Rusconi, docente al Pontifico Istituto Ambrosiano di musica sacra, e monsignor Marco Navoni, dottore della Biblioteca Ambrosiana specializzato nella vita di San Carlo. Sono arrivate fino a noi tracce scritte delle lamentele dei canonici del tempo, che si vedevano invitati a intonare ogni singolo versetto della Liturgia delle Ore, alle quali San Carlo partecipava con instancabile puntualità. Se è vero che nessuna arte, più del canto, favorisce l’unione dei cuori che innalzano le loro lodi a Dio, così facendo la durata delle funzioni si prolunga e gli scalpitanti sacerdoti non sempre erano all’altezza dell’indefessa fede del loro santo vescovo.
Infine la mostra di manoscritti e libri dell’epoca, presso la Biblioteca del Capitolo metropolitano di piazza Duomo, 16. Tra gli oggetti esposti, i preziosi corali per le funzioni in cattedrale. Con una particolarità tutta milanese: la notazione musicale non è a quadrati, ma a rombi. Rito rigorosamente ambrosiano.