Visioni romantiche di un casto pornografo

Von Gloeden era scandaloso, per quei tempi. Forse anche per i nostri. Alcuni suoi nudi esposti alla mostra inaugurata ieri a Palazzo della Ragione sono stati giudicati al limite della pornografia. Ma era anche un artista raffinato testimone del suo tempo, considerato uno dei più quotati ritrattisti della storia della fotografia. Trasgressione, la sua, che era un insieme di ispirazioni romantiche e classiche applicate all'estetica del bello. Fotografava per lo più ragazzi svestiti, efebici, in pose statuarie, a volte castamente agghindati di foglie e coroncine di alloro, colti nell'abbacinante luce dei paesaggi siciliani. Ma anche vecchie signore con i nipoti, pescatori, intere famiglie sul carretto, gendarmi, animali.
In Sicilia il Barone Wilhelm von Gloeden (1856–1931) si trasferì nel 1876. A soli 22 anni arrivò a Taormina per curare una leggera tubercolosi. Sull'isola trovò il luogo ideale per vivere e per dedicarsi a quello che dapprima era soltanto l'hobby di un pittore senza successo, poi vero mestiere creativo. Su quella collina assolata restò fino alla sua morte, avvenuta nel 1931. Era nato da una ricca famiglia tedesca ed era un gay. Allora si diceva pederasta. Come altri, sfruttò i bisogni economici degli isolani costretti a scendere a compromessi e a diventare suoi modelli o amanti. I ragazzi di Taormina, per necessità e un po’ per protagonismo, con tutta probabilità si vendevano per denaro. Questo era luogo di rigidissima morale, eppure era la culla dell'erotismo omosessuale. Era uno dei pochi posti al mondo dove stravaganze del genere venivano accettate dalla comunità quasi senza battere ciglio. Perché i vizi privati tutt'altro che segreti erano la fortuna turistica della zona, con visitatori da ogni dove che qui venivano a cercare bel sole e belle avventure. Lì, nell'ombelico del Mediterraneo, tra l'Etna e il mare, si recavano molti turisti stranieri benestanti. Aristocratici, ufficiali in pensione, borghesi, intellettuali. Il barone Guglielmo (così veniva chiamato da quelle parti von Gloeden), si assicurò una rendita vendendo cartoline molto particolari. Lo stesso Oscar Wilde pare ne fosse un accanito collezionista. Erano foto curate, rappresentazioni composte di gusto arcaico dove giovani modelli e fanciulle perse in languidi sguardi si trasformavano in fauni abbronzati che trasmettevano un'idea di bellezza idealizzata come quella greca o romana. Le atmosfere che rendeva erano di metafisico silenzio. La sua ricerca era elaborata, fatta in forma di recite teatrali ambientate in giardini diroccati o tra templi e rovine. Fu anche testimone dei giorni del terremoto di Messina, avvenuto nel 1908. Quella serie di scatti, anch’essi esposti al Palazzo della Ragione, è ritenuta un prezioso reportage. Era trasgressivo, von Gloeden. Ma ebbe uno sguardo originale e vagamente naïf sulla società di cui fece parte. Fu a torto giudicato soltanto per le sue espressioni più audaci e coraggiose.
Wilhelm von Gloeden. Nudi, paesaggi e scene di genere
Palazzo della Ragione
Fino al 24 marzo
Info: 02.30076255